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mercoledì 6 novembre 2013

The Declaration di Gemma Malley (La Dichiarazione)

The Declaration di Gemma Malley
Serie: The Declaration #1
Parole chiave: Dystopian, YA
Pagine: 320
Formato: Paperback
Editore: Bloomsbury
Data di pubblicazione: Novembre 2012
Amazon.it


The Declaration rappresenta il primo volume di una trilogia distopica conclusasi oramai da tempo in lingua originale: in Italia la serie non ha avuto altrettanta fortuna, dato che la Salani ha pubblicato unicamente il primo volume, per non dare poi più notizie dei romanzi successivi. Vista anche questa simpatica parentesi, la lettura in lingua inglese era pressoché obbligata.

Ci troviamo nel futuro e ormai da alcuni anni è stata firmata La Dichiarazione: a causa della sovrappopolazione della terra, dovuta alla scoperta delle Longevity drugs che impediscono a chi le assume di invecchiare e quindi morire, i governi hanno deciso di proibire a tutti i cittadini di avere figli. Coloro che contravvengono a questa legge vengono arrestati e la loro prole, in Inghilterra, viene mandata in strutture apposite, le Surplus Hall, dove i bambini vengono educati a servire e sottomettersi e dove viene fatto loro il lavaggio del cervello, portandoli a odiare i propri genitori e a sentirsi un'errore della Natura. Anna è uno di questi Surplus, un'eccedenza: ha quasi terminato la sua educazione presso Grange Hall e presto potrà andare a servire una famiglia di Legals. Le è ben chiaro il suo posto nel mondo e si attiene rigidamente a tutte le regole, incolpando solo se stessa e i suoi genitori per eventuali punizioni corporali. Il suo mondo ordinato però crollerà quando a Grange Hall arriverà Peter, un nuovo Surplus, che non solo non conosce né rispetta le regole, ma racconta anche un sacco di bugie: sostiene infatti di conoscere i genitori di Anna. Le persone che lei odia di più al mondo. Le persone che hanno fatto di lei quello che è, un Surplus.

Le premesse per un ottimo romanzo, come potete intuire dalla trama, c'erano tutte. In realtà il libro non mi ha convinto del tutto. Da una parte è un po' colpa mia: ho avuto pochissimo tempo per leggere in quest'ultimo periodo e così mi sono trascinata questo libro per più di una settimana. Quando mi trovo costretta a leggere "a spizzichi e bocconi", inevitabilmente non riesco a entrare completamente nell'atmosfera del romanzo e a farmi rapire. E quando poi le aspettative sono alte, ancora peggio. D'altra parte però ho riscontrato in questo romanzo alcuni difetti e alcune scelte narrative che non ho gradito.

Lo svolgimento della trama mi è apparso come troppo semplicistico: Anna è una ragazza che per quattordici anni ha subito praticamente il lavaggio del cervello, ma impiega davvero poco a fidarsi ciecamente di Peter così come successivamente ad adattarsi a nuove situazioni e nozioni che stravolgono completamente quello che per tutta la vita le è stato ripetuto sino allo svenimento. Ciò ha reso i personaggi poco realistici e superficiali, per non parlare di alcuni stereotipi che ricorrono nella narrazione (vogliamo parlare di Mrs Pincent?).

Inoltre la storia è prevedibile e quelli che dovrebbero essere i grandi colpi di scena in realtà lasciano il tempo che trovano: il finale ne è un esempio lampante, affrettato e "telefonato".

Il romanzo è comunque una lettura piacevole che ha il pregio di indurre il lettore a porsi domande sul futuro e sul valore della vita e della morte. Voi vorreste vivere per sempre? Privereste i giovani della possibilità di vivere per avere l'immortalità?

In definitiva, un romanzo carino, niente di più, consigliato a chi si avvicina al genere distopico e che quindi può rimanerne positivamente sorpreso.

incipit
11 January, 2140

My name is Anna.

My name is Anna and i shouldn't be here. I shouldn't exist.

But I do.

page69
*Si avvisano i lettori che la pagina 69 di un libro potrebbe contenere spoiler*


Hormone trials had been conducted years before to try and quell the Surplus boys' appetite and need for aggression, but they were found to diminish their strength and brute force, so were soon abandoned.
Anna no longer engaged in the games in her dormitory. She was, after all, a Prefect now and was too old for such things. But the truth was that being a Prefect was not the reason for her looking the other way when one or other Surplus girl was forced to experience new, fresh, horrors, the result of feverish planning by whoever was playing the game's "Legal". The real reason that Anna could not bear to watch the tormentor or tormented was that recently she had begun to lose her appetite for the infliction of pain; she no longer felt comforted by watching another being bullied or, indeed, by tormenting another Surplus herself; no longer enjoyed the brutality and desensitisation that went with it. The shrieks of delight as the chosen Surplus was subjected to some new, horrible punishment used to make her feel elated and relieved, because whatever horrors lay ahead in her life could never be this bad, could never devastate her as the "Legal" was devastating her slave for the night. But recently, Anna had begun to realise that the horror she faced in the life that lay before her was not in beatings, or humiliation. It was the horror if what they all were, what she was. Surplus. Unwanted.

martedì 2 aprile 2013

Il figlio di Lois Lowry

BOOK INFO




Autore:
Lois Lowry
Originale: Son
Serie: The giver #4
Genere: Distopico
Editore: Giunti
Collana: Y
Pubblicazione: 2013
Pagine: 384
Prezzo: 9,90€
Acquista su: Amazon.it

domenica 6 maggio 2012

Divergent di Veronica Roth

Divergent di Veronica Roth

(Divergent trilogy #1)


Genere: distopico, YA
Editore: De Agostini
Pagine: 480
Prezzo: 16,90€
Voto: 4/5

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Dopo la firma della Grande Pace, Chicago è suddivisa in cinque fazioni consacrate ognuna a un valore: la sapienza per gli Eruditi, il coraggio per gli Intrepidi, l'amicizia per i Pacifici, l'altruismo per gli Abneganti e l'onestà per i Candidi. Beatrice deve scegliere a quale unirsi, con il rischio di rinunciare alla propria famiglia. Prendere una decisione non è facile e il test che dovrebbe indirizzarla verso l'unica strada a lei adatta, escludendo tutte le altre, si rivela inconcludente: in lei non c'è un solo tratto dominante ma addirittura tre! Beatrice è una Divergente, e il suo segreto - se reso pubblico - le costerebbe la vita. Non sopportando più le rigide regole degli Abneganti, la ragazza sceglie gli Intrepidi: l'addestramento però si rivela duro e violento, e i posti disponibili per entrare davvero a far parte della nuova fazione bastano solo per la metà dei candidati. Come se non bastasse, Quattro, il suo tenebroso e protettivo istruttore, inizia ad avere dei sospetti sulla sua Divergenza...


Divergent è il primo volume di una trilogia distopica la cui storia mi ha conquistato: non è ai livelli di Hunger Games ma è comunque un buon romanzo che saprà intrattenervi e stupirvi.

Il mondo ideato da Veronica Roth è piuttosto particolare: ci troviamo in un'epoca futura non meglio definita nella città di Chicago. Questa non ha più l'attuale aspetto, non solo dal punto di vista architettonico, ma anche da quello politico: la popolazione è infatti suddivisa in cinque fazioni che perseguono un determinato ideale che, secondo coloro che ne fanno parte, costituisce l'unico vero antidoto alla guerra. Per gli Eruditi quindi il valore fondamentale è la conoscenza, per i Pacifici l'amicizia, per i Candidi l'onestà, per gli Intrepidi il coraggio e per gli Abneganti l'altruismo. Il problema è che queste caratteristiche sono portate all'estremo: per esempio gli Abneganti, per non mostrarsi egoisti e vanesi, vestono solo di grigio e non possono specchiarsi, mentre gli Intrepidi dimostrano il loro coraggio buttandosi da treni in corsa o da tetti di palazzi.

Beatrice, la nostra protagonista, ha appena compiuto sedici anni e deve quindi scegliere di quale fazione fare parte: un test orientativo dovrebbe aiutarla nella scelta. Dovrebbe. Perché in realtà il test di Beatrice si rivela inconcludente, decretando la sua natura di Divergente, cosa di cui fortunatamente sono a conoscenza solo lei e la sua esaminatrice, dato che potrebbe costarle la vita. Alla cerimonia Beatrice deve comunque compiere una scelta: cambiare fazione tradendo la sua famiglia o rimanere tra gli Abneganti, fingendo di essere qualcuno che in realtà non è?

Potremmo dividere Divergent in tre parti: una breve introduzione, l'addestramento e il finale ricco d'azione e adrenalico. Personalmente le ho apprezzate tutte e tre, ognuna per un motivo diverso: se nella prima parte mi sono fatta stregare dall'ambientazione, nella seconda ho seguito con interesse l'addestramento di Beatrice, mentre nell'ultima il naso mi si è letteralmente incollata alla pagina per la curiosità di sapere cosa sarebbe successo. Nessuna di queste parti è però al top e il libro, secondo me, sarebbe potuto essere addirittura migliore. Una grossa limitazione è data, secondo me, dal fatto che il romanzo sia scritto dal punto di vista di Beatrice: se da una parte questo ci aiuta a immedesimarci nella storia, dall'altra ci lascia con un sacco di dubbi e curiosità riguardanti l'ambientazione. Beatrice infatti conosce da vicino solo due delle fazioni e di queste ci parla: ma nella altre tre come si vive? In cosa consiste l'iniziazione? Quali cariche gerarchiche esistono? Alcune brevi risposte ci vengono fornite da altri iniziati, ma le risposte non sono molto più di un accenno. Il mondo creato da Veronica Roth mi ha stregato a tal punto che avrei voluto sapere tutto subito! Non posso che sperare che, nei successivi volumi, certe cose vengano approfondite.

I personaggi sono tutti molto interessanti, a partire da Beatrice, la protagonista. Il suo carattere e il suo cambiamento vengono descritti in modo piuttosto realistico dalla Roth, e mi sono molto immedesimata in lei, nel suo sentirsi inadeguata, diversa, forse sbagliata.
Mi sono piaciuti molto i "cattivi", o meglio i vari livelli di cattiveria che la Roth ci mostra: da una parte abbiamo Peter, il classico bullo che fa squadra con i suoi amichetti e che non esita ad abusare della violenza; dall'altra Eric, folle di gelosia, pronto a tutto pur di prevalere, malato. E poi abbiamo la mente di tutto, di cui non vi dico niente per non fare spoiler. Si vede poco, ma è decisamente un tipo diverso di cattiveria.

C'è una componente romance piuttosto importante che fortunatamente non inficia il ritmo della storia e anzi si va ad amalgamare a essa.  Forse avrei preferito che Beatrice rimanesse sola, indipendente, senza bisogno di appoggiarsi necessariamente a una figura maschile, ma del resto non si può avere tutto xD

Interessante la storia della Divergenza, anche se inizialmente è frustrante sentirla continuamente nominare senza che nessuno si degni di spiegare cosa sia. Mi è piaciuta l'idea dell'autrice di dipingere un mondo diviso per caratteristiche per mantenere la pace, in cui i diversi sono coloro che in realtà hanno, contemporaneamente, più qualità dominanti: non esiste un'unica strada per la pace, sia essa la conoscenza, l'amicizia, l'altruismo, il coraggio o l'onestà, è necessario un mix di tutto ciò perché l'uomo possa finalmente smettere di fare la guerra.
provaprovaprovaprovaprova3



Veronica Roth si è laureata in scrittura creativa presso la Northwestern University e ha esordito giovanissima proprio con Divergent, scritto rubando il tempo agli esami: ora ha 22 anni, vive vicino a Chicago e fa la scrittrice a tempo pieno. Divergent è il suo romanzo d’esordio: uscito negli Stati Uniti a maggio 2011, è restato nella top ten dei libri più venduti per tre mesi consecutivi.

La trilogia Divergent è composta da:

1. Divergent

2. Insurgent (inedito in Italia)


One choice can transform you—or it can destroy you. But every choice has consequences, and as unrest surges in the factions all around her, Tris Prior must continue trying to save those she loves—and herself—while grappling with haunting questions of grief and forgiveness, identity and loyalty, politics and love. Tris's initiation day should have been marked by celebration and victory with her chosen faction; instead, the day ended with unspeakable horrors. War now looms as conflict between the factions and their ideologies grows. And in times of war, sides must be chosen, secrets will emerge, and choices will become even more irrevocable—and even more powerful. Transformed by her own decisions but also by haunting grief and guilt, radical new discoveries, and shifting relationships, Tris must fully embrace her Divergence, even if she does not know what she may lose by doing so.

3.?



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giovedì 1 marzo 2012

Il messaggero di Lois Lowry

Il messaggero di Lois Lowry
(Messenger, The Giver #3)



Genere: distopico, YA
Editore: Giunti
Collana: Y
Pagine: 208
Prezzo: 14,50€
Voto: 4/5
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Quando Matty è arrivato al Villaggio sei anni prima era un ragazzino inquieto e ribelle che amava definirsi "la Belva fra le Belve". Ora è cresciuto sotto la guida del cieco Veggente ed è pronto per l'assegnazione del suo vero nome: "Messaggero". Ma qualcosa nel Villaggio sta cambiando: da quando al mercato si barattano i sentimenti con effimeri beni materiali, la comunità è diventata improvvisamente ottusa e caparbia. La società utopica che un tempo amava accogliere tutti i rifugiati e i derelitti sta innalzando un muro di isolamento. Matty è uno dei pochi capaci di districarsi nel fitto della Foresta e il suo compito ora è quello di portare il messaggio del drastico cambiamento ai paesi vicini e convincere Kira, la figlia del veggente, a tornare con lui al Villaggio, prima che sia troppo tardi. Ma la Foresta, che gli è sempre stata amica, si è rivoltata contro di lui, animata da una forza oscura e senziente, e Matty si trova a fronteggiare il pericolo armato solo di un nuovo potere che ancora non riesce completamente a gestire e a comprendere.

my point of view

Il Messaggero di Lois Lowry rappresenta il volume di collegamento tra Il donatore e La rivincita: se leggendo i primi due romanzi avevo pensato che i libri costituenti la saga fossero accumunati unicamente dal tema distopico, leggendo quest’ultimo mi sono dovuta ricredere.

Old_ForestNe Il messaggero tornano infatti alcuni personaggi conosciuti in precedenza di cui temevamo di aver perso le tracce. Come dimenticarsi di Matty, la Belva tra le Belve, e del suo cagnolino Ramino? Matty ora è cresciuto e vive in un nuovo villaggio, separato dal precedente da una grande e inquietante foresta in cui accadono cose strane e che quindi non tutti possono attraversare. Matty è il messaggero del villaggio, l’unico che può entrare nella foresta continuamente senza subire conseguenze; conosce tutti i sentieri e la collocazione dei villaggi vicini e quindi viene spesso inviato come ambasciatore. Matty vive con il vecchio cieco, il padre di Kira, e ha un’esistenza piuttosto felice: contrariamente al luogo in cui abitava prima, nel nuovo villaggio le persone sono cordiali e altruiste. Accolgo ogni straniero proveniente dall’altra parte della foresta e non denigrano coloro che sono diversi: le cose però stanno cominciando a cambiare, per la prima volta la crudeltà fa capolino nel villaggio e il tutto sembra essere riconducibile al Mercato del Baratto. Cosa succede davvero durante queste aste? Come si può fermare il male che dilaga tra gli abitanti del villaggio? Matty non lo sa, ma prima che le frontiere vengano chiuse vuole portare al villaggio la sua amica Kira, la figlia del cieco. Ma il Male si è diffuso anche nella foresta e il giovane messaggero non è più un ospite gradito. Che fare? Provare e sperare. E Matty lo fa, fino alla fine.

In The giver avevamo conosciuto un mondo apparentemente perfetto, rivelatosi in realtà uno specchio per allodole: non c’erano colori né sentimenti, solo un grigio rigore. In Gathering Blue le persone erano crudeli e uccidevano coloro che erano diversi, deboli. Ne Il Messaggero sembra invece di aver finalmente raggiunto una dimensione “normale” e idilliaca, anche se non perfetta. Eppure il male e la crudeltà giungono anche qui. Qual è allora in realtà il vero problema? Cos’è che impedisce all’uomo di vivere una vita felice? Io direi l’uomo stesso. Ma non è facile dirne il perché. Si potrebbero incolpare le pulsioni e i sentimenti negativi: nel mondo di The Giver però erano stati banditi, eppure la società non era di certo perfetta. Di certo non si può dare la colpa alle persone più deboli: hanno gli stessi diritti di tutti gli altri. butterfly_by_shahar12-d47zxrnCos’è allora che rende l’uomo così incline all’autodistruzione? La Lowry non ce lo dice, ma ci mostra come, comunque vadano le cose, esista sempre e comunque una speranza, che risiede proprio nell’uomo stesso.  L’uomo è l’artefice del suo destino.

Il Messaggero è un libro che, pur utilizzando un linguaggio molto semplice, tocca temi importanti e spesso controversi, fornendoci importanti spunti di ragionamento. Matty poi è un protagonista fenomenale: si prova subito affetto per lui e si vivono con lui anche le più piccole emozioni. Forse, tra i protagonisti dei tre libri, è quello a cui ho voluto più bene. Altri personaggi sono molto importanti ai fini della narrazione (Kira, il Capo, il Veggente), e anche quelli solo accennati lasciano comunque una forte impronta nel lettore: il maestro di scuola, la moglie del Raccoglitore, il banditore al mercato del baratto… tutti hanno una qualche caratteristica o hanno compiuto un qualche atto che li rende inconfondibili e indimenticabili.

Il finale è meraviglioso. Niente cliffhanger o espedienti simili. Un finale vero e proprio, che si imprime a fuoco nella memoria.

Un libro che vi consiglio vivamente di leggere, ma solo dopo i due volumi precedenti!
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autore



Lois Lowry è nata nel 1937 alle Hawaii. Vincitrice due volte del Newbery Medal, il più importante riconoscimento letterario nell'ambito della letteratura per ragazzi, ha al suo attivo oltre trenta romanzi. Da qualche anno vive nel west Cambridge, con il suo cane Bandit.
Prima di dedicarsi alla letteratura per ragazzi è stata una fotografa e giornalista freelance. Si laurea in Letteratura Inglese nel 1972, e nel 1977 pubblica il suo primo libro. Come autrice è famosa per trattare, nei suoi libri, temi complessi e "delicati", come razzismo, malattia terminale, sessualità, infanticidio, eutanasia. Temi che le sono valsi numerosissime censure o addirittura, nel caso di The Giver, la proibizione del titolo in molte scuole americane. L'adattamento cinematografico di The Giver - Il Donatore risulta essere in pre-produzione con David Yates alla regia e Dustin Hoffman nei panni del Donatore.

serie

La saga The giver è formata dai seguenti volumi:

1)Il donatore – The Giver

Jonas ha dodici anni e vive in un mondo perfetto. Nella sua Comunità non esistono più guerre, differenze sociali o sofferenze. Tutto quello che può causare dolore o disturbo è stato abolito, compresi gli impulsi sessuali, le stagioni e i colori. Le regole da rispettare sono ferree ma tutti i membri della Comunità si adeguano al modello di controllo governativo che non lascia spazio a scelte o profondità emotive, ma neppure a incertezze o rischi. Ogni unità familiare è formata da un uomo e una donna a cui vengono assegnati un figlio maschio e una femmina. Ogni membro della Comunità svolge la professione che gli viene affidata dal Consiglio degli Anziani nella Cerimonia annuale di dicembre. E per Jonas quel momento sta arrivando...

2)La rivincita – Gathering Blue

Ambientato in una comunità del prossimo futuro al pari di The Giver, in un villaggio dove ognuno pensa solo a se stesso e le persone con malattie o problemi fisici sono considerate inutili per la comunità e vengono lasciate morire, una ragazzina zoppa lotterà per conquistarsi il diritto di vivere.
Ma, riuscendo a ricavarsi un posto all’interno di quella società, si renderà poi conto di come sia profondamente sbagliata e di quanto sia necessario cambiarla. Rifiuterà quindi l’occasione che a un certo punto le verrà offerta di scappare, e deciderà di fermarsi per iniziare a cambiare le cose dall’interno.

3)Il messaggero
4)Son (inedito)

le cover
   

altre opere

Conta le stelle

È il 1943 e anche la Danimarca comincia a conoscere la persecuzione degli Ebrei.
Annemarie vive con i genitori e la sorellina minore a Copenaghen. La sua esistenza scorre normale fino a che la città non si riempie di soldati e i genitori della sua migliore amica, Ellen, sono costretti a fuggire. Annemarie non capisce, non comprende la paura che la anima ogni volta che incontra un giovane tedesco, non comprende perché la città improvvisamente ha perso i suoi colori e la sua aria tersa, non comprende perché i suoi genitori bisbiglino e non vogliano mai parlare dell’incidente mortale che ha strappato alla famiglia la sorella maggiore Lise.

mercoledì 4 maggio 2011

Delirium di Lauren Oliver: quando l’amore diventa una malattia.

Il genere distopico pare essere l’ultima moda per quanto riguarda  la letteratura, e per quel che mi riguarda ne sono estremamente contenta, dato che lo apprezzo molto. Il libro di cui voglio parlarvi oggi, Delirium di Lauren Oliver, Piemme Editore, appartiene proprio a questo filone.Vi premetto che ha parzialmente deluso le mie aspettative, probabilmente troppo alte. Vediamo il perchè.

































OriginaleDelirium
SagaDelirium, #1
GenereYoung Adults distopico
EditorePiemme, Freeway
Pagine382
Prezzo18,00€
Votostarstarstarmezzastella


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Il Delirium è una malattia terribile, che crea un enorme disagio nella persona che ne è affetta, portandola sino alla pazzia. Grazie al cielo, gli scienziati sono riusciti a trovare una cura, cui però non ci si può sottoporre prima dei 18 anni a causa dei possibili effetti collaterali: fortunatamente a Lena mancano solo tre mesi per diventare maggiorenne e venire così immunizzata. Potrà così smettere di preoccuparsi e e vivere la sua vita, o meglio, quella che le verrà imposta, come tutti gli altri. Così non rischierà di fare la fine di sua madre, suicidatasi in preda al Delirium, e la gente smetterà di additarla per la strada. Potrà sposarsi con l’uomo che le verrà assegnato, fare il numero di figli che le verrà richiesto e seguire il cammino di studi per lei reputato il più appropriato. Potrà vivere la vita che per lei è stata pianificata: e questo e tutto ciò che Lena vuole. O perlomeno è quello che pensa di volere, fino a quando non incontra Alex. Fino a quando non apre gli occhi. Fino a quando non tocca il Delirium con mano, la terribile malattia da cui tutti rifuggono, una patologia letale che nelle epoche precedenti aveva un nome molto più dolce: AMORE.





«Sono passati 64 anni da quando il presidente e il Consorzio hanno identificato l’amore come una malattia, e 43 da quando gli scienziati hanno perfezionato una cura»


L’amore è la più grande gioia e al contempo una delle più grandi piaghe dell’umanità: è questo che mi sono ritrovata a pensare leggendo questo libro e l’estremizzazione della società distopica qui rappresentata.Quante cose facciamo ogni giorno in nome dell’amore? Decine, e non sempre sono cose “giuste”: spesso si fanno follie, a volte con gravi conseguenze. Il tutto in nome di un semplice sentimento. Nella società in cui vive Lena tutto questo non esiste più: la criminalità è stata ridotta i minimi storici, non ci sono guerre, nè omicidi, i crimini passionali non esistono più. Da un certo punto di vista, quindi, la società ha fatto un balzo in avanti. Ma in realtà questa società è estremamente sbagliata, e non solo per quel che riguarda l’aspetto più evidente, e cioè l’assoluta mancanza di libertà personale. La cosa che mi ha colpito di più, negativamente parlando, di questa società, è la completa mancanza di qualsivoglia tipo di affetto: non è solo il grande Amore a mancare, quello che ti fa battere il cuore a mille all’ora e sentire le farfalle nello stomaco. E’ proprio assente la sfera dell’affettività: la sorella di Lena, da quando è stata curata, la va a trovare, se va bene, una volta l’anno. Non ci sono abbracci, non ci sono “ehi, mi sei mancata un sacco”. Non c’è niente di tutto ciò. Gli adulti sono freddi. Le madri accompagnano i bambini al parco e se questi cadono e si sbucciano un ginocchio li stanno a guardare, in attesa che smettano di piangere. Non giocano con i loro figli, non li coccolano, non ci ridono assieme. Per me questa è una cosa terribile, inconcepibile, persino peggiore degli obblighi che la società descritta in Delirium prevede. La mamma di Lena, malata di Delirium, chiudeva le tende per non farsi scoprire mentre giocava con le sue bambine e rideva con loro rotolandosi per terra: rischiava altrimenti di essere portata in manicomio. Come si può rimanere impassibili, non avere slanci di affetto nei confronti dei propri bambini? Questa per me è una cosa assolutamente inconcepibile. Ovviamente questo stato di insensibilità è dovuto all’operazione che si subisce per immunizzarsi dal Delirium, ma com’è possibile che nessuno ci veda niente di sbagliato? Perchè purtroppo, sin da piccoli, i ragazzi vengono educati a percepire come normale e giusta una società del genere. E devo ammettere che questa cosa mi ha fatto molto riflettere: possibile che l’ambiente possa avere un’influenza tale da cancellare quasi completamente l’eredità genetica? Evidentemente sì. Forse avrò scoperto l’acqua calda, non so, ma devo dire che la cosa mi turba alquanto, e ha riportato la mia mente ad alcuni episodi storici di “lavaggio del cervello”. Quindi questo libro mi ha fatto molto riflettere, e ritengo che ciò sia un bene, Per contro, dal punto di vista narrativo, ritengo che presenti quello che per me è un grosso difetto: è estremamente lento. In centinaia di pagine, i fatti importanti che succedono si contano sulle dita di una mano, e la maggior parte dell’azione è concentrata nella parte finale. Nonostante quindi l’interesse per questo libro, talvolta mi son ritrovata a contare quante pagine mi mancassero ancora da leggere, un po’ annoiata. Ritengo che con una sfoltita, un centinaio di pagine in meno, sarebbe stato decisamente migliore. Lo stile di scrittura è scorrevole ma ciò non basta a trascinarti per pagine e pagine in cui non avviene nulla: all’inizio non ci se ne rendo conto perchè bisogna ancora comprendere appieno l’ambientazione, ma una volta entrati nel “meccanismo”, certe divagazioni possono apparire pesanti.
I personaggi sono ben approfonditi, soprattutto Lena, che nell’arco narrativo del libro compie un’evoluzione lenta ma costante. E’ ovviamente presente l’elemento romance, cardine della narrazione e della svolta di Lena.
In conclusione, un romanzo che vi consiglio, ma non aspettatevi molta azione se non nella parte finale, mozzafiato.
Cover: starstarstar
Trama: starstarstarmezzastella
Finale:starstarstarstar
Personaggi: starstarstarstar
Stile di scrittura: starstarstarstar

N.B.
Delirium rappresenta il primo libro di una trilogia, cui faranno seguito Pandemonium (Febbraio 2012 in America) e Requiem (Febbraio 2013 in America).

autore

Lauren Oliver è laureata in letteratura americana, ha lavorato per diversi anni come editor di libri young-adult, finché ha deciso di mettersi a scrivere. Abita a Brooklyn e ama leggere, cucinare, correre nel parco, comprare scarpe col tacco e ballare fino a tardi. Delirium è il secondo romanzo della scrittrice ad avere un  opzione per il cinema dalla Fox 2000.

stesso autore

E finalmente ti dirò addio

Samantha Kingston ha tutto quello che un'adolescente potrebbe desiderare: il ragazzo più bello della scuola, tre amiche fantastiche, un'incredibile popolarità. Quel venerdì 12 febbraio si preannuncia come un altro giorno perfetto nella sua meravigliosa vita. Invece non andrà così, perché quella sera Sam morirà. Tornando con le sue amiche in macchina da una festa avrà un incidente. La mattina seguente, però, la ragazza si risveglia misteriosamente nel suo letto ed è ancora il 12 febbraio. Sospesa fra la vita e la morte, Sam continua a rivivere quella sua ultima giornata. Ogni volta si comporterà in modo diverso, cercando disperatamente di evitare l'incidente che la farà morire. Ma riuscirà a uscire da quell'incubo solo quando capirà che non è per salvare se stessa che continua a tornare...