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venerdì 15 gennaio 2016

JUST READ | Almeno il cane è un tipo a posto - Lorenza Ghinelli

ALMENO IL CANE È UN TIPO A POSTO - LORENZA GHINELLI

DATI

Parole chiave: contemporanea, pov multipli, bullismo, lgbt, abusi
Pagine: 266
Formato: hardcover
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 22 Ottobre 2015
Anobii • Goodreads • Amazon.it


LA QUARTA

Massimo non è uno sfigato: ce lo hanno fatto diventare. La colpa al novanta percento è di Vito. È lui ad avergli affibbiato il nomignolo di Minimo, e se ti danno quel soprannome negli spogliatoi della piscina, è difficile che gli altri pensino che il tuo è un problema di altezza o di torace stretto. Vito però ha un segreto, un segreto fatto di lividi e serate trascorse trincerato in camera sua, e Massimo, suo malgrado, sta per scoprirlo. Poi c’è Celeste, divisa tra l’essere se stessa o trasformarsi in come mamma e papà la vorrebbero; Stefania, che desidera soltanto dimagrire; Margò, alle prese con un’estate da gigante prima di tornare hobbit a settembre. Intorno a loro, un’intera galassia di amici, parenti e adulti alle prese con una tempesta di incontri e scontri che nel corso di una manciata di giorni li cambierà per sempre.

INCIPIT 

La scuola è finita da due settimane e tanto dovrebbe bastare per farmi sembrare meravigliosa questa giornata di giugno, anche se piove. La realtà è che spalancherei la finestra e mi butterei di sotto, ma abito al piano terra.
Almeno il cane è un tipo a posto è il primo romanzo che leggo di Lorenza Ghinelli, autrice italiana dedita soprattutto, se non erro, al thriller/mistery. Qui ci troviamo di fronte invece a una storia per ragazzi, abbastanza divertente, con alcuni spunti importanti, ma che essenzialmente lascia abbastanza il tempo che trova.

I protagonisti di questa vicenda sono molti: abbiamo Massimo, a cui il bullo della scuola ha reso la vita impossibile affibbiandogli il soprannome di Minimo; i suoi migliori amici, Celeste il maschiaccio e Fabrizio il cyber; la sua famiglia, con la sorellina Margò che tutta osserva e tutto registra; i loro vicini di casa, dalla coppia omosessuale ai vecchietti comunisti e tutta una serie di varia umanità di contorno. Le loro vicende si intrecciano durante un'estate che insegnerà qualcosa a ognuno di loro.

La storia è narrata attraverso l'alternarsi di molti pov ma non per questo risulta difficile da seguire o frammentata, visto che comunque i personaggi e le loro vicende sono tutti collegati. La narrazione si mantiene sempre però su un piano piuttosto superficiale, anche quando vengono affrontati dei temi importanti quali il bullismo, la violenza domestica e la bulimia, e questo è un peccato, indipendentemente da quale che sia il target generazionale del romanzo. Il linguaggio è estremamente semplice e il libro si legge davvero in pochissimo, strappando in alcuni punti anche qualche risata sincera al lettore: una volta chiuso però quel che rimane, secondo me, è ben poco, niente più che una tiepida sensazione di piacevolezza.

Un romanzo fondamentalmente di crescita e di formazione che però non colpisce né stupisce. È uno di quei libri di cui mi riesce molto difficile parlare, perché l'unica cosa che il mio cervello riesce a ripetere in loop è "mmm, carino": insomma, senza infamia e senza lode, per me.

EXPLICIT

Fuori dalla finestra il cielo è coperto di nuvole. È in arrivo un temporale. Laverà via le scorie della terra. E forse, in qualche modo, tornerà il sole.

L'AUTORE

Cresciuta a Rimini, nel 2003 ha conseguito il master in tecniche della narrazione presso la Scuola Holden di Torino. Si è poi laureata in scienze della formazione con una tesi sull’autobiografia nelle relazioni d’aiuto. Dal 2009 al 2012 ha collaborato con la Taodue come editor interna e sceneggiatrice, scrivendo diversi soggetti di puntata della prima stagione del "Tredicesimo Apostolo", andato in onda per Canale5.
Ha vissuto a Roma, attualmente vive a Rimini.
Nella sua ricerca artistica ha esplorato diversi linguaggi: teatro, danza, fotografia, pittura e montaggio, ma lo strumento espressivo che predilige è la scrittura.
Il suo romanzo d’esordio, Il Divoratore, diventò un caso letterario nel 2010. Oggetto di un'asta per i diritti internazionali alla Fiera del libro di Francoforte, è stato tradotto e venduto in sette Paesi. In Italia è stato pubblicato nel gennaio 2011 da Newton Compton Editori.

ALTRE OPERE

   

NOTE PERSONALI

Lettura #2/2016
Inizio lettura: 10/01/2016
Fine lettura: 11/01/2016
Challenges: 2016TBR Pile, Io leggo italiano


mercoledì 9 dicembre 2015

JUST READ | A tale of two daddies & A tale of two mommies di Vanita Oelschlager, Kristin Blackwood, Mike Blanc

A TALE OF TWO DADDIES 

DATI

Titolo originale: A tale of two Daddies
Parole chiave: bambini, picture books, lgbtq
Pagine: 42
Formato: paperback
Editore: Vanita Books
Data di pubblicazione: Aprile 2010
Anobii • Goodreads • Amazon.it


LA QUARTA

A Tale of Two Daddies is a playground conversation between two children. The boy says he heard that the girl has two dads. The girl says that is right--she has Daddy and Poppa. True to a child’s curiosity, practical questions follow: "Which dad helps when your team needs a coach? / Which dad cooks you eggs and toast?” To which she answers: "Daddy is my soccer coach. / Poppa cooks me eggs and toast.” Intended for 4- to 8-year-olds, this book introduces a type of family increasingly visible in modern society. Neither favoring nor condemning, it reflects a child’s practical and innocent look at the adults who nurture and love her. It becomes clear that the family bond is unburdened by any cultural discomforts.

A TALE OF TWO MOMMIES

DATI

Titolo originale: A tale of two Mommies
Parole chiave: bambini, picture books, lgbtq
Pagine: 40
Formato: paperback
Editore: Vanita Books
Data di pubblicazione: Settembre 2011
Anobii • Goodreads • Amazon.it

LA QUARTA

A Tale of Two Mommies is a beach conversation among three children. One boy asks another boy about having two mommies. A young girl listening in asks some questions too. True to a child’s curiosity, practical questions follow. “Which mom is there when you want to go fishing? / Which mom helps out when Kitty goes missing?” To which he answers: “Mommy helps when I want to go fishing. / Both Mommies help when Kitty goes missing.”
A Tale of Two Mommies is intended for 4-8 year olds.
This book lets us look inside one non-traditional family, a same sex couple and their son. As the children talk, it’s clear this boy lives in a nurturing environment where the biggest issues are the everyday challenges of growing up.
A tale of two Daddies e A tale of two Mommies sono due brevissimi libri illustrati per bambini volti a mostrare un modello di famiglia a oggi non convenzionale. Lo schema dei due libri è il medesimo: il figlio di una coppia omogenitoriale viene "interrogato" da degli amichetti che non riescono bene a comprendere la divisione dei ruoli all'interno di un tale tipo di famiglia. Sono tutte domande dettate da semplice curiosità, come "Quale papà ti costruirebbe una casa sull'albero? E quale ti aiuta quando ti graffi il ginocchio?" e "Quale mamma ti porta in bicicletta? E quale a far volare un aquilone?", tutte estremamente dirette, a volte più sciocche, altre dal significato profondo. E semplici sono le risposte, con un'innocenza che solo i bambini possono mostrare. I disegni sono semplici ma curati e le pagine scorrono letteralmente in un soffio. I libri sono ovviamente rivolti a un pubblico di giovanissimi, peccato per l'eccessiva sovrapposizione di molte delle domande/situazioni presenti tra i due volumi.






lunedì 27 luglio 2015

Agatha Mistery, L'enigma del faraone - Sir Steve Stevenson

AGATHA MISTERY, L'ENIGMA DEL FARAONE - SIR STEVE STEVENSON

DATI

Parole chiave: bambini, illustrato, giallo
Pagine: 135
Formato: Paperback
Illustrazioni di: Stefano Turconi




LA QUARTA 

Il primo volume della serie Agatha Mistery racconta le avventure di Agatha, una londinese dodicenne appassionata di gialli, e di suo cugino Larry, che frequenta la Eye School, la più celebre scuola di detective al mondo. I due sono accompagnati nei loro avventurosi viaggi dal maggiordomo Mr Kent e da Watson, il gatto siberiano con il fiuto di un segugio. Questo primo mistero li conduce da zia Melania a Luxor, in Egitto, per recuperare un'antica tavoletta rubata che contiene le indicazioni per trovare la tomba di un faraone maledetto.
Ho comprato questo piccolo libretto per bambini la settimana scorsa in edicola, visto il vantaggiosissimo prezzo lancio di 1€: come sapete mi piacciono molto i libri dedicati ai lettori più piccoli, e quindi ho pensato di dargli una possibilità.

L'edizione inglese di Agatha Mistery
Protagonisti della storia sono Agatha e Larry, due cugini inglesi appartenenti alla famiglia Mistery, rinomata per l'eccentricità dei suoi componenti. E i due ragazzi non fanno eccezione: Agatha è un'aspirante scrittrice di gialli mentre Larry frequenta la Eye School, istituto deputato alla formazione di giovani detective. E sarà proprio quest'ultimo a chiedere aiuto alla cugina nel momento in cui si troverà di fronte, per passare un esame, a dover risolvere un mistero niente di meno che in Egitto, dove abita la zia Melania. Il tutto accompagnati dal maggiordomo Mr Kent e dal meraviglioso Watson, un micione decisamente intelligente.

L'enigma del faraone rappresenta la prima delle avventure con protagonista Agatha Mistery, collana già pubblicata tempo fa da De Agostini e ora in uscita in edicola con la Gazzetta dello Sport (per maggiori informazioni, vi invito a cliccare qui).

Alcuni titoli della collana Agatha Mistery

La storia è molto semplice e lineare, adatta a lettori molto giovani. Personalmente mi aspettavo qualcosa di più frizzante e coinvolgente, più avventura e momenti divertenti, che attirano sempre molto i piccini. Inoltre, ma questo è questione di gusto personale, non mi piace molto quando vengono sfruttati nomi "famosi" (Agatha, Baker, Watson,...) per rimandare direttamente a personaggi conosciuti e alle loro caratteristiche: un po' perché non è detto che i bambini li conoscano, un po' perché mi pare una semplificazione eccessiva. Passi una o due volte, ma se troppo usato mi infastidisce. Ma queste probabilmente sono tutte cose che un bimbo non noterebbe mai.
Mi sono piaciute moltissimo le illustrazioni di Stefano Turconi che accompagnano il racconto e sono davvero ben realizzate: avrei voluto fossero ancora più numerose e magari a colori (come quelle che potete vedere qui sotto). 

Una lettura da fare con i propri bambini, può essere una buona introduzione al mondo dei gialli. Per quel che mi riguarda, non acquisterò i prossimi volumi, non sono interessata. 

sabato 20 giugno 2015

Rughe - Paco Roca


Rughe
di Paco Roca
Parole chiave: graphic novel, malattia
Pagine: 96
Formato: paperback
Editore: Tunué
Data di pubblicazione: Maggio 2013
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Emilio, un anziano direttore di banca affetto dal morbo di Alzheimer, è ricoverato dalla sua famiglia in una residenza per la terza età. In questo ambiente, egli apprende come convivere con i suoi nuovi compagni e con gli infermieri che li accudiscono, cercando di non sprofondare in una morbosa routine quotidiana. La lotta contro la malattia è sorretta dalla volontà di mantenere la sua memoria e di evitare di essere portato all'ultimo piano, quello del non ritorno. La mancanza di memoria, dai ricordi alle cose più semplici, come il saper mangiare o il vestirsi, la mancanza di contatto con la realtà, il disagio dei famigliari e dei pazienti nei confronti della malattia, sono descritti con un misto di umorismo e commozione.
Nemmeno mezzora. Tanto è durata la lettura di questa graphic-novel. Eppure mi sento come se avessi passato un intero pomeriggio tra i disegni di Paco Roca, e l'unica cosa che so è che vorrei poterla rileggere ancora e ancora per la prima volta.

La prima cover italiana di Rughe
Emilio è un uomo anziano la cui mente sta cominciando a scivolare via. Presente e passato cominciano a mescolarsi, la realtà non si sa più bene qual è. La sua famiglia decide di farlo ricoverare in una residenza per anziani, dove potrà essere accudito al meglio giorno dopo giorno in mezzo ad altre persone della sue età e a personale specializzato. Lì Emilio fa amicizia con alcuni anziani e scopre qual è il suo problema: una malattia che non lascia scampo, dalla quale non si può fuggire, l'Alzheimer.

Più o meno tutti, ormai, sappiamo cosa sia il morbo di Alzheimer. Io l'ho persino studiato non molto tempo fa per l'esame di neurologia. Finché si parla di parole scritte su una dispensa, di un collage di ipotesi eziologiche, segni, sintomi, evidenze anatomopatologiche e alterazioni molecolari, non ci si impressiona più di tanto, specie se si ha la fortuna di non conoscere nessuno affetto da tale patologia. Succede un po' con tutte le malattie che si studiano, del resto è così pure nella vita di tutti i giorni: finché una cosa non colpisce te o la tua sfera di affetti, ti suona come estremamente lontana. Terribile, sicuro, ma lontana. Io al momento, e spero per sempre, faccio parte della schiera dei fortunati, non conosco nessuno che soffra di Alzheimer. Ma Paco Roca è riuscito a farmi sentire come se Emilio fosse mio nonno, come se la cosa mi coinvolgesse in prima persona.

E così mi sono indignata quando ho visto i suoi familiari che lo portavano in una casa di riposo, determinati a fargli visita il meno possibile; mi sono depressa nel constatare che le giornate di quei simpatici vecchietti si riducevano a dormire e mangiare, mangiare e dormire; ho riso con Emilio e Miguel e ho cominciato a sentirmi male nel momento in cui ho visto i segni della malattia farsi sempre più evidenti.

La cover dell'edizione originale spagnola di Rughe
Nonostante sapessi quale sarebbe stato l'inevitabile epilogo, ammetto che per qualche minuto ho voluto sperare. In cosa, non so neppure io. Un miracolo, forse? Nonostante la brevità, Rughe è davvero una graphic novel che ti rapisce e ti ferisce, che ti fa pensare a quanto una malattia possa devastarti tanto la vita, a quanto possano essere preziosi non solo i ricordi di una vita ma anche solo i nomi degli oggetti che ti circondano. E Rughe parla anche di amore e amicizia, con delicatezza e garbo, e di un mondo popolato di anziani che troppo spesso tendiamo a dimenticare.
Dovremmo focalizzarci meno sulle rughe che, giorno dopo giorno, spuntano sul nostro viso: le cose importanti sono ben altre.

Non lasciatevelo sfuggire, non ve ne pentirete. 




venerdì 24 aprile 2015

Quasi arzilli - Simona Morani


Quasi arzilli di Simona Morani
Pagine: 176
Formato: Paperback
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: Marzo 2015
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Nello storico bar la Rambla, nel cuore dell'Appennino Reggiano, la mano di briscola è più triste del solito. Nemmeno i caffè alla sambuca di Elvis riescono a tirare su il morale. Ermenegildo infatti non ha lasciato solo una sedia vuota, ma anche un grande buco nel cuore dei suoi amici e uno spettro con cui fare i conti. Dopo la vecchiaia c'è la morte. E dopo la morte? Ognuno cerca di reagire a modo suo: Gino, soprannominato Apecar per via dello sgangherato mezzo con cui circola, non vuole abbandonare la guida nonostante non ci veda più e sia un autentico pericolo pubblico. Ettore non riesce a dormire e tutte le mattine, puntuale come un orologio, si presenta nello studio del dottor Minelli. Basilio, ex comandante della ventiseiesima Brigata Garibaldi, si scaglia contro il "nemico", un ragazzo serbo che ha preso in gestione il negozio di frutta e verdura, appartenuto al caro Ermenegildo. Nel frattempo, però, sulla scombinata combriccola incombe un'ulteriore minaccia: Corrado, il nuovo agente della polizia municipale, sembra avere un'unica missione: spedire tutto il gruppo alla Villa dei Cipressi, la nuova casa di riposo che sta per essere inaugurata...

Esordio letterario di Simona Morani, Quasi arzilli è un brevissimo romanzo che si inserisce in un filone che di recente mi è piuttosto caro, quello dei romanzi divertenti con protagonisti gli anziani.

I protagonisti di questa storia sono Gino, Ettore, Cesare, Riccardo e Basilio, tre anziani residenti a Casette di Sotto che ogni giorno si vedono al bar della Rambla per giocare a carte e passare il tempo. Ognuno di loro ha le sue peculiarità e i suoi problemi: Gino, nonostante le sue capacità visive siano oramai ridotte all'osso, guida un'Ape; Ettore fa visita ogni giorno al suo medico di base, tormentato da incubi e insonnia; Basilio rimpiange il tempo passato a fare il partigiano, in cui le cose importanti erano ben chiare; Cesare stacca l'apparecchio acustico in continuazione per non essere costretto a sentire i rimbrotti di sua moglie mentre Riccardo è costretto a girare con un sacchetto per la colostomia. Corrado, vigile frustrato del luogo, li ha presi di mira, deciso a cogliere Gino in flagrante, intento a guidare il suo mezzo sgangherato, e li perseguita, ma la fortuna non pare essere a suo favore. In città si genera un po' di movimento quando vengo affissi dei manifesti pubblicitari di una nuova casa di riposo, Villa dei Cipressi: i nostri eroi sono decisi a evitarla del tutto, del resto non si sa mai, un nome una garanzia... Ma le cose non andranno proprio come da loro sperato.
Eh sì, com’era bella, pensò Cesare, quando la seguiva di nascosto alla sagra e lei aveva sempre alle calcagna il padre Gerolamo, lo zio Alfonsino, il fratello Ottavio, il cugino Paride e poteva bramarla soltanto da lontano.
A quei tempi era una dea, era la Madonna in persona, e mentre la osservava gesticolare senza emettere suoni nel centro della cucina quasi si trovassero in una casa sottomarina, si chiese sinceramente quand’è che aveva iniziato a diventare la rompicoglioni che era adesso.

Quasi arzilli parte piuttosto bene, presentandoci i personaggi di questa storia strampalata in maniera divertente e intrigante. È facile entrare in sintonia con questi simpatici vecchietti, che potrebbero essere i nonni di ciascuno di noi. Man mano che si procede nella lettura però i protagonisti cominciano ad apparire come troppo assurdi e poco realistici, decisamente sopra le righe, un po' macchiette. Così come anche le situazioni in cui si vengono a ritrovare e i dialoghi, talvolta decisamente strani.

Un gruppo di Quasi arzilliMi è inoltre mancata quella bellissima sensazione di dolceamaro che avevo trovato per esempio ne La banda degli invisibili di Fabio Bartolomei: qui l'autrice sembra in un certo senso cercare di emularlo senza però riuscirci appieno. Sì, c'è qualche rimando alla situazione attuale degli anziani, alle loro difficoltà, ma il tutto rimane, secondo me, molto superficiale: è come se si fosse cercato di inserire in questo romanzo un pochino di tanti elementi diversi senza però approfondirne nessuno né amalgamarli. Probabilmente la colpa in parte è anche mia e delle aspettative piuttosto alte che avevo nei confronti di questo romanzo.

In definitiva si tratta di un romanzo che si legge in un soffio, che consente di trascorrere poco più di un'oretta in modo piuttosto piacevole ma che si dimentica altrettanto rapidamente.

mercoledì 4 marzo 2015

Gronk. A monster's story - Katie Cook

Gronk. A monster's story di Katie Cook
Serie: Gronk #1
Disponibile in italiano? No
Parole chiave: Children, Illustrato
Pagine: 64
Formato: Paperback
Editore: Diamond comics
Data di pubblicazione: Marzo 2015
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Gronk is a monster...and not a very good one. Gronk tells the tale of a young monster who has turned her back on monsterdom (mostly because no one found her scary) and has become fascinated with humans. She moves in with her human friend Dale and her pets Kitty and Harli, a 160 lb. Newfoundland Dale wants to declare as a dependent to the IRS. Enjoy the first installment from this popular kids webcomic in a wonderful, full-color collection!

Io adoro i libri illustrati, siano essi per bambini o meno, e sicuramente Gronk mi è piaciuto molto: per dirlo in una sola parola, Gronk - A monster's story (vol.1) è estremamente "puccioso".


Gronk è questo cosino verde che vedete qui sopra: è un piccolo mostriciattolo che è scappato dalla comunità dei mostri perché non veniva accettato e capito dagli altri, data la sua incapacità di incutere terrore e il suo estremo affetto per il suo piccolo peluche a forma di gatto. Viene adottato da Dale, una ragazza che vive in un posto piuttosto isolato con il suo gatto, Kitty, e un gigantesco cane coccolone, Harli: giorno dopo giorno, scoprirà il mondo degli umani e si affezionerà sempre di più alla sua nuova famiglia.

Gronk - A monster's story nasce sul web e questo piccolo volume rappresenta la prima raccolta delle strisce che lo vedono protagonista: interamente a colori, strappa numerosi sorrisi durante la lettura ed è ricco di riferimenti ad altre opere famose, Harry Potter in primis. "Cute" è sicuramente la parola d'ordine di quest'opera e i disegni sono molto curati, con linee morbide, squisitamente dolci: tempo qualche pagina e avevo già voglia di strizzare Gronk tra le braccia e adottarlo io stessa. Memorabili i tentativi di Gronk di comprendere il gatto e i suoi comportamenti, meno spazio ha invece il gigantesco Harli, che però è sempre presente sullo sfondo.

Mentre la qualità del disegno si mantiene sempre molto alta, altalenante è il gradimento dato dagli sketch: una maggiore cura e ricerca nella storia vera e propria potrebbero far schizzare questo piccolo mostriciattolo direttamente sull'Olimpo del mio indice di gradimento. Comunque sicuramente un buon prodotto, l'inglese è semplice (attenzione però alle abbreviazioni americane di Gronk), i bambini potrebbero aver problemi nel cogliere alcune citazioni e quindi capire alcune vignette. A me è piaciuto molto e attendo con trepidazione la prossima raccolta. Vi lascio con tre degli sketch presenti nel volume che ho preso direttamente dal sito dell'autrice: le vignette infatti sono tutte disponibili online e volendo potete quindi gustarvi tutto Gronk (comprese le tavole che faranno parte dei prossimi volumi) rimanendo comodamente seduti alla vostra scrivania. Se però Gronk vi piace e avete voglia di supportare l'autrice, comprate questo volume!

Gronk e la pancetta
Gronk e il cinema
         Gronk e i giocattoli del gatto

lunedì 2 marzo 2015

Crystal della strada - Siobhan Dowd


Crystal della strada di Siobhan Dowd
Parole chiave: Contemporary, YA
Pagine: 275
Formato: Paperback
Editore: Uovonero
Data di pubblicazione: Giugno 2014
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Holly Hogan ha tredici anni. Vive da tempo in un istituto per minori, sotto la tutela dei servizi sociali. Quando viene affidata a Fiona e Ray, una coppia senza figli, il suo desiderio di fuggire per andare alla ricerca di sua madre in Irlanda diventa più forte che mai. Un giorno Holly trova casualmente, in casa dei suoi genitori adottivi, una parrucca bionda. Nasce così Crystal l'inarrestabile, la ragazza con tre o quattro anni di più, affascinante, scaltra e sicura di sé, quella capace di trasformare in realtà il sogno di una fuga alla ricerca delle radici, che diventa un fantastico viaggio nel passato e nella propria identità. "Crystal della strada" presenta il ritratto intenso e vivace di un'adolescente alla coraggiosa ricerca di se stessa, fra rabbia e umorismo.

Ho per la prima volta sentito parlare di Siobhan Dowd quando ho letto Sette minuti dopo la mezzanotte, breve romanzo scritto da Patrick Ness che mi è piaciuto da impazzire: il soggetto della storia era infatti stato ideato da Siobhan Dowd, morta prima di poter sviluppare concretamente in un libro la sua idea. Dopo questo primo incontro accidentale mi sono interessata sempre più a quest'autrice e ho letto il suo Il mistero del London Eye, pubblicato in Italia dalla Uovonero: mi è piaciuto molto e così ho finito per cercare di recuperare anche gli altri scritti dell'autrice. Crystal della strada l'ho scoperto per caso in biblioteca, non sapendo che fosse stato tradotto anche da noi, e l'ho subito preso in prestito.

La copertina dell'edizione originale di Crystal della stradaHolly Hogan è una ragazzina di tredici anni dal passato decisamente travagliato: ne facciamo la conoscenza nel primo capitolo, in cui la ritroviamo alle prese con un imbarco clandestino su una nave diretta in Irlanda. Senza farsi notare, si è nascosta nella parte posteriore di una vettura spaziosa, coperta dai cappotti: quando finalmente sente i proprietari dell'auto allontanarsi e il rollio della nave sotto di sé, decide di uscire dalla macchina per spostarsi sul ponte, pronta a gustarsi il viaggio. Peccato che le portiere siano state chiuse a chiave dall'esterno e, a causa del dispositivo di sicurezza per i bambini, siano impossibili da aprire dall'interno. Presa dal panico, Holly urla, scalcia, prende a pugni il finestrino, ma nella stiva non c'è nessuno che può sentirla. Disperata, si accascia sui sedili e comincia a ripensare a come è arrivata lì, su quella nave, e perché. E così veniamo a sapere che Holly vive a Templeton House, una casa per ragazzi in attesa di affidamento, perché una famiglia non ce l'ha. O meglio, lei ce l'ha, sua madre la sta aspettando in Irlanda, solo che i servizi sociali l'hanno segregata lì, senza dire niente a nessuno, e così la sua mamma, non sapendolo, non riesce a trovarla. E le cose si complicano quando una famiglia di babbacucchi decide di prenderla in affidamento. Holly vorrebbe solo scappare e Crystal le darà la forza di farlo.

Crystal della strada, come presumo abbiate capito, è un romanzo di crescita dedicato a un pubblico di giovani lettori. Si legge molto velocemente, con i suoi capitoli brevi e il suo linguaggio scorrevole, ed è molto godibile, ma non mi ha colpito più di tanto. Sicuramente vengono toccate dalla narrazione delle tematiche molto importanti, l'affidamento, gli abusi familiari, il concetto stesso di famiglia, il tutto in modo piuttosto semplice e delicato, senza scene troppo forti. Il problema è che buona parte della storia mi è sembrata poco realistica. Trovo assurdo che Holly riesca da Londra ad arrivare quasi in Irlanda senza grossi problemi: fa l'autostop e ovviamente incontra le persone più buone dell'universo, gira di notte e si ubriaca in discoteca e trova l'unico ragazzo che, ok che non l'aiuta, ma neanche se ne approfitta.

Un'altra edizione in lingua inglese di Crystal della stradaPosso credere al fatto che nessuno la fermi, nessuno si chieda dove va quella ragazzina: lo vediamo ogni giorno, spesso le persone fanno finta di niente, fingono di non vedere. Ma che, tutto sommato, le vada tutto decisamente bene mi sembra a dir poco assurdo. Probabilmente sono io che sono troppo negativa, non so, o forse è così semplicemente perché ci troviamo di fronte a un romanzo per ragazzi. Fatto sta che avrei preferito un maggior realismo: Holly trova delle difficoltà durante il suo viaggio, rischia più volte di non farcela, ma secondo me una ragazzina che intraprendesse la stessa esperienza ne incontrerebbe molte di più e di gran lunga peggiori. C'è da dire poi che la protagonista non è Miss simpatia e più volte avrei voluto scuoterla e farle aprire gli occhi, ma questo temo sia dovuto al fatto che oramai mi avvicino più all'età di sua madre che alla sua. Per lo stesso motivo probabilmente ho faticato a capire il rapporto Holly-Crystal e la sua trasformazione, il suo trovare forza e sfacciataggine in una cosa così piccola e così, secondo me, anonima. Crystal mi è stata indigesta sin dal primo momento, facendomi rimpiangere Holly. Ho trovato emozionante la parte finale e la presa di coscienza di Holly, sulla nave: mi è dispiaciuto per lei, per quello che ha passato da piccola.

In definitiva, un libro carino, non memorabile, consigliato ai lettori più giovani, agli adulti potrebbe risultare, secondo me, un po' insipido.

lunedì 26 gennaio 2015

La ballata di Adam Henry - Ian McEwan


La ballata di Adam Henry di Ian McEwan
Parole chiave: Contemporary
Pagine: 202
Formato: Hardcover
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: Novembre 2014
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"Divino distacco, diabolica perspicacia": cosi si mormora negli ambienti giudiziari londinesi a proposito di Fiona Maye, giudice dell'Alta Corte britannica in servizio presso la litigiosa Sezione Famiglia. Sposata da trentacinque anni con lo stesso uomo e senza figli, il giudice Maye ha dedicato tutta la sua carriera alla composizione di dissidi sanguinosi spesso giocati nella carne di chi un tempo si è amato. Battaglie feroci per l'affidamento di figli non più condivisi, baruffe patrimoniali, esplosioni d'irrazionalità cui il giudice Maye oppone un paziente esercizio di misura e sobrietà nella convinzione di "poter restituire ragionevolezza a situazioni senza speranza". I casi su cui è chiamata a pronunciarsi popolano i giorni e ossessionano le notti di Fiona, calcandone la coscienza. Forse la rendono più sfuggente, distratta. Sarà dunque a questo che si deve l'oltraggiosa richiesta di suo marito Jack? "Ho bisogno di una bella storia passionale", un "ultimo giro" extraconiugale con la ventottenne Melanie, esperta di statistica. Umiliata, ferita, "abbandonata agli albori della vecchiaia", Fiona cerca rifugio, come d'abitudine, nel caso successivo. È quello di Adam Henry, violinista dilettante, poeta in erba, diciassette anni e nove mesi, troppo pochi per decidere autonomamente della propria vita o della propria morte. Adam è affetto da una forma aggressiva di leucemia che richiede trattamento immediato.

Fino a oggi, non avevo mai letto nulla di McEwan nonostante ne avessi sentito ripetutamente parlare: non so, nessun titolo sembrava chiamarmi, nessuna trama convincermi. Qualche mese fa ho poi addocchiato The children act e quando a Dicembre la biblioteca della mia città se ne è procurata una copia in lingua italiana, come La ballata di Adam Henry per l'appunto, ho deciso di fare un tentativo, dato che l'idea alla base della storia mi interessava molto. Beh, fra me e McEwan è letteralmente scoccata la scintilla!

Protagonista de La ballata di Adam Henry è Fiona Maye, un giudice che si occupa di diritto famigliare e quindi di tutto quelle cause riguardanti divorzi, separazioni, affidamenti, potestà e simili. Il lavoro la assorbe quasi completamente, per cui quando una sera tornando a casa trova suo marito sul piede di guerra, stufo della loro vita e deciso a provare qualcosa di più eccitante, cade dalle nuvole e il suo cuore si spezza. Decisa a non lasciarsi andare, non dice nulla a nessuno e continua a dedicarsi a ciò che le riesce meglio, il suo lavoro. Un caso urgente necessita del suo giudizio: un ragazzino di diciassette anni, Adam Henry, ha bisogno di alcune trasfusioni di sangue per poter sopportare i medicinali che gli vengono somministrati per combattere la leucemia, ma i suoi genitori impediscono ai medici di effettuarle poiché Testimoni di Geova e quindi contrari a tale pratica a causa del loro credo. E Adam stesso è del medesimo parere. Spetta a Fiona decidere se Adam vivrà o morirà e ha pochissimo tempo per formulare una sentenza che cambierà la vita di molti, compresa la sua.

La giurisprudenza non è mai stata il mio forte: trovo sia noioso e ai limiti dell'impossibile imparare a memoria tutti quegli articoli, per non parlare dell'assurdo linguaggio in cui sono scritti, il cosiddetto "legalese", che sembra sia stato inventato per poter mettere ancora più in difficoltà le persone. Non so voi, ma io quando mi trovo a leggere un articolo, per esempio, del codice penale, mi sento proprio tonta. Forse lo sono, forse no, non sono certo la persona migliore per giudicarmi. Tornando a questioni più importanti, in questo romanzo McEwan ci mostra uno scorcio di come funziona la divisione familiare dell'Alta Corte Londinese, un settore secondo me ancora più complesso perché, come ci mostra l'autore, non ci sono schemi rigidi e ben precisi ma molto è lasciato all'interpretazione del giudice, e quindi molto è legato anche a chi ti viene assegnato. Da quel che ho potuto leggere, penso di poter definire Fiona come un giudice competente e scrupoloso: passa gran parte del suo tempo a ragionare sui casi, a riflettere sui fatti e sulle testimonianze e cerca di trovare sempre quella che, secondo la legge e secondo lei, è la soluzione migliore. È strano vedere come uno stesso articolo, una stessa affermazione, possano, a seconda dell'interpretazione, essere favorevoli tanto a una parte in causa quanto a quella contrapposta: a ben pensarci è inquietante, perché rende legittimo il tutto quanto il contrario di tutto. E allora, cos'è lecito e cosa no?

Il caso poi che ci viene presentato più da vicino riguarda un argomento che mi interessa molto e a cui proprio di recente abbiamo accennato a lezione all'università: i Testimoni di Geova e il loro rifiuto a essere trasfusi. Le persone che aderiscono a questo credo sono dell'idea che il ricevere sangue altrui li renda impuri agli occhi di Dio, che così sia scritto nella Bibbia. Io non mi intendo di Scritture quindi non starò a sproloquiare su quanto ciò sia vero o meno: io, per quel che mi riguarda, non concordo con questa visione delle cose. Il problema, in questo caso, ci viene presentato inizialmente dal punto di vista giuridico: da una parte abbiamo l'ospedale, che ovviamente vuole che Adam venga costretto ad accettare la trasfusione, dall'altra il ragazzo e la sua famiglia, attaccati al loro credo e alle loro convinzioni. Adam è, per pochi mesi, ancora minorenne, quindi a decidere devono essere i suoi tutori legali, i suoi genitori: ma stanno davvero scegliendo il meglio per il loro figlio? E la libertà di credo? La libertà di scelta? Sicuramente non una scelta facile, né dal punto di vista legale, né da quello umano. È facile dire "deve essere trasfuso", ma bisogna anche capire come Adam è stato cresciuto, in cosa crede, di cosa ha paura. E Fiona ci prova a capire, a capirlo.

A contornare tutto questo abbiamo la crisi matrimoniale che improvvisamente Fiona si trova costretta ad affrontare, con un marito che si sente incompreso e messo da parte, sempre al secondo posto dopo un lavoro che sembra assorbirla completamente. Ma non è questo l'unico motivo per cui Fiona ha preso le distanze, in realtà sono molti altri i pensieri che la affliggono, a partire dal rimpianto per non aver avuto figli al non sopportare la vista del proprio corpo che invecchia e si trasforma.

Con grande maestria, McEwan mescola gli elementi costituenti tutte queste storie per creare un romanzo incisivo, stimolante e sicuramente emozionante.

lunedì 12 gennaio 2015

I diari della falena - Rachel Klein


I diari della falena di Rachel Klein
Parole chiave: Mistery, YA
Pagine: 343
Formato: Paperback
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: Ottobre 2011
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In un elegante collegio, una ragazza di sedici anni affida al proprio diario i propri pensieri più intimi. L'oggetto della sua crescente ossessione è la sua compagna di stanza, Lucy Blake, e l'amicizia di Lucy con la loro nuova e inquietante compagna di classe, l'enigmatica e lunatica Emessa, pallida e dagli occhi ipnotici. Attorno a lei vorticano voci misteriose, sospetti e segreti, così come una serie di sinistre sciagure. Mentre la paura si diffonde per la scuola e Lucy non è più la stessa Lucy, fantasia e realtà si mescolano finché ciò che è vero e ciò che è solo immaginato si fondono in un incubo a occhi aperti che risveglia le ansie, la lussuria, e le paure dell'adolescenza.

Non è per nulla semplice parlarvi de I diari della falena. Ho ricevuto questo libro in regalo da un'amica di famiglia alcuni anni fa (grazie Romina!) e poi l'ho lasciato sullo scaffale a riposare, in attesa: per una sfida a squadre su Anobii avevo come compito il leggere un libro con la parola diario/diari e così la mia scelta è ricaduta su questo. Ne sono molto contenta, e soprattutto sono contenta di aver atteso tento a leggerlo perché penso che, sinceramente, un po' di tempo fa non sarei riuscita ad apprezzarlo molto.

L'edizione hardback in lingua inglese de I diari della falenaProtagonista di questo romanzo è una ragazzina di sedici anni ebrea che frequenta un esclusivo collegio per ragazze come interna, cioè vivendo all'interno della struttura. Come tale, dà poca confidenza alle esterne (coloro che frequentano la villa unicamente per le lezioni) e divide ogni attimo della sua giornata con le altre studentesse che abitano la struttura: ha stretto amicizia in particolare con Lucy, un angelo biondo che occupa la stanza accanto alla sua, il bagno in comune. La protagonista, di cui non ci viene detto il nome, è elettrizzata all'idea di passare un intero anno al fianco della sua migliore amica, dopo un periodo un po' travagliato dovuto al suicidio del padre e all'inserimento nella nuova scuola. Una nuova studentessa si viene però ad aggiungere al suo idilliaco quadretto, Ernessa, che fin da subito si comporta in modo davvero molto strano. Pian piano, Lucy si avvicina sempre più ad Ernessa, ignorando sempre più la sua vecchia amica e cambiando sempre più i suoi atteggiamenti e il suo aspetto. Ma solo la nostra protagonista pare accorgersene... quale segreto cela Ernessa? Cos' è quel terribile odore che sembra provenire dalla sua stanza? Perché le insegnanti sembrano concederle ogni privilegio?

I diari della falena è una lettura stranissima. La storia ci viene raccontata dalla protagonista sotto forma di diario, da Settembre a Maggio, diario che viene aggiornato con regolarità di nascosto, in modo ordinato e piuttosto dettagliato. Perlomeno all'inizio. Giorno dopo giorno veniamo a conoscere le ragazze che abitano il collegio, i professori, assistiamo a lezioni, pranzi, cene, gite e quant'altro. Pian piano però Ernessa, la nuova arrivata, diventa sempre più protagonista del diario e ci vengono descritti tutti i suoi comportamenti, le sue frasi e tutte le teorie e le sensazioni della protagonista in proposito. Niente di eccezionale, direte voi, no? Ed effettivamente la sensazione iniziale è questa. Anzi, devo ammettere che nel romanzo l'azione è praticamente ridotta ai minimi termini, succede davvero poco e raramente qualcosa di eclatante. La protagonista poi tende a sparare un po' sentenze su tutto e tutti, spargendo giudizi a destra e a manca, ritenendosi spesso più intelligente e superiore rispetto alle altre.

Una delle edizioni paperback in inglese di I diari della falenaEppure ogni volta che chiudevo il libro ero curiosa di continuare a leggere, di sapere cos'altro sarebbe successo. Procedendo, il linguaggio si faceva sempre più oscuro, la narrazione onirica. Non so come, la Klein mi ha avvinto con la sua storia, mi ha ammaliata con la sua lenta ma puntuale costruzione degli ambienti e dei personaggi. E poi non possono non iniziare a sorgere dubbi, man mano che si prosegue nella lettura, sulla veridicità di ciò che la protagonista ci sta raccontando. Se all'inizio un po' mi arrabbiavo nel vedere come le altre ragazze non notassero niente di strano in Ernessa, come tutti sembrassero difenderla, poi pian piano ho cominciato a dubitare di ciò che stavo leggendo: non è che nessun altro nutriva quei sospetti perché in realtà non c'era un bel niente di cui sospettare? I sogni si alternano alla realtà e diventa difficoltoso capire cosa sia reale e cosa no. Non so quale sia la verità, non lo so neppure ora che ho finito di leggere il romanzo, ma ho adorato questo essere continuamente in bilico, questo dubitare di tutto e tutti. L'unica cosa certa è il forte sentimento di gelosia che permea il romanzo, gelosia nei confronti di Lucy ma anche della stessa Ernessa.
Si potrebbe probabilmente inscrivere questo romanzo nella categoria "narratori inaffidabili", infatti mi ha ricordato moltissimo Bugiarda di Justine Larbalestier e, come esso, non dà risposte certe, lascia al lettore la possibilità di credere a quello che vuole. E, nonostante mi urti, adoro questo tipo di romanzi.

lunedì 5 gennaio 2015

Se ho paura prendimi per mano - Carla Vistarini


Se ho paura prendimi per mano di Carla Vistarini
Parole chiave: Contemporary, Giallo
Pagine: 237
Formato: Hardcover
Editore: Corbaccio
Data di pubblicazione: Settembre 2014
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Leggere Se ho paura prendimi per mano è stato un errore e no, non perché sia un brutto libro, ma perché sono una tontolona io: l'ho addocchiato per la prima volta navigando sul sito della biblioteca della mia città e mi sono immediatamente innamorata della copertina. Un vero e proprio insta-love. Ho letto solo le prime tre righe della trama e ho deciso che doveva essere mio: in due minuti l'ho prenotato e ho atteso con calma il mio turno. Mi aspettavo un romanzo piuttosto triste, su un senzatetto che alleva una bimba non sua, e invece... sorpresa! Mi son ritrovata tra le mani una sorta di giallo. Al ché ho finito di leggere la quarta di copertina e mi sono più volte maledetta per la mia sbadataggine. Dai, però non è tutta colpa mia, quella meravigliosa cover fa pensare a tutt'altro! (Per non parlare del titolo...)

sehopauraTutto ha inizio con Smilzo, giovane senzatetto, in coda alla cassa del supermercato in attesa del suo turno. Perso nei suoi pensieri, si ritrova affiancato da una piccola bambina con una clava rossa in mano e un'espressione seria.  In pochi secondi le cose precipitano, un uomo armato intima alle cassiere di consegnargli l'incasso, e per rimarcare la minaccia spara in direzione del soffitto. Dopo alcuni minuti di panico, la rapina ha fine e Smilzo decide di andarsene prima che la polizia cominci a fare domande scomode ma la piccola bambina vista in precedenza attira la sua attenzione: prendendolo per mano, lo conduce presso il corpo di una donna stesa a terra. Smilzo comprende subito che la donna è morta e indirizza la bambina verso un agente di polizia, deciso ancor più a svignarsela. Ma il suo destino e quello della bambina vengono di nuovo a incrociarsi e lui questa volta non potrà fuggire.

Se ho paura prendimi per mano è un libro che si legge molto velocemente ma che mi ha lasciato un po' insoddisfatta. Mi ha ricordato per certi versi La banda degli invisibili di Bartolomei, senza però dimostrarsene all'altezza. Il romanzo è sicuramente ben scritto, talvolta arricchito da un lessico inusuale e forbito, ma ho trovato in alcune scelte narrative una mancanza di coerenza interna e una eccessiva irrealtà della vicenda. Quelli che forse più mi hanno fatto storcere il naso sono probabilmente i personaggi. Nonostante appaiano per lo più come simpatici e facilmente amabili, sono però poco credibili e spesso out of character, se così vogliamo dire. Prendiamo il protagonista, Smilzo: ora barbone, in passato si è laureato, frequentando anche un corso al MIT, e ha ricoperto cariche lavorative importanti, finendo poi ricercato per gravi frodi. Ecco, si presuppone quindi comunque un certo grado di intelligenza, visto il suo passato: durante tutto l'arco narrativo Smilzo appare però come un sempliciotto, che fa ragionamenti assurdi e non riesce neanche a fare due più due. Mentre il professore, altro personaggio, è giustificabile data l'età e l'incipiente demenza senile, Smilzo, secondo me, non lo è affatto. Lo stesso dicasi per la bimba: è troppo buona, calma ma soprattutto adulta per avere solo tre anni.

Mirta e Arya con Se ho paura prendimi per manoAnche alcune vicende non mi hanno convinto. Non voglio fare in alcun modo spoiler, ma diciamo che le motivazioni finali dietro la vicenda mi hanno lasciato decisamente l'amaro in bocca e l'ho trovate assolutamente poco credibili. Ecco, possiamo dire che, in un certo senso, la credibilità è stata il mio cruccio nei confronti di questo romanzo: non sono riuscita a capire fino a che punto l'autrice volesse scrivere una storia reale, che facesse comunque sorridere, ma con i piedi per terra, oppure una storia per cui era necessario sospendere completamente il senso di realtà. Il romanzo è coinvolgente, sicuramente emozionante, ma leggendolo continuavo a notare queste cose e a non gustarmelo appieno. È però sicuramente un buon esordio e penso proprio che in futuro leggerò altro di questa autrice.