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lunedì 2 marzo 2015

Crystal della strada - Siobhan Dowd


Crystal della strada di Siobhan Dowd
Parole chiave: Contemporary, YA
Pagine: 275
Formato: Paperback
Editore: Uovonero
Data di pubblicazione: Giugno 2014
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Holly Hogan ha tredici anni. Vive da tempo in un istituto per minori, sotto la tutela dei servizi sociali. Quando viene affidata a Fiona e Ray, una coppia senza figli, il suo desiderio di fuggire per andare alla ricerca di sua madre in Irlanda diventa più forte che mai. Un giorno Holly trova casualmente, in casa dei suoi genitori adottivi, una parrucca bionda. Nasce così Crystal l'inarrestabile, la ragazza con tre o quattro anni di più, affascinante, scaltra e sicura di sé, quella capace di trasformare in realtà il sogno di una fuga alla ricerca delle radici, che diventa un fantastico viaggio nel passato e nella propria identità. "Crystal della strada" presenta il ritratto intenso e vivace di un'adolescente alla coraggiosa ricerca di se stessa, fra rabbia e umorismo.

Ho per la prima volta sentito parlare di Siobhan Dowd quando ho letto Sette minuti dopo la mezzanotte, breve romanzo scritto da Patrick Ness che mi è piaciuto da impazzire: il soggetto della storia era infatti stato ideato da Siobhan Dowd, morta prima di poter sviluppare concretamente in un libro la sua idea. Dopo questo primo incontro accidentale mi sono interessata sempre più a quest'autrice e ho letto il suo Il mistero del London Eye, pubblicato in Italia dalla Uovonero: mi è piaciuto molto e così ho finito per cercare di recuperare anche gli altri scritti dell'autrice. Crystal della strada l'ho scoperto per caso in biblioteca, non sapendo che fosse stato tradotto anche da noi, e l'ho subito preso in prestito.

La copertina dell'edizione originale di Crystal della stradaHolly Hogan è una ragazzina di tredici anni dal passato decisamente travagliato: ne facciamo la conoscenza nel primo capitolo, in cui la ritroviamo alle prese con un imbarco clandestino su una nave diretta in Irlanda. Senza farsi notare, si è nascosta nella parte posteriore di una vettura spaziosa, coperta dai cappotti: quando finalmente sente i proprietari dell'auto allontanarsi e il rollio della nave sotto di sé, decide di uscire dalla macchina per spostarsi sul ponte, pronta a gustarsi il viaggio. Peccato che le portiere siano state chiuse a chiave dall'esterno e, a causa del dispositivo di sicurezza per i bambini, siano impossibili da aprire dall'interno. Presa dal panico, Holly urla, scalcia, prende a pugni il finestrino, ma nella stiva non c'è nessuno che può sentirla. Disperata, si accascia sui sedili e comincia a ripensare a come è arrivata lì, su quella nave, e perché. E così veniamo a sapere che Holly vive a Templeton House, una casa per ragazzi in attesa di affidamento, perché una famiglia non ce l'ha. O meglio, lei ce l'ha, sua madre la sta aspettando in Irlanda, solo che i servizi sociali l'hanno segregata lì, senza dire niente a nessuno, e così la sua mamma, non sapendolo, non riesce a trovarla. E le cose si complicano quando una famiglia di babbacucchi decide di prenderla in affidamento. Holly vorrebbe solo scappare e Crystal le darà la forza di farlo.

Crystal della strada, come presumo abbiate capito, è un romanzo di crescita dedicato a un pubblico di giovani lettori. Si legge molto velocemente, con i suoi capitoli brevi e il suo linguaggio scorrevole, ed è molto godibile, ma non mi ha colpito più di tanto. Sicuramente vengono toccate dalla narrazione delle tematiche molto importanti, l'affidamento, gli abusi familiari, il concetto stesso di famiglia, il tutto in modo piuttosto semplice e delicato, senza scene troppo forti. Il problema è che buona parte della storia mi è sembrata poco realistica. Trovo assurdo che Holly riesca da Londra ad arrivare quasi in Irlanda senza grossi problemi: fa l'autostop e ovviamente incontra le persone più buone dell'universo, gira di notte e si ubriaca in discoteca e trova l'unico ragazzo che, ok che non l'aiuta, ma neanche se ne approfitta.

Un'altra edizione in lingua inglese di Crystal della stradaPosso credere al fatto che nessuno la fermi, nessuno si chieda dove va quella ragazzina: lo vediamo ogni giorno, spesso le persone fanno finta di niente, fingono di non vedere. Ma che, tutto sommato, le vada tutto decisamente bene mi sembra a dir poco assurdo. Probabilmente sono io che sono troppo negativa, non so, o forse è così semplicemente perché ci troviamo di fronte a un romanzo per ragazzi. Fatto sta che avrei preferito un maggior realismo: Holly trova delle difficoltà durante il suo viaggio, rischia più volte di non farcela, ma secondo me una ragazzina che intraprendesse la stessa esperienza ne incontrerebbe molte di più e di gran lunga peggiori. C'è da dire poi che la protagonista non è Miss simpatia e più volte avrei voluto scuoterla e farle aprire gli occhi, ma questo temo sia dovuto al fatto che oramai mi avvicino più all'età di sua madre che alla sua. Per lo stesso motivo probabilmente ho faticato a capire il rapporto Holly-Crystal e la sua trasformazione, il suo trovare forza e sfacciataggine in una cosa così piccola e così, secondo me, anonima. Crystal mi è stata indigesta sin dal primo momento, facendomi rimpiangere Holly. Ho trovato emozionante la parte finale e la presa di coscienza di Holly, sulla nave: mi è dispiaciuto per lei, per quello che ha passato da piccola.

In definitiva, un libro carino, non memorabile, consigliato ai lettori più giovani, agli adulti potrebbe risultare, secondo me, un po' insipido.

lunedì 26 gennaio 2015

La ballata di Adam Henry - Ian McEwan


La ballata di Adam Henry di Ian McEwan
Parole chiave: Contemporary
Pagine: 202
Formato: Hardcover
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: Novembre 2014
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"Divino distacco, diabolica perspicacia": cosi si mormora negli ambienti giudiziari londinesi a proposito di Fiona Maye, giudice dell'Alta Corte britannica in servizio presso la litigiosa Sezione Famiglia. Sposata da trentacinque anni con lo stesso uomo e senza figli, il giudice Maye ha dedicato tutta la sua carriera alla composizione di dissidi sanguinosi spesso giocati nella carne di chi un tempo si è amato. Battaglie feroci per l'affidamento di figli non più condivisi, baruffe patrimoniali, esplosioni d'irrazionalità cui il giudice Maye oppone un paziente esercizio di misura e sobrietà nella convinzione di "poter restituire ragionevolezza a situazioni senza speranza". I casi su cui è chiamata a pronunciarsi popolano i giorni e ossessionano le notti di Fiona, calcandone la coscienza. Forse la rendono più sfuggente, distratta. Sarà dunque a questo che si deve l'oltraggiosa richiesta di suo marito Jack? "Ho bisogno di una bella storia passionale", un "ultimo giro" extraconiugale con la ventottenne Melanie, esperta di statistica. Umiliata, ferita, "abbandonata agli albori della vecchiaia", Fiona cerca rifugio, come d'abitudine, nel caso successivo. È quello di Adam Henry, violinista dilettante, poeta in erba, diciassette anni e nove mesi, troppo pochi per decidere autonomamente della propria vita o della propria morte. Adam è affetto da una forma aggressiva di leucemia che richiede trattamento immediato.

Fino a oggi, non avevo mai letto nulla di McEwan nonostante ne avessi sentito ripetutamente parlare: non so, nessun titolo sembrava chiamarmi, nessuna trama convincermi. Qualche mese fa ho poi addocchiato The children act e quando a Dicembre la biblioteca della mia città se ne è procurata una copia in lingua italiana, come La ballata di Adam Henry per l'appunto, ho deciso di fare un tentativo, dato che l'idea alla base della storia mi interessava molto. Beh, fra me e McEwan è letteralmente scoccata la scintilla!

Protagonista de La ballata di Adam Henry è Fiona Maye, un giudice che si occupa di diritto famigliare e quindi di tutto quelle cause riguardanti divorzi, separazioni, affidamenti, potestà e simili. Il lavoro la assorbe quasi completamente, per cui quando una sera tornando a casa trova suo marito sul piede di guerra, stufo della loro vita e deciso a provare qualcosa di più eccitante, cade dalle nuvole e il suo cuore si spezza. Decisa a non lasciarsi andare, non dice nulla a nessuno e continua a dedicarsi a ciò che le riesce meglio, il suo lavoro. Un caso urgente necessita del suo giudizio: un ragazzino di diciassette anni, Adam Henry, ha bisogno di alcune trasfusioni di sangue per poter sopportare i medicinali che gli vengono somministrati per combattere la leucemia, ma i suoi genitori impediscono ai medici di effettuarle poiché Testimoni di Geova e quindi contrari a tale pratica a causa del loro credo. E Adam stesso è del medesimo parere. Spetta a Fiona decidere se Adam vivrà o morirà e ha pochissimo tempo per formulare una sentenza che cambierà la vita di molti, compresa la sua.

La giurisprudenza non è mai stata il mio forte: trovo sia noioso e ai limiti dell'impossibile imparare a memoria tutti quegli articoli, per non parlare dell'assurdo linguaggio in cui sono scritti, il cosiddetto "legalese", che sembra sia stato inventato per poter mettere ancora più in difficoltà le persone. Non so voi, ma io quando mi trovo a leggere un articolo, per esempio, del codice penale, mi sento proprio tonta. Forse lo sono, forse no, non sono certo la persona migliore per giudicarmi. Tornando a questioni più importanti, in questo romanzo McEwan ci mostra uno scorcio di come funziona la divisione familiare dell'Alta Corte Londinese, un settore secondo me ancora più complesso perché, come ci mostra l'autore, non ci sono schemi rigidi e ben precisi ma molto è lasciato all'interpretazione del giudice, e quindi molto è legato anche a chi ti viene assegnato. Da quel che ho potuto leggere, penso di poter definire Fiona come un giudice competente e scrupoloso: passa gran parte del suo tempo a ragionare sui casi, a riflettere sui fatti e sulle testimonianze e cerca di trovare sempre quella che, secondo la legge e secondo lei, è la soluzione migliore. È strano vedere come uno stesso articolo, una stessa affermazione, possano, a seconda dell'interpretazione, essere favorevoli tanto a una parte in causa quanto a quella contrapposta: a ben pensarci è inquietante, perché rende legittimo il tutto quanto il contrario di tutto. E allora, cos'è lecito e cosa no?

Il caso poi che ci viene presentato più da vicino riguarda un argomento che mi interessa molto e a cui proprio di recente abbiamo accennato a lezione all'università: i Testimoni di Geova e il loro rifiuto a essere trasfusi. Le persone che aderiscono a questo credo sono dell'idea che il ricevere sangue altrui li renda impuri agli occhi di Dio, che così sia scritto nella Bibbia. Io non mi intendo di Scritture quindi non starò a sproloquiare su quanto ciò sia vero o meno: io, per quel che mi riguarda, non concordo con questa visione delle cose. Il problema, in questo caso, ci viene presentato inizialmente dal punto di vista giuridico: da una parte abbiamo l'ospedale, che ovviamente vuole che Adam venga costretto ad accettare la trasfusione, dall'altra il ragazzo e la sua famiglia, attaccati al loro credo e alle loro convinzioni. Adam è, per pochi mesi, ancora minorenne, quindi a decidere devono essere i suoi tutori legali, i suoi genitori: ma stanno davvero scegliendo il meglio per il loro figlio? E la libertà di credo? La libertà di scelta? Sicuramente non una scelta facile, né dal punto di vista legale, né da quello umano. È facile dire "deve essere trasfuso", ma bisogna anche capire come Adam è stato cresciuto, in cosa crede, di cosa ha paura. E Fiona ci prova a capire, a capirlo.

A contornare tutto questo abbiamo la crisi matrimoniale che improvvisamente Fiona si trova costretta ad affrontare, con un marito che si sente incompreso e messo da parte, sempre al secondo posto dopo un lavoro che sembra assorbirla completamente. Ma non è questo l'unico motivo per cui Fiona ha preso le distanze, in realtà sono molti altri i pensieri che la affliggono, a partire dal rimpianto per non aver avuto figli al non sopportare la vista del proprio corpo che invecchia e si trasforma.

Con grande maestria, McEwan mescola gli elementi costituenti tutte queste storie per creare un romanzo incisivo, stimolante e sicuramente emozionante.

mercoledì 22 ottobre 2014

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte - Mark Haddon


Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon
Parole chiave: Contemporary
Pagine: 242
Formato: Paperback
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: Giugno 2005
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Finalmente anch'io posso annoverarmi nella schiera di coloro che hanno letto Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon, bestsellerone di qualche anno fa. Giaceva ormai da tempo nella mia libreria e alcuni giorni fa, mentre ero a letto con l'influenza, ho deciso che era venuto il suo momento.
Ci sono molti misteri nella vita. Ma ciò non significa che non esistano risposte a questi misteri.

Christopher è un ragazzino che soffre della sindrome di Asperger: un genio della matematica, odia il contatto fisico, fatica a comprendere le emozioni e predilige azioni prevedibili e ripetitive. Un giorno trova il cane della vicina infilzato da un forcone e decide di scoprire chi ha compiuto tale crimine e comincia quindi a fare domande. Il padre, quando lo scopro, furioso gli proibisce di continuare con le sue indagini, ma Christopher è determinato a procedere e, mentre prepara il test per l'ammissione all'università di matematica, scopre verità che stravolgeranno per sempre la sua vita, non solo a proposito del cane.

Dopo Il mistero del London Eye di Siobhan Dowd, mi trovo di nuovo alle prese con un protagonista affetto dalla sindrome di Asperger e in questo romanzo la cosa è evidente sin dall'inizio, a partire dalla numerazione dei capitoli. La storia è narrata dal punto di vista del protagonista e ciò ci offre la possibilità di vedere e sentire le cose come le vede e le sente lui, chiarendo in questo modo alcune caratteristiche peculiari di tale patologia, da molti considerata come parte dello spettro dell'autismo. Questa è la caratteristica peculiare del romanzo ma è anche ciò che mi ha un poco allontanato da esso: la narrazione infatti tende a essere ripetitiva, con i "concetti chiave" di Christopher ripetuti più e più volte, talvolta noiosa, con digressioni dedicate ad approfondimenti di matematica e scienza in generale, e inoltre l'anaffettività del protagonista mi ha reso difficile l'immedesimazione e il coinvolgimento.


I numeri primi sono ciò che rimane una volta eliminati tutti gli schemi: penso che i numeri primi siano come la vita. Sono molto logici ma non si riesce mai a scoprirne le regole, anche se si passa tutto il tempo a pensarci su.

Una delle edizioni paperback inglesi di Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotteD'altra parte questo libro però mi ha fatto pensare moltissimo: io sono una persona molto legata agli abbracci, ai ti voglio bene e simili. Come cambierebbe la mia vita se avessi un figlio con tale patologia? Come dev'essere sapere che non potrai mai stringere tuo figlio tra le braccia altrimenti rischi di provocargli una crisi? Quanto può far male vedere che non riesce a comprendere i sentimenti e a provarli sulla sua stessa pelle? Non riesco neppure a immaginarlo. Mentre leggevo era facile criticare i comportamenti dei genitori di Christopher, gli eccessi di rabbia del padre, ma ragionandoci a mente fredda è stato più facili comprenderli, pur non condividendoli.

Non fatevi trarre in inganno dal titolo, Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte racconta sì della morte misteriosa di un cagnolino, ma ciò vale solo per la prima metà del romanzo: questo libro non è un giallo, un mistery, l'uccisione del cane viene spiegata in modo piuttosto semplice ed è da questa rivelazione che poi si dipana la vera e propria storia, che personalmente però ho trovato poco verosimile in alcuni punti, troppo semplicistica.

Sicuramente il romanzo scorre bene e si legge abbastanza velocemente, ma purtroppo non ne sono stata completamente rapita come è successo ai più, e un po' me ne dispiaccio.

mercoledì 15 ottobre 2014

Trevor - James Lecesne


Trevor. Non sei sbagliato: sei come sei di James Lecesne
Parole chiave: Contemporary, LGBT, YA
Pagine: 106
Formato: Hardcover
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: Ottobre 2014
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Trevor di James Lecesne nasce in realtà come spettacolo teatrale, da cui è stato tratto un cortometraggio premiato dall'Academy Award nel 1995 e infine, due anni fa, questo libro. Ma Trevor in realtà è ancora di più: l'autore è infatti cofondatore del Trevor-Project, un telefono amico per ragazzi LGBT che hanno bisogno di sentire una voce amica. Il tutto è oltremodo ammirabile, peccato però che come romanzo non sia in realtà, secondo me, il massimo.


Quando sei giovane, qualsiasi cosa ti capiti la gente ti dice che la supererai, che te la butterai alle spalle; lo dicono come se ciò che provi, i tuoi sentimenti, non fossero veri, o al limite soltanto un semplice allenamento per affrontare quello che puoi arriva crescendo. Ma a contare è solo ciò che abbiamo nel presente. L'amore che oggi sentiamo è ciò che sappiamo dell'amore; è ciò con cui dobbiamo fare i conti. La gente rifiuta di ammettere che a volte proviamo sensazioni così forti che vorremmo solo stenderci per terra e morire piuttosto che continuare a provarle. Non sto dicendo che sia una bella cosa, questa; dico solo che è così che va. E lo so perché a me è successo.

La cover originale di TrevorIl protagonista di questa storia è ovviamente un ragazzino di nome Trevor: tredicenne, amante di Lady Gaga, ha pochi amici nonostante la sua estrema socialità e viene considerato come uno un po' "strano". Ama i musical e la recitazione, ha già scelto il body e i glitter per il suo costume di Halloween. Finalmente fa amicizia con un gruppo di ragazzi e si affeziona in particolar modo a uno di loro. Ma all'improvviso le cose cambiano, tutti lo fraintendono, nessuno capisce e anche lui stesso non riesce bene a comprendere certe cose. Crescere non è proprio semplice come immaginava.

Trevor è una storia di formazione che ha un primo evidentissimo difetto: è troppo breve. Tolte le prefazioni, non raggiunge neanche il centinaio di pagine: gli eventi quindi si succedono rapidi, poco approfonditi, perdendo un po' di consistenza e apparendo poco realistici. Ciò che magari per un cortometraggio poteva andare bene, non rende altrettanto bene in forma di romanzo, rendendo difficile per il lettore l'immedesimazione e la comprensione di certe dinamiche. Capisco l'importanza che ha avuto questa storia alla sua nascita, alla fine degli anni '90, quando argomenti come sessualità e suicidio erano un tabù: ad oggi però questo libro lascia un po' il tempo che trova, senza colpire particolarmente né lasciare il segno.

L'edizione ungherese di TrevorTrevor è un personaggio simpatico e dolce, ci sono nel testo alcuni momenti divertenti che mi hanno strappato un sorrisone mentre leggevo sul treno, e questo in un certo senso ha peggiorato la situazione, perché avrei voluto ancor di più avere tra le mani una storia più lunga, saperne di più, capire qualcosina in più. Per me questo libro è stato un'occasione mancata: ci sono libri con tematiche simili decisamente più meritevoli in giro secondo me, questo è come se fosse un piccolo racconto.
Lodevole comunque l'iniziativa del Trevor Project così come l'idea fondamentale del romanzo, decisamente migliorabili esecuzione e sviluppo.

giovedì 25 settembre 2014

Lies my girlfriend told me - Julie Anne Peters

Lies my girlfriend told me di Julie Anne Peters
Dello stesso autore: Between mom and Jo
Disponibile in italiano? No
Parole chiave: Contemporary, LGBT, Romance, YA
Pagine: 256
Formato: eBook
Editore: Little Brown Books
Data di pubblicazione: Giugno 2014
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È estremamente difficile per me parlarvi di Lies my girlfriend told me di Julie Anne Peters: il problema fondamentale è che a me, emotivamente parlando, il libro è piaciuto ma, pensandoci a freddo e a fondo, ci sono degli oggettivi difetti che dovrebbero far diminuire il mio gradimento. Eppure per me è stato il libro giusto al momento giusto, ciò mi mette in difficoltà. Quindi con molta probabilità questo sarà un post non molto sensato(anche perché non mi sento un gran che), vi avverto.

Mia sorella, Arya e Lies my girlfriend told meLa nostra storia ha inizio con Alix che riceve una terribile notizia: Swanee, la sua ragazza, è morta durante il suo allenamento mattutino per un attacco di cuore. Ad Alix crolla letteralmente il mondo addosso e il dolore la distrugge. Durante la cerimonia dopo il funerale, alla disperata ricerca di un po' di solitudine, si chiude in camera di Swanee e tocca le sue cose, rievocando dolci ricordi: il suono improvviso del cellulare la riporta alla realtà. Il telefonino che suona però non è il suo, ma quello di Swanee. Incuriosita lo afferra e trova decine di messaggi firmati LT, messaggi inequivocabilmente inviati da qualcuno che è qualcosa di più di un semplice amico. Chi è questo LT? Qual era il suo rapporto con Swanee? Alix è decisa a scoprirlo, ma di certo non si aspetta quello che invece troverà.

Posso dire di essere una fan di Julie Anne Peters: ho adorato Luna e By the time you read this I'll be dead, e mi sono piaciuti anche Between Mom and Jo e questo romanzo. Devo ammettere che però i suoi libri mi piacciono molto perché riescono a catturarmi dal punto di vista emotivo, nonostante abbiano dei difetti. Forse questo Lies my girlfriend told me è il più debole tra quelli che ho letto, quello in cui ragionando a mente fredda riesco a individuare più difetti. Primo fra tutti, c'è quello che in pratica posso definire come un insta-love: è inutile girarci intorno, in poche pagine viene costruita una storia d'amore meravigliosa che è tutto tranne che realistica. Mi sono trovata a litigare col mio cervello, che per metà cercava di difenderla e per metà di affossarla.
"Ma si sono appena conosciute!" "Eh, ma stanno passando un periodo difficile, sono fragili." "Eh, ho capito, ma ti rendi conto di chi è lei?! Non ti sembra una sorta di ripiego/vendetta/non so che altro?" "Mah,forse... ma sono così puccioseee" "E ti sembra una ragione sufficiente?" "Razionalmente no, ma ne avevo bisogno."

L'audiobook di Lies my girlfriend told meTrovo anche un po' forzata la contrapposizione tra le famiglie di Alix e Swanee, sembra che l'autrice faccia di tutto per sottolineare come la famiglia di quest'ultima, più liberale, sia quanto di peggio c'è al mondo, con coppie aperte, droga e quant'altro. Ecco, avrei preferito una molto più normale via di mezzo, non è necessariamente detto che i genitori che lasciano un po' più di libertà ai figli crescano famiglie disagiate. Anche gli stessi sbagli di Swanee vengono ricondotti a loro, come se la ragazza non fosse dotata anche di un proprio cervello. Manca anche un approfondimento di Swanee e delle ragioni dietro ai suoi comportamenti, possiamo solo ipotizzare, ben poco ci viene spiegato.

C'è poi una certa prevedibilità e un'eccessiva velocità nel succedersi degli eventi da metà in poi, con le cose, belle o brutte che siano, che accadono a una velocità esagerata, senza darti bene il tempo di realizzare, risultando poco plausibili. Nonostante tutto questo, è riuscito a rapirmi: avevo bisogno di qualcosa di scorrevole e leggero e questo si è dimostrato adatto. Ho apprezzato molto LT e sono riuscita in qualche modo a comprendere anche Alix; ho apprezzato poi il fatto che per una volta il romanzo non fosse incentrato sulla tematica del coming out o del bullismo, ma descrivesse semplicemente la vita di una ragazza omosessuale alle prese con le sue prime cotte. Insomma, non è il romanzo del secolo, ha molti difetti, ma mi ha distratto dall'ansia e dalla studio, e tanto mi basta.

lunedì 22 settembre 2014

Dove vai Bernadette? - Maria Semple

Dove vai Bernadette? di Maria Semple
Parole chiave: Contemporary
Pagine: 382
Formato: eBook
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: Aprile 2014
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Dove vai Bernadette? Eh, io, avendo letto il libro, lo so dove ti sei cacciata, ma devo dirti, con tutta onestà, che né tu né la tua avventura mi avete molto entusiasmato.

Una delle edizioni in lingua inglese di Dove vai Bernadette?Bernadette Fox, architetto vincitrice del premio McArthur, vive con il marito Elgie, dipendente Microsoft, e la figlia Bee a Seattle, in un fatiscente ex collegio colonizzato da rampicanti. Nonostante siano ormai passati alcuni anni dal loro trasferimento, non si può certo dire che Bernadette si sia integrata, anzi, esce di casa il minimo indispensabile e ha da ridire su tutto e tutti. L'unica luce nella sua esistenza pare essere rappresentata da sua figlia Bee, ragazzina con un'intelligenza fuori dal comune. Grazie agli alti voti conseguiti, Bee ha l'opportunità di chiedere qualsiasi cosa voglia come premio: niente pony, castelli o lanci col paracadute. Bee vuole andare a visitare l'Antartide con tutta la sua famiglia. E questa volta Bernadette non può proprio rifiutare. Peccato che le cose non andranno per nulla come previsto.

Mi sono avvicinata a questo libro aspettandomi una lettura frizzante e divertente ma purtroppo, dopo una prima parte intrigante, l'ho trovato piuttosto noioso e insoddisfacente. Dove vai Bernadette? non è scritto come un normale romanzo: è formato, in parte, da una serie di email, estratti, rapporti e bigliettini scritti dai vari personaggi della vicenda, che ci permettono di ricostruire tutti i vari accadimenti e le vicende. Abbiamo così più punti di vista, a volte anche su un medesimo evento, e ciò consente di farsi un quadro abbastanza completo delle situazioni e questa è una cosa che ho molto apprezzato. Inoltre gli scambi sono solitamente brevi e anche abbastanza divertenti, per lo meno nella prima parte. Il mio entusiasmo è però notevolmente scemato con l'inizio della seconda parte (Bernadette passata e presente) e sono stata assalita dalla noia e in parte anche dal nervoso, da cui poi non sono più riuscita a liberarmi. Non ho problemi a rapportarmi con personaggi e situazioni un po' assurdi, ma qui in alcuni punti si rasenta secondo me il ridicolo. Inoltre non penso che abbia aiutato il fatto che Bernadette non mi è risultata per nulla simpatica: se inizialmente pensavo semplicemente che si trattasse di una donna con qualche problema, a partire dalla seconda parte ho cominciato a trovarla decisamente antipatica e incomprensibile. Stessa cosa dicasi per altri personaggi, in primis Elgie e l'admin, in grado di farmi ribollire il sangue al solo sentirli nominare.

Un'edizione paperback di Dove vai Bernadette?Per non parlare poi del fatto che Bernadette impiega mezzo libro prima di "sparire" e che è abbastanza facile intuire dove sia più o meno finita. Dopo la sua sparizione inoltre le vicende prendono un piega sempre più assurda e fastidiosa e sono stata contenta quando sono giunta al tanto sospirato epilogo. Se all'inizio sembra anche esserci una critica alla borghesia di Seattle, con quel voler apparire a tutti i costi, tutto poi si perde e quel che rimane, alla fine, è una storia assurda e un po' noiosa, che dimenticherò senza rimpianto.





mercoledì 6 agosto 2014

Sorta like a rock star - Matthew Quick

Sorta like a rock star di Matthew Quick
Disponibile in italiano? No
Parole chiave: Contemporary, YA
Pagine: 355
Formato: Paperback
Editore: Little Brown Books
Data di pubblicazione: Maggio 2011
Goodreads


"Is that how it works with adults?
It takes a bunch of threats to get what you want, but no one really cares about anything that doesn't concern them?
No one cares about doing what's right for the sake of doing what's right?"

Ho acquistato Sorta like a rock star all'inizio di quest'anno e mi sono finalmente decisa a leggerlo in occasione della RainbowReadAThon, dato che mi serviva un romanzo con il dorso rosso: mai scelta fu più azzeccata!

Arya e Sorta like a rock starLa protagonista della nostra storia è Amber Appleton, diciassettenne di Childress dalla vita decisamente complicata e no, non per colpa di un qualche maschione dal passato tenebroso. La sua casa altro non è che uno scuolabus, da lei soprannominato Hello Yellow, in cui passa praticamente ogni notte da sola, in attesa che la madre faccia ritorno ubriaca dopo essere andata alla ricerca di un nuovo possibile compagno. Nonostante tutte le terribili difficoltà che si trova costretta ad affrontare, Amber è la regina della speranza e dell'altruismo, non perdendo occasione per aiutare gli altri o spendere una buona parola. Ma quando l'ennesima tragedia la colpirà, rialzarsi le sembrerà impossibile.

Se potessi giudicare questo romanzo solo per come mi ha fatto sentire, assegnerei settordicimila stelline: era decisamente il libro giusto al momento giusto, e mi ha fatto sia ridere che piangere, lasciandomi un ricordo estremamente piacevole. Mi rendo conto però che ci sono alcune caratteristiche di questo romanzo che potrebbero non piacere a molte persone e ho pensato di evidenziarle in modo che sappiate a cosa andate incontro. Prima di proseguire però una puntualizzazione fondamentale: Sorta like a rock star ha ben poco a che fare con la musica, contrariamente a quanto il titolo potrebbe far supporre.

Innanzitutto, Amber: il suo continuo ottimismo è a tratti estenuante ed è talmente speranzosa da poter apparire a molti come finta, o perlomeno irritante. Troppo buona. Non si può certo dire che queste sue caratteristiche siano dovute all'ingenuità, dato tutto quello che ha passato. È semplicemente fatta così, prendere o lasciare. Inoltre Amber è cristiana e più volte la religione si fa largo tra le pagine di questo romanzo: ogni sera la nostra eroina prega JC e ogni settimana fa visita a Father Chee, il suo “pastore di fiducia”, con il quale, specie nella terza parte che compone il libro, ha degli scambi davvero interessanti e che mi hanno molto colpito.

"Father Chee?"
"Yes, Amber?"
"When will it stop hurting so badly?"
"I don't know."

Sorta like a rock star e la mia colazione:)Altra peculiarità del romanzo è sicuramente lo stile di scrittura, che vuole riprodurre una parlata adolescenziale attuale. Ora, essendo il romanzo in lingua originale, io sinceramente non so dirvi se i ragazzi americani parlano realmente in questo modo, e non so neanche cosa potrebbe uscirne in un'eventuale tradizione italiana, per cui probabilmente questa mia puntualizzazione vi è molto poco utile, ma ho pensato di farvi alcuni esempi del modo in cui si esprime Amber.
“I’m a pretty good Catholic; I’m still the big V. Momma Mary and me are, like, five-by-five; I’m a holy teenager of God, sucka!” 
“I’m sure there are people who would let us crash at their houses, because the town of Childress is full of good-hearted dudes and dudettes. Word.”
“True? True.”A essere sincera, i suoi frequenti True e Word mi hanno un po' irritato dopo un po'.

Sorta like a rock star è inoltre popolato da personaggi decisamente stravaganti (oltre ad Amber), come il veterano di guerra Private Jackson, la portiera Door Woman Lucy e il cagnolino Bobby Big Boy, per gli amici Tripla B, 3B e una serie innumerevole di altre variazioni. Io li ho adorati praticamente tutti, dal primo all'ultimo, compresa la diabolica Joan of Old. Assurde sono anche alcune situazioni, che mi hanno fatto ridere e messo di buonumore, cosa che ho apprezzato moltissimo. In questo senso mi ha ricordato un po' Will ti presento Will, con personaggi e situazioni surreali e divertenti, ma allo stesso tempo in grado di farti pensare e riflettere. Diversamente da quest'ultimo però in Sorta like a rock star la tragedia ha uno spazio importante e devo ammettere che la terza parte, quella in cui la stessa Amber si mette in discussione, è probabilmente quella che mi è piaciuta di più e che mi ha fatto piangere calde lacrime (tenete conto che però io non faccio testo, piango anche con i cartoni Disney!).

“Life goes on,” he says. “Whether we choose to enjoy it or not. So you might as well find a way to enjoy the parts you can. You can't just give up on life, Amber.”

Un'altra particolarità del romanzo è la presenza di alcuni capitoli narrati esclusivamente tramite singoli Haiku: ho scoperto cosa fossero gli haiku alle medie ma non mi era mai capitato di ritrovarne più di qualche menzione in un libro che ho letto, e la cosa mi ha fatto particolarmente piacere (anche se alcuni non sono certo il massimo).

Uno degli Haiku presenti in Sorta like a rock star


In definitiva, un romanzo che ho amato moltissimo ma che mi rendo conto potrebbe non incontrare il gusto di molti lettori. Sicuramente ha fatto scoccare una scintilla tra me e Matthew Quick che spero venga solo alimentata dalla lettura di altri suoi romanzi. Ho sofferto e riso con Amber, e nonostante lei sia così diversa da me, così solare e positiva, si è conquistata una fettina del mio cuore.

martedì 8 luglio 2014

Reality boy - A.S. King

Reality boy di A.S. King
Disponibile in italiano? No
Parole chiave: Contemporary, YA
Pagine: 368
Formato: Hardcover
Editore: Little Brown Books
Data di pubblicazione: Ottobre 2013
Goodreads Anobii
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Ho comprato Reality boy di A.S. King praticamente appena uscito, attirata dalla trama e dal nome dell'autrice, che ho già avuto modo di conoscere con Please ignore Vera Dietz, che non mi ha convinto del tutto, e Ask the passengers, che ho molto amato. Per quel che mi riguarda, devo dire che la King ha di nuovo fatto centro e sicuramente non mi lascerò scappare il suo nuovo romanzo in uscita a Ottobre.

Mirta con Reality boyProtagonista di Reality boy è Gerald, ai più noto come "the crapper": all'età di cinque anni è stato protagonista con la sua famiglia di un reality show in cui una tata cercava di sistemare i bambini problematici e insegnava ai loro genitori come gestirli e aiutarli. L'arrivo di questa bambinaia in realtà non ha fatto altro che peggiorare la situazione: Gerald infatti ha cominciato a lasciare i suoi escrementi nei posti più impensati, guadagnandosi il suddetto soprannome. Ora Gerald ha sedici anni, frequenta la classe speciale per alunni con difficoltà di apprendimento e ha regolari appuntamenti con un consulente perché ha dei grossi problemi nel gestire la rabbia e rischia di finire in prigione se non riesce a controllarsi. Insomma, tutto quello che vi aspettereste da una persona che ha dato problemi sin dall'infanzia, no? In realtà non è così semplice, la storia di Gerald nasconde molto di più, cose che le telecamere non hanno mostrato.

Mi sono resa conto di quanto questo libro stesse riuscendo nel suo intento quando mi sono accorta di quanto mi stesse facendo arrabbiare. Pagina dopo pagina, le azioni dei personaggi vicini a Gerald mi hanno fatto sempre più ribollire il sangue, e questo mi ha aiutato incredibilmente a immedesimarmi in lui e a rendere più comprensibili certi suoi comportamenti. Più volte avrei voluto prendere a pugni sua madre, sua sorella, suo padre, e poi ancora sua madre e sua sorella, rimbambendole. Iniziando il romanzo si pensa che Gerald sia forse un bambino con qualche problema, diverso dagli altri, e scoprire invece la verità, pagina dopo pagina, e pensare a come invece sarebbe potuta essere la sua vita se solo avesse avuto una famiglia diversa, ti fa davvero uscire di testa. E del resto lui sviluppa problemi nel contenere la rabbia. Il minimo sindacale, direi.

Una citazione di Reality boyMolto interessante è poi l'aspetto relativo ai Reality Show: quello che viene mandato in onda viene tagliato, manipolato, montato ad arte per impressionare il pubblico e indurlo a proseguire nella visione. Quanto quindi di questi "Reality" è davvero reale?  Me lo sono chiesta diverse volte anch'io, quando mi è capitato di vederne qualcuno. Come mi sono sempre chiesta come mai i dati d'ascolto di tali programmi s'impennino sempre quando nello show succede qualcosa di riprovevole, qualcosa che tutti condannano come sbagliato. Se per te è sbagliato, come mai allora ti incolli allo schermo? Quando Gerald comincia a defecare a destra e a manca, improvvisamente lo show diventa popolarissimo. Perché? Forse è come dice Hannah, protagonista femminile del romanzo: ti consola vedere che c'è sempre qualcuno messo peggio di te e che nella tua famiglia certe cose non succedono. È interessante inoltre vedere l'impatto che l'essere stato protagonista involontario di un reality molto famoso può avere su un bambino: Gerald per metà della popolazione della sua città è The Crapper e sempre lo sarà, qualunque cosa faccia. Viene riconosciuto, additato, preso in giro o compatito, non c'è via di scampo se non il fuggire.

Le mie parti preferite sono state quelle ambientate nel passato di Gerald, che in pratica raccontano gli episodi del Reality Show, compresi però di dietro le quinte: sono quelle che ci aiutano, piano piano, a scoprire la verità su di lui e a sciogliere il bandolo della matassa. La parte finale invece mi ha un pochino deluso, l'ho trovata un po' affrettata e troppo "buona" (non entro nei dettagli per non fare spoiler).

È presente anche del romance, fortunatamente non prevarica il nocciolo della narrazione: alcuni comportamenti di Gerald in tale ambito sono un po' "particolari", ma del resto tutta la sua storia è un po' strana e diversa da quella di tre quarti della popolazione mondiale.

In definitiva, un buon contemporary, ben scritto e originale, sicuramente diverso dal solito.

mercoledì 2 aprile 2014

Between mom and Jo - Julie Anne Peters (Tra mamma e Jo)

Between mom and Jo di Julie Anne Peters
Also by this author: Lies my girlfriend told me
Parole chiave: Contemporary, LGBT, YA
Pagine: 232
Formato: Hardcover
Data di pubblicazione: Dicembre 2007
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Between Mom and Jo, pubblicato in Italia da Playground con il titolo Tra mamma e Jo, è un romanzo che volevo leggere da molto tempo, sia per la trama interessante che per il nome dell'autrice, Julie Anne Peters, l'autrice di Luna, libro a parer mio meraviglioso.

Between mum and Jo, l'edizione italianaIl protagonista di questa storia è Nick, che ci racconta la sua vita con le sue due mamme, Erin e Jo: i primi ricordi d'infanzia, i compleanni passati assieme, i giochi e le marachelle. Ma anche le liti, la malattia, i tradimenti, l'alcool e le separazioni. È la vita di una famiglia come tante, fra alti, bassi e battute d'arresto. Ed è proprio questa, secondo me, la forza di questo romanzo: la normalità. Avere due mamme non ti rende un depravato o uno psicotico, gli unici problemi che si hanno nell'avere una coppia di genitori omosessuali sono negli occhi e nella bocca degli altri: sono loro a essere in difetto, non Nick, né Erin, né Jo. La restrizione di vedute delle persone si vede negli insulti che vengono rivolti a Nick da alcuni ragazzi, che sono sempre legati all'omosessualità dei suoi genitori, o negli atteggiamenti che la maestra delle elementari assume nei suoi confronti, per esempio non esponendo il suo bellissimo disegno solo perché non era presente un papà.
“It doesn't matter who you love - a guy, a girl - love is love. And it's the most important thing in the world. If you have love in your life, you have everything.”

Erin e Jo fanno gli stessi sbagli che potrebbe fare qualunque genitore e quello che accade loro è esattamente quello che purtroppo accade a decine e decine di famiglie nel mondo ogni giorno. Ed è così che deve essere, è questo che le persone devono capire: che non c'è niente di diverso, che nessuno è diverso.

Between mom and JoI personaggi della storia sono dipinti con estrema maestria dall'autrice e lasciano il segno: Erin e Jo sono un po' due poli opposti, l'una precisa, pratica, molto terra terra, convinta che far finta di niente sia la miglior strategia; l'altra estrosa, insofferente, determinata a non farsi mettere i piedi in testa da nessuno e a far valere i propri diritti. E poi c'è Nick, che vediamo crescere pagina dopo pagina, imparare, sbagliare e ricominciare. I temi trattati sono moltissimi, si va dall'alcolismo, alla malattia, al tradimento, ma uno domina su tutti ed è quello della genitorialità. E quest'ultimo non sono sul piano superficiale del che significa avere due mamme e non un papà, ma su un piano in realtà molto più profondo: cosa vuol dire essere genitori? Il DNA in comune può rendere uno più genitore dell'altro?
Piccola nota: i temi trattati non sono forse troppo approfonditi, ma penso sia dovuto comunque al fatto che il punto di vista da cui è narrata la storia è quello di Nick, che in fondo è solo un ragazzino.

Between mom and Jo è un libro che mi ha coinvolto e commosso, non al livello di Luna ma sicuramente un buon romanzo. Leggerò sicuramente altro dell'autrice!

lunedì 7 ottobre 2013

Speechless di Hannah Harrington

Speechless di Hannah Harrington
Parole chiave: Contemporary, YA
Pagine: 288
Formato: Paperback
Editore: Harlequin, Teen
Data di pubblicazione: 28 Agosto 2012
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Ho acquistato Speechless lo scorso anno, appena uscito, attratta dalla trama e sì, anche dalla copertina, per poi riporlo nella mia libreria in attesa del suo momento. Fortuna ha voluto che questo romanzo sia stato scelto per il gdl di Settembre del gruppo YA e dintorni su Goodreads (nel caso non lo conosciate, fateci un salto!) e quindi, dopo averlo spolverato, mi sono messa a leggerlo, piena di aspettative.

La protagonista di questa storia è Chelsea Knot, una studentessa delle superiori facente parte del gruppo delle ragazze IN della scuola. Fedele scudiero della popolarissima Kristen, Chelsea è da tutti conosciuta per una sua caratteristica peculiare: non è in grado di tenere alcun tipo di segreto. Questa sua incapacità la metterà in una situazione spinosa durante la grande festa organizzata per festeggiare la fine dell'anno: a causa della sua lingua lunga, un ragazzo rischierà di rimetterci la vita e Chelsea, per fare la cosa giusta e cercare di rimediare, verrà cacciata a calci dall'Olimpo delle popolari e tormentata. Conscia del fatto che la causa di tutto il dolore causato sono state le sue parole, ispirandosi a un articolo trovato su Vanity Fair Chelsea farà un voto di silenzio e farà di tutto per mantenerlo.

Running my mouth has hurt enough people already - the least I can do is shut up. Why can't everyone see I'm doing the world a favor?
Non è però così facile stare in silenzio e molti non riusciranno a comprendere la scelta di Chelsea. Io l'ho compresa, ho capito le sue motivazioni, anche se inizialmente devo ammettere che alcuni pensieri della protagonista mi hanno fatto storcere il naso: essendo sempre stata una ragazza popolare, praticamente in simbiosi con Kristen, la studentessa più in vista della scuola, non riesce subito a realizzare l'ipocrisia e la cattiveria delle persone che l'hanno sempre circondata, anzi, sembra quasi che Chelsea sarebbe disposta a tornare nel suo vecchio gruppo se solo Kristen la rivolesse indietro. Fortunatamente, con lo scorrere delle pagine, matura, cresce, partendo da piccole cose (il vestiario), giungendo sino ad atti importanti (la difesa di un compagno di classe vittima dei bulli suoi ex amici). Ho molto apprezzato questo percorso di crescita della protagonista ma, per me, c'è stato un problema di fondo, e cioè la previdibilità del romanzo. In diverse parti, infatti, mi sono ritrovata a pensare "ora succederà questo" e tac, succedeva esattamente quello che avevo pensato, togliendo un po' di gusto alla lettura.

Inoltre ho trovato alcuni aspetti del romanzo un po' troppo semplicistici. Le stesse implicazioni della scelta di Chelsea di stare in silenzio sono, secondo me, poco approfondite: un'unica insegnante si pone il problema dell'impossibilità di Chelsea di partecipare attivamente alle lezioni in classe, per gli altri è assolutamente indifferente e non danno alcun peso alla cosa. Per come conosco io la scuola e per come l'ho vissuta, la cosa mi pare un po' poco verosimile. Per non parlare della facilità con cui Chelsea viene avvicinata e accettata dalla persone che in realtà dovrebbero più di tutti avercela con lei. Uno dei personaggi a un certo punto dirà:

Hate is... it's too easy. [...] Love. Love takes courage.
Io lo so, capisco questa frase, comprendo la sua verità. Ma so anche che nel mondo di tutti i giorni le persone che fanno di questa frase il loro motto sono pochissime in confronto a quelle che si lasciano prendere dalla rabbia e dall'odio: trovo poco che realistico che Chelsea trovi una concentrazione di persone così facili al perdono, lasciando che rimangano come unici haters coloro che sono dalla parte del torto (la sua ex combriccola). C'è una distinzione secondo me troppo netta tra "buoni" e "cattivi".

D'altra parte però ho molto apprezzato la descrizione della quotidianità di Chelsea e sopratutto il suo riapprezzarsi grazie anche allo studio, precedentemente trascurato. Molto ben descritto è inoltre il clima che si respira nel locale Rosie's, centrale per la vicenda: mi è sembrato più volte di trovarmi lì insieme agli altri ragazzi, e ho un po' bramato la possibilità di poter trovare un posto così, in cui ti senti sempre accolta e mai giudicata. Centrale per il romanzo è la tematica lgbt e la Harrington descrive bene l'omofobia di certi soggetti, i pregiudizi e l'ignoranza di certe persone.


Da sottolineare la presenza di un accenno di triangolo amoroso, che però proprio triangolo non è: si ha più un percorso da un interesse a un altro, che combacia con la crescita di Chelsea e la sua nuova attrazione per un altro tipo di qualità.

In definitiva ho apprezzato Speechless, ma non quanto avrei voluto: una lettura scorrevole e interessante, danneggiata da una prevedibilità e una semplicità eccessive.

incipit
Keeping secrets isn't my speciality. It never has been, ever since kindergarten when I found out Becky Swanson had a crush on Tommy Barnes, and I managed to circulate that fact to the entire , including Tommy himself, within our fifteen minute recess - a pretty impressive feat. in retrospect. That was ten years ago, and it still may hold the record for my personal best.

The secret I have right now is so, so much juicier than that. I'm just about ready to burst at the seams.

page69
*Si avvisano i lettori che la pagina 69 di un libro potrebbe contenere spoiler*


   Point taken.
   Hey, your answer to problem number four is wrong. To find the domain you need to set the denominator to zero.
   Wow. I was not even close.
   Not really, no.
It goes on like this for a while, until the teacher glances at the clock and says, "All right, you're all excused."
Everyone clears out of the room like it's on fire. Asha is the only one who takes her time packing away her knitting needles, zipping up her bag and tucking the newspaper under her arm. Now that we're both standing up, I can tell exactly how short she is. I mean, I'm no giant, but I tower over her by a good three or four inches. Her sleek black hair sways back and forth as she walks in front of me out the door. I wonder how she deals with it - it must take forever to wash, and even longer to brush. I have enough trouble keeping my own tamed, and mine only goes a little past my shoulders. It's flaming red and wavy, and no matter how much product I use, it always ends up looking wild and tousled within an hour of drying. Ridiculous.
Asha and I head in the same direction, and we end up walking side by side through the parking lot together. Ouside the weather is clear and cold. There's snow blanketed on the grass; it'll be there for another two months, at least. Michigan winters are like that. Last year there was a blizzard in April, bad enough to close the schools. Usually I'm eager for all the snow to melt, for spring to start and the birds to sing and the flowers to bloom, all that jazz, but today I'm glad for this miserable weather. It suits my perfectly miserable mood.
"I love winter,"Asha announces out of the blue, winding her scarf tight around her neck.

mercoledì 11 settembre 2013

Perché ci siamo lasciati di Daniel Handler

Perché ci siamo lasciati è un romanzo che mi ha deluso. Le premesse per una storia originale e interessante c’erano tutte, ma la narrazione lenta e poco coinvolgente mi ha portato più volte a pensare di mollare il libro senza finirlo. Alla fine l’ho letto tutto, unicamente perché volevo sapere per quale cavolo di motivo Ed e Min si fossero lasciati. Motivo, per altro, prevedibilissimo.

La storia narrata in Perché ci siamo lasciati comincia dalla fine: la relazione tra Ed e Min si è conclusa e la ragazza decide di mettere definitivamente la parola fine alla faccenda riponendo in una scatola tutto ciò che ha raccolto durante il loro rapporto e che le ricorda Ed per poi consegnargliela. Troviamo un po' di tutto, tappi di birra, rullini, biglietti del cinema, una zuccheriera... Ogni oggetto ci viene mostrato dalle illustrazioni di Maira Kalman che introducono ogni nuovo capitolo. Ci vengono descritti diversi episodi della relazione tra i due ragazzi sino al finale che, finalmente, ci spiega perché si sono lasciati.

Le cose che mi hanno fatto storcere il naso in questo romanzo sono molte, devo ammetterlo.

Innanzitutto Min, la protagonista: non sono riuscita a capirla, né a entrare in alcun modo in empatia con lei. Ho trovato alcuni suoi atteggiamenti sciocchi, inspiegabili e non sono riuscita in alcun modo a farmela piacere. Capite bene che, essendo tutta la storia narrata dal suo punto di vista, questo è un problema decisamente non da poco. Ed se possibile è anche peggio: rappresenta un'infinità di cose che mi infastidiscono ed è, secondo me, a dir poco stereotipato. Il tipico sportivo da telefilm americano, per capirci. E palesemente nella loro relazione c'è qualcosa che non va, ma Mindy doveva avere veramente delle grosse fette di prosciutto sugli occhi per non accorgersene. Che poi sono stati insieme a malapena tre mesi. TRE MESI.

Il ritmo della narrazione è incredibilmente lento, non succede molto di eclatante o emozionante, mi sono ritrovata ad andare avanti nella lettura per inerzia, con un'immensa voglia di saltare le pagine e, già che c'ero, prendere a schiaffi Min per farla rinvenire.

Un'altra cosa che mi ha infastidito sono state le continue citazioni cinematografiche presenti nel romanzo. Ogni cosa che succede viene da Min paragonata alla scena di un film, molti dialoghi le fanno venire in mente le battute di un certo film. E basta! Non essendo molto ferrata in materia, inizialmente ho pensato che comunque non riuscissi a cogliere le citazioni per ignoranza mia e null'altro. Poi parlando con Girasonia è uscito fuori che in realtà l'autore si è inventato tutti i film citati. Ecco, questa cosa mi ha fatto arrabbiare ancora di più. Pur non gradendolo, avrei potuto riconoscere all'autore la gran cultura cinematografica: e invece no! È tutto inventato! Le scene dei film, i titoli, le battute, cascano così a fagiolo perché se li è inventati.

In definitiva, un romanzo con uno spunto e una struttura piuttosto innovativi la cui realizzazione però non mi ha soddisfatto. Per sentire una campana completamente diversa (tenete comunque presente che non sono una fan dei romanzi puramente romance, anche se ogni tanto ci provo), non perdetevi la recensione di Girasonia, che invece ha adorato il romanzo.

lunedì 22 luglio 2013

Eleanor & Park di Rainbow Rowell (Per una volta nella vita)

 




I want everyone to meet you. You're my favorite person of all time.



Sono praticamente mesi che sento parlare di Eleanor & Park: praticamente tutte le blogger che seguo lo hanno letto, e tutte hanno scritto recensioni entusiaste. Per cui potete ben capire con quali aspettative io mi sia avvicinata al romanzo. Pensavo che mi avrebbe fatto cambiare idea circa i romance per YA, che come sapete non sono esattamente la mia cup of tea. Intendiamoci: non è che odi il romance, semplicemente difficilmente mi piacciono storie incentrate esclusivamente su esso. Eleanor & Park, da quanto avevo letto in giro, sembrava diverso, con tematiche anche importanti, ma purtroppo non è riuscito a convincermi.

Siamo nel 1986, a Omaha. Eleanor si è appena trasferita, Park vi è nato e cresciuto. Eleanor non rappresenta certo lo stereotipo di bellezza: un po' in carne, si veste in modo strambo, più spesso con indumenti maschili che femminili, una zazzera di riccioli rossi a coronare il tutto. Park ha origini  koreane, è perennemente vestito di nero e ama isolarsi nel suo piccolo mondo fatto di musica. Eleanor ha una famiglia allo sfascio, con un patrigno che la odia, una madre che subisce e tre fratellini terrorizzati. Park in confronto ha una famiglia che sembra uscita da una pubblicità del Mulino Bianco, con un padre forse un po' burbero e severo ma che comunque gli vuole bene. Entrambi costretti ad andare a scuola con il bus, loro malgrado si incontreranno, o meglio si scontreranno. E da lì tutto avrà inizio.

'I just can’t believe that life would give us to each other,’ he said, ‘and then take it back.’


‘I can,’ she said. ‘Life’s a bastard.'

Devo ammettere che all'inizio ero completamente coinvolta: la prima parte del romanzo mi ha rapito, colpito, incuriosito. Poi però è cominciata la noia. Mi è venuta addirittura voglia di saltare qualche pagina, e questo non è mai un buon segno. Ma andiamo con ordine.

 All'inizio la Rowell ci fa quello che possiamo definire un quadro della situazione: conosciamo i due protagonisti, altri ragazzi della scuola, le rispettive situazioni familiari,... Poi abbiamo l'incontro tra i due  e l'alternarsi dei due diversi POV è interessante e ci consente di vedere ogni cosa dal doppio punto di vista e soprattutto di non perderci nulla nell'evoluzione della situazione. E qui forse abbiamo quella che per me è la parte migliore del romanzo: i due protagonisti che abbiamo di fronte non sono i soliti perfettini da calendario, ma due ragazzi del tutto ordinari. Ancora meglio, sono due nerd: abbiamo quindi diverse citazioni e menzioni, da Watchmen a Star Wars, passando per tutta una serie di fenomeni degli anni ottanta ancora vividi nell'immaginario collettivo (es. Magnum P.I, Bruce Lee).

“You can be Han Solo," he said, kissing her throat. "And I'll be Boba Fett. I'll cross the sky for you.”



Il tutto però diventa poi all'improvviso decisamente troppo mieloso per i miei gusti. Ma soprattutto mi ha dato fastidio come elementi fondamentali, per esempio le problematiche familiari di Eleanor, diventino per pagine e pagine praticamente di secondo piano. Abbiamo solo ogni tanto qualche riferimento del tipo "Non devo farmi beccare da Richie" ma tutto si limita praticamente solo a quello. Per Eleanor non c'è altro che Park, e per me il libro è diventato pesante.



Inoltre ho spesso faticato a entrare in sintonia con Eleanor: per certi versi ci somigliamo molto, ma devo ammettere che talvolta ho fatto fatica a seguire il filo logico dei suoi pensieri, non riuscendo così a spiegarmi diverse delle sue azioni.
Ogni cosa mi pare poi che si risolva con troppa facilità, in modo decisamente poco realistico. Per non parlare del finale, che mi ha decisamente lasciato interdetta, con troppe cose non chiare, incentrato solo ed esclusivamente su Park e Eleanor. Per me l'autrice ha perso l'occasione di approfondire tematiche importanti, limitandosi ad accennarle per poi lasciarle un po' nel dimenticatoio e risolverle in modo semplice o vago. (Per chi lo ha letto, giusto qualche nome di riferimento: Tina? La famiglia? E gli zii, così, senza problemi?)

In definitiva un romanzo che mi ha un po' deluso. Probabilmente sarà più gradito a coloro che amano il romance, tenete conto che io sono una delle pochissime lettrici che non ne è rimasta soddisfatta.

lunedì 25 febbraio 2013

Noi siamo infinito - Ragazzo da parete di Stephen Chbosky

 

noisiamoinfinito3d

 

Autore: Stephen Chbosky
Originale: The perks of being a wallflower
Genere: YA, contemporary
Youngadults
Editore: Sperling & Kupfer
Collana: Pandora
Pubblicazione: Gennaio 2013 (ristampa)
Pagine: 271
Prezzo: 16,90€
Acquista su: Amazon.it

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