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lunedì 2 marzo 2015

Crystal della strada - Siobhan Dowd


Crystal della strada di Siobhan Dowd
Parole chiave: Contemporary, YA
Pagine: 275
Formato: Paperback
Editore: Uovonero
Data di pubblicazione: Giugno 2014
Goodreads • Anobii • Amazon.it •



Holly Hogan ha tredici anni. Vive da tempo in un istituto per minori, sotto la tutela dei servizi sociali. Quando viene affidata a Fiona e Ray, una coppia senza figli, il suo desiderio di fuggire per andare alla ricerca di sua madre in Irlanda diventa più forte che mai. Un giorno Holly trova casualmente, in casa dei suoi genitori adottivi, una parrucca bionda. Nasce così Crystal l'inarrestabile, la ragazza con tre o quattro anni di più, affascinante, scaltra e sicura di sé, quella capace di trasformare in realtà il sogno di una fuga alla ricerca delle radici, che diventa un fantastico viaggio nel passato e nella propria identità. "Crystal della strada" presenta il ritratto intenso e vivace di un'adolescente alla coraggiosa ricerca di se stessa, fra rabbia e umorismo.

Ho per la prima volta sentito parlare di Siobhan Dowd quando ho letto Sette minuti dopo la mezzanotte, breve romanzo scritto da Patrick Ness che mi è piaciuto da impazzire: il soggetto della storia era infatti stato ideato da Siobhan Dowd, morta prima di poter sviluppare concretamente in un libro la sua idea. Dopo questo primo incontro accidentale mi sono interessata sempre più a quest'autrice e ho letto il suo Il mistero del London Eye, pubblicato in Italia dalla Uovonero: mi è piaciuto molto e così ho finito per cercare di recuperare anche gli altri scritti dell'autrice. Crystal della strada l'ho scoperto per caso in biblioteca, non sapendo che fosse stato tradotto anche da noi, e l'ho subito preso in prestito.

La copertina dell'edizione originale di Crystal della stradaHolly Hogan è una ragazzina di tredici anni dal passato decisamente travagliato: ne facciamo la conoscenza nel primo capitolo, in cui la ritroviamo alle prese con un imbarco clandestino su una nave diretta in Irlanda. Senza farsi notare, si è nascosta nella parte posteriore di una vettura spaziosa, coperta dai cappotti: quando finalmente sente i proprietari dell'auto allontanarsi e il rollio della nave sotto di sé, decide di uscire dalla macchina per spostarsi sul ponte, pronta a gustarsi il viaggio. Peccato che le portiere siano state chiuse a chiave dall'esterno e, a causa del dispositivo di sicurezza per i bambini, siano impossibili da aprire dall'interno. Presa dal panico, Holly urla, scalcia, prende a pugni il finestrino, ma nella stiva non c'è nessuno che può sentirla. Disperata, si accascia sui sedili e comincia a ripensare a come è arrivata lì, su quella nave, e perché. E così veniamo a sapere che Holly vive a Templeton House, una casa per ragazzi in attesa di affidamento, perché una famiglia non ce l'ha. O meglio, lei ce l'ha, sua madre la sta aspettando in Irlanda, solo che i servizi sociali l'hanno segregata lì, senza dire niente a nessuno, e così la sua mamma, non sapendolo, non riesce a trovarla. E le cose si complicano quando una famiglia di babbacucchi decide di prenderla in affidamento. Holly vorrebbe solo scappare e Crystal le darà la forza di farlo.

Crystal della strada, come presumo abbiate capito, è un romanzo di crescita dedicato a un pubblico di giovani lettori. Si legge molto velocemente, con i suoi capitoli brevi e il suo linguaggio scorrevole, ed è molto godibile, ma non mi ha colpito più di tanto. Sicuramente vengono toccate dalla narrazione delle tematiche molto importanti, l'affidamento, gli abusi familiari, il concetto stesso di famiglia, il tutto in modo piuttosto semplice e delicato, senza scene troppo forti. Il problema è che buona parte della storia mi è sembrata poco realistica. Trovo assurdo che Holly riesca da Londra ad arrivare quasi in Irlanda senza grossi problemi: fa l'autostop e ovviamente incontra le persone più buone dell'universo, gira di notte e si ubriaca in discoteca e trova l'unico ragazzo che, ok che non l'aiuta, ma neanche se ne approfitta.

Un'altra edizione in lingua inglese di Crystal della stradaPosso credere al fatto che nessuno la fermi, nessuno si chieda dove va quella ragazzina: lo vediamo ogni giorno, spesso le persone fanno finta di niente, fingono di non vedere. Ma che, tutto sommato, le vada tutto decisamente bene mi sembra a dir poco assurdo. Probabilmente sono io che sono troppo negativa, non so, o forse è così semplicemente perché ci troviamo di fronte a un romanzo per ragazzi. Fatto sta che avrei preferito un maggior realismo: Holly trova delle difficoltà durante il suo viaggio, rischia più volte di non farcela, ma secondo me una ragazzina che intraprendesse la stessa esperienza ne incontrerebbe molte di più e di gran lunga peggiori. C'è da dire poi che la protagonista non è Miss simpatia e più volte avrei voluto scuoterla e farle aprire gli occhi, ma questo temo sia dovuto al fatto che oramai mi avvicino più all'età di sua madre che alla sua. Per lo stesso motivo probabilmente ho faticato a capire il rapporto Holly-Crystal e la sua trasformazione, il suo trovare forza e sfacciataggine in una cosa così piccola e così, secondo me, anonima. Crystal mi è stata indigesta sin dal primo momento, facendomi rimpiangere Holly. Ho trovato emozionante la parte finale e la presa di coscienza di Holly, sulla nave: mi è dispiaciuto per lei, per quello che ha passato da piccola.

In definitiva, un libro carino, non memorabile, consigliato ai lettori più giovani, agli adulti potrebbe risultare, secondo me, un po' insipido.

lunedì 26 gennaio 2015

La ballata di Adam Henry - Ian McEwan


La ballata di Adam Henry di Ian McEwan
Parole chiave: Contemporary
Pagine: 202
Formato: Hardcover
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: Novembre 2014
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"Divino distacco, diabolica perspicacia": cosi si mormora negli ambienti giudiziari londinesi a proposito di Fiona Maye, giudice dell'Alta Corte britannica in servizio presso la litigiosa Sezione Famiglia. Sposata da trentacinque anni con lo stesso uomo e senza figli, il giudice Maye ha dedicato tutta la sua carriera alla composizione di dissidi sanguinosi spesso giocati nella carne di chi un tempo si è amato. Battaglie feroci per l'affidamento di figli non più condivisi, baruffe patrimoniali, esplosioni d'irrazionalità cui il giudice Maye oppone un paziente esercizio di misura e sobrietà nella convinzione di "poter restituire ragionevolezza a situazioni senza speranza". I casi su cui è chiamata a pronunciarsi popolano i giorni e ossessionano le notti di Fiona, calcandone la coscienza. Forse la rendono più sfuggente, distratta. Sarà dunque a questo che si deve l'oltraggiosa richiesta di suo marito Jack? "Ho bisogno di una bella storia passionale", un "ultimo giro" extraconiugale con la ventottenne Melanie, esperta di statistica. Umiliata, ferita, "abbandonata agli albori della vecchiaia", Fiona cerca rifugio, come d'abitudine, nel caso successivo. È quello di Adam Henry, violinista dilettante, poeta in erba, diciassette anni e nove mesi, troppo pochi per decidere autonomamente della propria vita o della propria morte. Adam è affetto da una forma aggressiva di leucemia che richiede trattamento immediato.

Fino a oggi, non avevo mai letto nulla di McEwan nonostante ne avessi sentito ripetutamente parlare: non so, nessun titolo sembrava chiamarmi, nessuna trama convincermi. Qualche mese fa ho poi addocchiato The children act e quando a Dicembre la biblioteca della mia città se ne è procurata una copia in lingua italiana, come La ballata di Adam Henry per l'appunto, ho deciso di fare un tentativo, dato che l'idea alla base della storia mi interessava molto. Beh, fra me e McEwan è letteralmente scoccata la scintilla!

Protagonista de La ballata di Adam Henry è Fiona Maye, un giudice che si occupa di diritto famigliare e quindi di tutto quelle cause riguardanti divorzi, separazioni, affidamenti, potestà e simili. Il lavoro la assorbe quasi completamente, per cui quando una sera tornando a casa trova suo marito sul piede di guerra, stufo della loro vita e deciso a provare qualcosa di più eccitante, cade dalle nuvole e il suo cuore si spezza. Decisa a non lasciarsi andare, non dice nulla a nessuno e continua a dedicarsi a ciò che le riesce meglio, il suo lavoro. Un caso urgente necessita del suo giudizio: un ragazzino di diciassette anni, Adam Henry, ha bisogno di alcune trasfusioni di sangue per poter sopportare i medicinali che gli vengono somministrati per combattere la leucemia, ma i suoi genitori impediscono ai medici di effettuarle poiché Testimoni di Geova e quindi contrari a tale pratica a causa del loro credo. E Adam stesso è del medesimo parere. Spetta a Fiona decidere se Adam vivrà o morirà e ha pochissimo tempo per formulare una sentenza che cambierà la vita di molti, compresa la sua.

La giurisprudenza non è mai stata il mio forte: trovo sia noioso e ai limiti dell'impossibile imparare a memoria tutti quegli articoli, per non parlare dell'assurdo linguaggio in cui sono scritti, il cosiddetto "legalese", che sembra sia stato inventato per poter mettere ancora più in difficoltà le persone. Non so voi, ma io quando mi trovo a leggere un articolo, per esempio, del codice penale, mi sento proprio tonta. Forse lo sono, forse no, non sono certo la persona migliore per giudicarmi. Tornando a questioni più importanti, in questo romanzo McEwan ci mostra uno scorcio di come funziona la divisione familiare dell'Alta Corte Londinese, un settore secondo me ancora più complesso perché, come ci mostra l'autore, non ci sono schemi rigidi e ben precisi ma molto è lasciato all'interpretazione del giudice, e quindi molto è legato anche a chi ti viene assegnato. Da quel che ho potuto leggere, penso di poter definire Fiona come un giudice competente e scrupoloso: passa gran parte del suo tempo a ragionare sui casi, a riflettere sui fatti e sulle testimonianze e cerca di trovare sempre quella che, secondo la legge e secondo lei, è la soluzione migliore. È strano vedere come uno stesso articolo, una stessa affermazione, possano, a seconda dell'interpretazione, essere favorevoli tanto a una parte in causa quanto a quella contrapposta: a ben pensarci è inquietante, perché rende legittimo il tutto quanto il contrario di tutto. E allora, cos'è lecito e cosa no?

Il caso poi che ci viene presentato più da vicino riguarda un argomento che mi interessa molto e a cui proprio di recente abbiamo accennato a lezione all'università: i Testimoni di Geova e il loro rifiuto a essere trasfusi. Le persone che aderiscono a questo credo sono dell'idea che il ricevere sangue altrui li renda impuri agli occhi di Dio, che così sia scritto nella Bibbia. Io non mi intendo di Scritture quindi non starò a sproloquiare su quanto ciò sia vero o meno: io, per quel che mi riguarda, non concordo con questa visione delle cose. Il problema, in questo caso, ci viene presentato inizialmente dal punto di vista giuridico: da una parte abbiamo l'ospedale, che ovviamente vuole che Adam venga costretto ad accettare la trasfusione, dall'altra il ragazzo e la sua famiglia, attaccati al loro credo e alle loro convinzioni. Adam è, per pochi mesi, ancora minorenne, quindi a decidere devono essere i suoi tutori legali, i suoi genitori: ma stanno davvero scegliendo il meglio per il loro figlio? E la libertà di credo? La libertà di scelta? Sicuramente non una scelta facile, né dal punto di vista legale, né da quello umano. È facile dire "deve essere trasfuso", ma bisogna anche capire come Adam è stato cresciuto, in cosa crede, di cosa ha paura. E Fiona ci prova a capire, a capirlo.

A contornare tutto questo abbiamo la crisi matrimoniale che improvvisamente Fiona si trova costretta ad affrontare, con un marito che si sente incompreso e messo da parte, sempre al secondo posto dopo un lavoro che sembra assorbirla completamente. Ma non è questo l'unico motivo per cui Fiona ha preso le distanze, in realtà sono molti altri i pensieri che la affliggono, a partire dal rimpianto per non aver avuto figli al non sopportare la vista del proprio corpo che invecchia e si trasforma.

Con grande maestria, McEwan mescola gli elementi costituenti tutte queste storie per creare un romanzo incisivo, stimolante e sicuramente emozionante.

lunedì 5 gennaio 2015

Se ho paura prendimi per mano - Carla Vistarini


Se ho paura prendimi per mano di Carla Vistarini
Parole chiave: Contemporary, Giallo
Pagine: 237
Formato: Hardcover
Editore: Corbaccio
Data di pubblicazione: Settembre 2014
Goodreads - Amazon.it



Leggere Se ho paura prendimi per mano è stato un errore e no, non perché sia un brutto libro, ma perché sono una tontolona io: l'ho addocchiato per la prima volta navigando sul sito della biblioteca della mia città e mi sono immediatamente innamorata della copertina. Un vero e proprio insta-love. Ho letto solo le prime tre righe della trama e ho deciso che doveva essere mio: in due minuti l'ho prenotato e ho atteso con calma il mio turno. Mi aspettavo un romanzo piuttosto triste, su un senzatetto che alleva una bimba non sua, e invece... sorpresa! Mi son ritrovata tra le mani una sorta di giallo. Al ché ho finito di leggere la quarta di copertina e mi sono più volte maledetta per la mia sbadataggine. Dai, però non è tutta colpa mia, quella meravigliosa cover fa pensare a tutt'altro! (Per non parlare del titolo...)

sehopauraTutto ha inizio con Smilzo, giovane senzatetto, in coda alla cassa del supermercato in attesa del suo turno. Perso nei suoi pensieri, si ritrova affiancato da una piccola bambina con una clava rossa in mano e un'espressione seria.  In pochi secondi le cose precipitano, un uomo armato intima alle cassiere di consegnargli l'incasso, e per rimarcare la minaccia spara in direzione del soffitto. Dopo alcuni minuti di panico, la rapina ha fine e Smilzo decide di andarsene prima che la polizia cominci a fare domande scomode ma la piccola bambina vista in precedenza attira la sua attenzione: prendendolo per mano, lo conduce presso il corpo di una donna stesa a terra. Smilzo comprende subito che la donna è morta e indirizza la bambina verso un agente di polizia, deciso ancor più a svignarsela. Ma il suo destino e quello della bambina vengono di nuovo a incrociarsi e lui questa volta non potrà fuggire.

Se ho paura prendimi per mano è un libro che si legge molto velocemente ma che mi ha lasciato un po' insoddisfatta. Mi ha ricordato per certi versi La banda degli invisibili di Bartolomei, senza però dimostrarsene all'altezza. Il romanzo è sicuramente ben scritto, talvolta arricchito da un lessico inusuale e forbito, ma ho trovato in alcune scelte narrative una mancanza di coerenza interna e una eccessiva irrealtà della vicenda. Quelli che forse più mi hanno fatto storcere il naso sono probabilmente i personaggi. Nonostante appaiano per lo più come simpatici e facilmente amabili, sono però poco credibili e spesso out of character, se così vogliamo dire. Prendiamo il protagonista, Smilzo: ora barbone, in passato si è laureato, frequentando anche un corso al MIT, e ha ricoperto cariche lavorative importanti, finendo poi ricercato per gravi frodi. Ecco, si presuppone quindi comunque un certo grado di intelligenza, visto il suo passato: durante tutto l'arco narrativo Smilzo appare però come un sempliciotto, che fa ragionamenti assurdi e non riesce neanche a fare due più due. Mentre il professore, altro personaggio, è giustificabile data l'età e l'incipiente demenza senile, Smilzo, secondo me, non lo è affatto. Lo stesso dicasi per la bimba: è troppo buona, calma ma soprattutto adulta per avere solo tre anni.

Mirta e Arya con Se ho paura prendimi per manoAnche alcune vicende non mi hanno convinto. Non voglio fare in alcun modo spoiler, ma diciamo che le motivazioni finali dietro la vicenda mi hanno lasciato decisamente l'amaro in bocca e l'ho trovate assolutamente poco credibili. Ecco, possiamo dire che, in un certo senso, la credibilità è stata il mio cruccio nei confronti di questo romanzo: non sono riuscita a capire fino a che punto l'autrice volesse scrivere una storia reale, che facesse comunque sorridere, ma con i piedi per terra, oppure una storia per cui era necessario sospendere completamente il senso di realtà. Il romanzo è coinvolgente, sicuramente emozionante, ma leggendolo continuavo a notare queste cose e a non gustarmelo appieno. È però sicuramente un buon esordio e penso proprio che in futuro leggerò altro di questa autrice.