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lunedì 2 marzo 2015

Crystal della strada - Siobhan Dowd


Crystal della strada di Siobhan Dowd
Parole chiave: Contemporary, YA
Pagine: 275
Formato: Paperback
Editore: Uovonero
Data di pubblicazione: Giugno 2014
Goodreads • Anobii • Amazon.it •



Holly Hogan ha tredici anni. Vive da tempo in un istituto per minori, sotto la tutela dei servizi sociali. Quando viene affidata a Fiona e Ray, una coppia senza figli, il suo desiderio di fuggire per andare alla ricerca di sua madre in Irlanda diventa più forte che mai. Un giorno Holly trova casualmente, in casa dei suoi genitori adottivi, una parrucca bionda. Nasce così Crystal l'inarrestabile, la ragazza con tre o quattro anni di più, affascinante, scaltra e sicura di sé, quella capace di trasformare in realtà il sogno di una fuga alla ricerca delle radici, che diventa un fantastico viaggio nel passato e nella propria identità. "Crystal della strada" presenta il ritratto intenso e vivace di un'adolescente alla coraggiosa ricerca di se stessa, fra rabbia e umorismo.

Ho per la prima volta sentito parlare di Siobhan Dowd quando ho letto Sette minuti dopo la mezzanotte, breve romanzo scritto da Patrick Ness che mi è piaciuto da impazzire: il soggetto della storia era infatti stato ideato da Siobhan Dowd, morta prima di poter sviluppare concretamente in un libro la sua idea. Dopo questo primo incontro accidentale mi sono interessata sempre più a quest'autrice e ho letto il suo Il mistero del London Eye, pubblicato in Italia dalla Uovonero: mi è piaciuto molto e così ho finito per cercare di recuperare anche gli altri scritti dell'autrice. Crystal della strada l'ho scoperto per caso in biblioteca, non sapendo che fosse stato tradotto anche da noi, e l'ho subito preso in prestito.

La copertina dell'edizione originale di Crystal della stradaHolly Hogan è una ragazzina di tredici anni dal passato decisamente travagliato: ne facciamo la conoscenza nel primo capitolo, in cui la ritroviamo alle prese con un imbarco clandestino su una nave diretta in Irlanda. Senza farsi notare, si è nascosta nella parte posteriore di una vettura spaziosa, coperta dai cappotti: quando finalmente sente i proprietari dell'auto allontanarsi e il rollio della nave sotto di sé, decide di uscire dalla macchina per spostarsi sul ponte, pronta a gustarsi il viaggio. Peccato che le portiere siano state chiuse a chiave dall'esterno e, a causa del dispositivo di sicurezza per i bambini, siano impossibili da aprire dall'interno. Presa dal panico, Holly urla, scalcia, prende a pugni il finestrino, ma nella stiva non c'è nessuno che può sentirla. Disperata, si accascia sui sedili e comincia a ripensare a come è arrivata lì, su quella nave, e perché. E così veniamo a sapere che Holly vive a Templeton House, una casa per ragazzi in attesa di affidamento, perché una famiglia non ce l'ha. O meglio, lei ce l'ha, sua madre la sta aspettando in Irlanda, solo che i servizi sociali l'hanno segregata lì, senza dire niente a nessuno, e così la sua mamma, non sapendolo, non riesce a trovarla. E le cose si complicano quando una famiglia di babbacucchi decide di prenderla in affidamento. Holly vorrebbe solo scappare e Crystal le darà la forza di farlo.

Crystal della strada, come presumo abbiate capito, è un romanzo di crescita dedicato a un pubblico di giovani lettori. Si legge molto velocemente, con i suoi capitoli brevi e il suo linguaggio scorrevole, ed è molto godibile, ma non mi ha colpito più di tanto. Sicuramente vengono toccate dalla narrazione delle tematiche molto importanti, l'affidamento, gli abusi familiari, il concetto stesso di famiglia, il tutto in modo piuttosto semplice e delicato, senza scene troppo forti. Il problema è che buona parte della storia mi è sembrata poco realistica. Trovo assurdo che Holly riesca da Londra ad arrivare quasi in Irlanda senza grossi problemi: fa l'autostop e ovviamente incontra le persone più buone dell'universo, gira di notte e si ubriaca in discoteca e trova l'unico ragazzo che, ok che non l'aiuta, ma neanche se ne approfitta.

Un'altra edizione in lingua inglese di Crystal della stradaPosso credere al fatto che nessuno la fermi, nessuno si chieda dove va quella ragazzina: lo vediamo ogni giorno, spesso le persone fanno finta di niente, fingono di non vedere. Ma che, tutto sommato, le vada tutto decisamente bene mi sembra a dir poco assurdo. Probabilmente sono io che sono troppo negativa, non so, o forse è così semplicemente perché ci troviamo di fronte a un romanzo per ragazzi. Fatto sta che avrei preferito un maggior realismo: Holly trova delle difficoltà durante il suo viaggio, rischia più volte di non farcela, ma secondo me una ragazzina che intraprendesse la stessa esperienza ne incontrerebbe molte di più e di gran lunga peggiori. C'è da dire poi che la protagonista non è Miss simpatia e più volte avrei voluto scuoterla e farle aprire gli occhi, ma questo temo sia dovuto al fatto che oramai mi avvicino più all'età di sua madre che alla sua. Per lo stesso motivo probabilmente ho faticato a capire il rapporto Holly-Crystal e la sua trasformazione, il suo trovare forza e sfacciataggine in una cosa così piccola e così, secondo me, anonima. Crystal mi è stata indigesta sin dal primo momento, facendomi rimpiangere Holly. Ho trovato emozionante la parte finale e la presa di coscienza di Holly, sulla nave: mi è dispiaciuto per lei, per quello che ha passato da piccola.

In definitiva, un libro carino, non memorabile, consigliato ai lettori più giovani, agli adulti potrebbe risultare, secondo me, un po' insipido.

lunedì 12 gennaio 2015

I diari della falena - Rachel Klein


I diari della falena di Rachel Klein
Parole chiave: Mistery, YA
Pagine: 343
Formato: Paperback
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: Ottobre 2011
Goodreads • Amazon.it •


In un elegante collegio, una ragazza di sedici anni affida al proprio diario i propri pensieri più intimi. L'oggetto della sua crescente ossessione è la sua compagna di stanza, Lucy Blake, e l'amicizia di Lucy con la loro nuova e inquietante compagna di classe, l'enigmatica e lunatica Emessa, pallida e dagli occhi ipnotici. Attorno a lei vorticano voci misteriose, sospetti e segreti, così come una serie di sinistre sciagure. Mentre la paura si diffonde per la scuola e Lucy non è più la stessa Lucy, fantasia e realtà si mescolano finché ciò che è vero e ciò che è solo immaginato si fondono in un incubo a occhi aperti che risveglia le ansie, la lussuria, e le paure dell'adolescenza.

Non è per nulla semplice parlarvi de I diari della falena. Ho ricevuto questo libro in regalo da un'amica di famiglia alcuni anni fa (grazie Romina!) e poi l'ho lasciato sullo scaffale a riposare, in attesa: per una sfida a squadre su Anobii avevo come compito il leggere un libro con la parola diario/diari e così la mia scelta è ricaduta su questo. Ne sono molto contenta, e soprattutto sono contenta di aver atteso tento a leggerlo perché penso che, sinceramente, un po' di tempo fa non sarei riuscita ad apprezzarlo molto.

L'edizione hardback in lingua inglese de I diari della falenaProtagonista di questo romanzo è una ragazzina di sedici anni ebrea che frequenta un esclusivo collegio per ragazze come interna, cioè vivendo all'interno della struttura. Come tale, dà poca confidenza alle esterne (coloro che frequentano la villa unicamente per le lezioni) e divide ogni attimo della sua giornata con le altre studentesse che abitano la struttura: ha stretto amicizia in particolare con Lucy, un angelo biondo che occupa la stanza accanto alla sua, il bagno in comune. La protagonista, di cui non ci viene detto il nome, è elettrizzata all'idea di passare un intero anno al fianco della sua migliore amica, dopo un periodo un po' travagliato dovuto al suicidio del padre e all'inserimento nella nuova scuola. Una nuova studentessa si viene però ad aggiungere al suo idilliaco quadretto, Ernessa, che fin da subito si comporta in modo davvero molto strano. Pian piano, Lucy si avvicina sempre più ad Ernessa, ignorando sempre più la sua vecchia amica e cambiando sempre più i suoi atteggiamenti e il suo aspetto. Ma solo la nostra protagonista pare accorgersene... quale segreto cela Ernessa? Cos' è quel terribile odore che sembra provenire dalla sua stanza? Perché le insegnanti sembrano concederle ogni privilegio?

I diari della falena è una lettura stranissima. La storia ci viene raccontata dalla protagonista sotto forma di diario, da Settembre a Maggio, diario che viene aggiornato con regolarità di nascosto, in modo ordinato e piuttosto dettagliato. Perlomeno all'inizio. Giorno dopo giorno veniamo a conoscere le ragazze che abitano il collegio, i professori, assistiamo a lezioni, pranzi, cene, gite e quant'altro. Pian piano però Ernessa, la nuova arrivata, diventa sempre più protagonista del diario e ci vengono descritti tutti i suoi comportamenti, le sue frasi e tutte le teorie e le sensazioni della protagonista in proposito. Niente di eccezionale, direte voi, no? Ed effettivamente la sensazione iniziale è questa. Anzi, devo ammettere che nel romanzo l'azione è praticamente ridotta ai minimi termini, succede davvero poco e raramente qualcosa di eclatante. La protagonista poi tende a sparare un po' sentenze su tutto e tutti, spargendo giudizi a destra e a manca, ritenendosi spesso più intelligente e superiore rispetto alle altre.

Una delle edizioni paperback in inglese di I diari della falenaEppure ogni volta che chiudevo il libro ero curiosa di continuare a leggere, di sapere cos'altro sarebbe successo. Procedendo, il linguaggio si faceva sempre più oscuro, la narrazione onirica. Non so come, la Klein mi ha avvinto con la sua storia, mi ha ammaliata con la sua lenta ma puntuale costruzione degli ambienti e dei personaggi. E poi non possono non iniziare a sorgere dubbi, man mano che si prosegue nella lettura, sulla veridicità di ciò che la protagonista ci sta raccontando. Se all'inizio un po' mi arrabbiavo nel vedere come le altre ragazze non notassero niente di strano in Ernessa, come tutti sembrassero difenderla, poi pian piano ho cominciato a dubitare di ciò che stavo leggendo: non è che nessun altro nutriva quei sospetti perché in realtà non c'era un bel niente di cui sospettare? I sogni si alternano alla realtà e diventa difficoltoso capire cosa sia reale e cosa no. Non so quale sia la verità, non lo so neppure ora che ho finito di leggere il romanzo, ma ho adorato questo essere continuamente in bilico, questo dubitare di tutto e tutti. L'unica cosa certa è il forte sentimento di gelosia che permea il romanzo, gelosia nei confronti di Lucy ma anche della stessa Ernessa.
Si potrebbe probabilmente inscrivere questo romanzo nella categoria "narratori inaffidabili", infatti mi ha ricordato moltissimo Bugiarda di Justine Larbalestier e, come esso, non dà risposte certe, lascia al lettore la possibilità di credere a quello che vuole. E, nonostante mi urti, adoro questo tipo di romanzi.

venerdì 19 dicembre 2014

The Archived - Victoria Schwab


The Archived di Victoria Schwab
Serie: The Archived #1
Disponibile in italiano? No
Parole chiave: Urban Fantasy, YA
Pagine: 328
Formato: Hardcover
Editore: Disney Hyperion
Data di pubblicazione: Gennaio 2013
Goodreads Amazon.it
Imagine a place where the dead rest on shelves like books. Each body has a story to tell, a life seen in pictures that only Librarians can read. The dead are called Histories, and the vast realm in which they rest is the Archive.
Da first brought Mackenzie Bishop here four years ago, when she was twelve years old, frightened but determined to prove herself. Now Da is dead, and Mac has grown into what he once was, a ruthless Keeper, tasked with stopping often—violent Histories from waking up and getting out. Because of her job, she lies to the people she loves, and she knows fear for what it is: a useful tool for staying alive. Being a Keeper isn’t just dangerous—it’s a constant reminder of those Mac has lost. Da’s death was hard enough, but now her little brother is gone too. Mac starts to wonder about the boundary between living and dying, sleeping and waking. In the Archive, the dead must never be disturbed. And yet, someone is deliberately altering Histories, erasing essential chapters. Unless Mac can piece together what remains, the Archive itself might crumble and fall.

“Because the only way to truly record a person is not in words, not in still frames, but in bone and skin and memory.”

The Archived di Victoria Schwab rappresenta il primo libro dell'omonima serie e ha attirato la mia attenzione sin dal momento della sua uscita. Agli inizi di Dicembre mi sono finalmente decisa a leggerlo e devo ammettere che, nonostante qualche scelta narrativa che non mi ha proprio entusiasmato, si è rivelato un buon romanzo YA, difficile da posare sul comodino.
L'edizione tedesca di The ArchivedProtagonista di The Archived è Mackenzie Bishop, un'adolescente che, con la sua famiglia, si sta trasferendo al Coronado Hotel per aprire una sorta di bar/pasticceria e ricominciare da zero, lasciandosi alle spalle tutta la tristezza della sua vita precedente. Talvolta però Mackenzie vorrebbe lasciarsi anche altro alle spalle: il suo ruolo di Keeper comincia infatti a pesarle e talvolta il desiderio di una vita normale è più forte di qualsiasi altro. E quando si trasferisce le cose cominciano a peggiorare: il numero delle Histories da recuperare che viene trascritto sul suo speciale foglio proveniente dall'Archivio aumenta di giorno in giorno, così come aumenta la loro età. E se rispedire nell'Archivio i bambini è abbastanza semplice, non altrettanto si può dire degli adulti...

The Archived mi ha attirato subito per un motivo ben preciso: l'originalità della trama. L'autrice ha creato un mondo alternativo in cui le persone, una volta decedute, vengono sistemate nell'Archivio, una sorta di gigantesca biblioteca ai cui scaffali possono avere accesso unicamente i Librarians, che toccando i corpi (Histories) sono in grado di vedere l'intera vita del soggetto in questione. In questo modo i ricordi e le storie di tutti vengono conservati per sempre. Succede però che alcune di queste persone talvolta si sveglino e scappino dall'Archivio: da esso possono accedere unicamente ai Narrows, una sorta di limbo costituito da angusti corridoi su cui si affacciano innumerevoli porte chiuse a chiave. È compito dei Keepers fare in modo che le Histories fuggite tornino all'interno dell'Archivio, con le buon o con le cattive, ed evitare così che riescano in qualche modo ad accedere al mondo "reale" che hanno lasciato al momento della loro morte. Non so voi, ma io la trovo decisamente un'ambientazione originale e intrigante: e tenete conto che questa è solo la base! Probabilmente è questa la cosa che più mi è piaciuta di The Archived: ancor più che per seguire le vicende di Mackenzie, proseguivo nella lettura avida di informazioni sull'Archivio e sui Librarians. E tuttora questa curiosità è ancora forte in me, per cui non vedo l'ora di procurarmi e leggere il secondo volume della serie. All'inizio tutti questi termini e luoghi mi hanno lasciato spiazzata, ma proseguendo nella lettura ho cominciato a comprendere i vari meccanismi e mi sono trovata sempre più invischiata nelle maglie dell'Archivio, piena di curiosità.

Ho poi molto apprezzato Mackenzie, che non è la classica eroina senza macchia e senza paura ma che è invece piena di dubbi e incertezze: l'esistenza dell'Archivio e di tutto ciò che ad esso è correlato è segreta e lei ogni giorno è costretta a mentire a tutte le persone che la circondano per assolvere al suo compito di Keeper. E se quando era più piccola tutte le appariva come un irresistibile gioco, crescendo ha realizzato davvero quali fossero le implicazioni del suo ruolo e la cosa, per certi versi, ha cominciato a pesarle.
“Lying is easy. But it's lonely."
"What do you mean?"
"When you lie to everyone about everything, what's left? What's true?"
"Nothing," I say.
"Exactly.”

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Ovviamente Mackenzie è pur sempre un adolescente, per cui fa un sacco di sbagli, alcuni di dimensioni epiche, tanto che vorresti prenderla per le spalle e scrollarla urlandole in faccia "ma sei scema?!". Non mi sono strappata i capelli per la componente romance del romanzo ma non l'ho neppure detestata, cosa che per me è decisamente notevole: abbiamo una specie di triangolo amoroso che non mi ha molto coinvolto, anche se senza ombra di dubbio sin dall'inizio le mie simpatie sono andate a Wesley. Un altro personaggio che ho apprezzato fin dall'inizio è stato Roland, il Librarian che supervisiona Mackenzie e cerca in ogni modo di aiutarla.

Ho adorato i flashback dedicati a episodi della sua vita con suo nonno, Da, l'unico a conoscere la verità, che non solo forniscono nuovi particolari sull'Archivio e le sue regole ma chiariscono il rapporto tra i due e mettono in luce l'indissolubilità del loro legame. Così come gli episodi con Ben, il fratellino di Mac.
“What if I mess up?"
"Oh, you will. You'll mess up, you'll make mistakes, you'll break things. Some you'll be able to piece together, and others you'll lose. That's all a given. But there's only one thing you have to do for me."
"What's that?"
"Stay alive long enough to mess up again.”

Esiste un seguito del romanzo, The unbound, a pare che l'autrice vorrebbe realizzare anche un terzo libro ma che la casa editrice non abbia intenzione di pubblicarlo, dato il contratto per soli due volumi e i dati non eclatanti di vendita dei due precedenti. Sinceramente trovo che questo sia proprio un peccato: The Archived per diversi elementi si distingue dalla massa di YA fantastici fotocopia che ci sono in giro e mi dispiace che non abbia raggiunto il successo meritato. Non è il libro del secolo ma penso che faccia dignitosamente il suo lavoro, non è del tutto privo dei cliché del genere (vedi love triangle) ma cerca comunque di portare una storia nuova e diversa. Riesco anche a vedere cosa l'abbia reso meno vendibile: sono molte le pagine necessarie a entrare finalmente nel vivo dell'azione e questo spesso è visto come un enorme difetto. Anch'io talvolta con dei romanzi ho riscontrato un problema simile (vedi Il genio e il golem) ma bisogna anche vedere cosa ci viene raccontato nelle pagine che precedono il mero "ammazza il cattivone". La Schwab ha voluto creare un'ambientazione nuova e originale, con meccanismi inusuali che comunque richiedevano un po' di tempo per essere capiti e apprezzati per meglio comprendere la stessa Mackenzie e la sua storia. Ecco, forse è stato questo a penalizzare The Archived: non è immediato. E mentre per me e altri lettori questo non è un problema, evidentemente per alcuni lo è. Beh, io posso solo dirvi che non vedo l'ora di tornare nell'Archivio.

mercoledì 15 ottobre 2014

Trevor - James Lecesne


Trevor. Non sei sbagliato: sei come sei di James Lecesne
Parole chiave: Contemporary, LGBT, YA
Pagine: 106
Formato: Hardcover
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: Ottobre 2014
Goodreads Amazon.it


Trevor di James Lecesne nasce in realtà come spettacolo teatrale, da cui è stato tratto un cortometraggio premiato dall'Academy Award nel 1995 e infine, due anni fa, questo libro. Ma Trevor in realtà è ancora di più: l'autore è infatti cofondatore del Trevor-Project, un telefono amico per ragazzi LGBT che hanno bisogno di sentire una voce amica. Il tutto è oltremodo ammirabile, peccato però che come romanzo non sia in realtà, secondo me, il massimo.


Quando sei giovane, qualsiasi cosa ti capiti la gente ti dice che la supererai, che te la butterai alle spalle; lo dicono come se ciò che provi, i tuoi sentimenti, non fossero veri, o al limite soltanto un semplice allenamento per affrontare quello che puoi arriva crescendo. Ma a contare è solo ciò che abbiamo nel presente. L'amore che oggi sentiamo è ciò che sappiamo dell'amore; è ciò con cui dobbiamo fare i conti. La gente rifiuta di ammettere che a volte proviamo sensazioni così forti che vorremmo solo stenderci per terra e morire piuttosto che continuare a provarle. Non sto dicendo che sia una bella cosa, questa; dico solo che è così che va. E lo so perché a me è successo.

La cover originale di TrevorIl protagonista di questa storia è ovviamente un ragazzino di nome Trevor: tredicenne, amante di Lady Gaga, ha pochi amici nonostante la sua estrema socialità e viene considerato come uno un po' "strano". Ama i musical e la recitazione, ha già scelto il body e i glitter per il suo costume di Halloween. Finalmente fa amicizia con un gruppo di ragazzi e si affeziona in particolar modo a uno di loro. Ma all'improvviso le cose cambiano, tutti lo fraintendono, nessuno capisce e anche lui stesso non riesce bene a comprendere certe cose. Crescere non è proprio semplice come immaginava.

Trevor è una storia di formazione che ha un primo evidentissimo difetto: è troppo breve. Tolte le prefazioni, non raggiunge neanche il centinaio di pagine: gli eventi quindi si succedono rapidi, poco approfonditi, perdendo un po' di consistenza e apparendo poco realistici. Ciò che magari per un cortometraggio poteva andare bene, non rende altrettanto bene in forma di romanzo, rendendo difficile per il lettore l'immedesimazione e la comprensione di certe dinamiche. Capisco l'importanza che ha avuto questa storia alla sua nascita, alla fine degli anni '90, quando argomenti come sessualità e suicidio erano un tabù: ad oggi però questo libro lascia un po' il tempo che trova, senza colpire particolarmente né lasciare il segno.

L'edizione ungherese di TrevorTrevor è un personaggio simpatico e dolce, ci sono nel testo alcuni momenti divertenti che mi hanno strappato un sorrisone mentre leggevo sul treno, e questo in un certo senso ha peggiorato la situazione, perché avrei voluto ancor di più avere tra le mani una storia più lunga, saperne di più, capire qualcosina in più. Per me questo libro è stato un'occasione mancata: ci sono libri con tematiche simili decisamente più meritevoli in giro secondo me, questo è come se fosse un piccolo racconto.
Lodevole comunque l'iniziativa del Trevor Project così come l'idea fondamentale del romanzo, decisamente migliorabili esecuzione e sviluppo.

giovedì 25 settembre 2014

Lies my girlfriend told me - Julie Anne Peters

Lies my girlfriend told me di Julie Anne Peters
Dello stesso autore: Between mom and Jo
Disponibile in italiano? No
Parole chiave: Contemporary, LGBT, Romance, YA
Pagine: 256
Formato: eBook
Editore: Little Brown Books
Data di pubblicazione: Giugno 2014
Goodreads Amazon.it


È estremamente difficile per me parlarvi di Lies my girlfriend told me di Julie Anne Peters: il problema fondamentale è che a me, emotivamente parlando, il libro è piaciuto ma, pensandoci a freddo e a fondo, ci sono degli oggettivi difetti che dovrebbero far diminuire il mio gradimento. Eppure per me è stato il libro giusto al momento giusto, ciò mi mette in difficoltà. Quindi con molta probabilità questo sarà un post non molto sensato(anche perché non mi sento un gran che), vi avverto.

Mia sorella, Arya e Lies my girlfriend told meLa nostra storia ha inizio con Alix che riceve una terribile notizia: Swanee, la sua ragazza, è morta durante il suo allenamento mattutino per un attacco di cuore. Ad Alix crolla letteralmente il mondo addosso e il dolore la distrugge. Durante la cerimonia dopo il funerale, alla disperata ricerca di un po' di solitudine, si chiude in camera di Swanee e tocca le sue cose, rievocando dolci ricordi: il suono improvviso del cellulare la riporta alla realtà. Il telefonino che suona però non è il suo, ma quello di Swanee. Incuriosita lo afferra e trova decine di messaggi firmati LT, messaggi inequivocabilmente inviati da qualcuno che è qualcosa di più di un semplice amico. Chi è questo LT? Qual era il suo rapporto con Swanee? Alix è decisa a scoprirlo, ma di certo non si aspetta quello che invece troverà.

Posso dire di essere una fan di Julie Anne Peters: ho adorato Luna e By the time you read this I'll be dead, e mi sono piaciuti anche Between Mom and Jo e questo romanzo. Devo ammettere che però i suoi libri mi piacciono molto perché riescono a catturarmi dal punto di vista emotivo, nonostante abbiano dei difetti. Forse questo Lies my girlfriend told me è il più debole tra quelli che ho letto, quello in cui ragionando a mente fredda riesco a individuare più difetti. Primo fra tutti, c'è quello che in pratica posso definire come un insta-love: è inutile girarci intorno, in poche pagine viene costruita una storia d'amore meravigliosa che è tutto tranne che realistica. Mi sono trovata a litigare col mio cervello, che per metà cercava di difenderla e per metà di affossarla.
"Ma si sono appena conosciute!" "Eh, ma stanno passando un periodo difficile, sono fragili." "Eh, ho capito, ma ti rendi conto di chi è lei?! Non ti sembra una sorta di ripiego/vendetta/non so che altro?" "Mah,forse... ma sono così puccioseee" "E ti sembra una ragione sufficiente?" "Razionalmente no, ma ne avevo bisogno."

L'audiobook di Lies my girlfriend told meTrovo anche un po' forzata la contrapposizione tra le famiglie di Alix e Swanee, sembra che l'autrice faccia di tutto per sottolineare come la famiglia di quest'ultima, più liberale, sia quanto di peggio c'è al mondo, con coppie aperte, droga e quant'altro. Ecco, avrei preferito una molto più normale via di mezzo, non è necessariamente detto che i genitori che lasciano un po' più di libertà ai figli crescano famiglie disagiate. Anche gli stessi sbagli di Swanee vengono ricondotti a loro, come se la ragazza non fosse dotata anche di un proprio cervello. Manca anche un approfondimento di Swanee e delle ragioni dietro ai suoi comportamenti, possiamo solo ipotizzare, ben poco ci viene spiegato.

C'è poi una certa prevedibilità e un'eccessiva velocità nel succedersi degli eventi da metà in poi, con le cose, belle o brutte che siano, che accadono a una velocità esagerata, senza darti bene il tempo di realizzare, risultando poco plausibili. Nonostante tutto questo, è riuscito a rapirmi: avevo bisogno di qualcosa di scorrevole e leggero e questo si è dimostrato adatto. Ho apprezzato molto LT e sono riuscita in qualche modo a comprendere anche Alix; ho apprezzato poi il fatto che per una volta il romanzo non fosse incentrato sulla tematica del coming out o del bullismo, ma descrivesse semplicemente la vita di una ragazza omosessuale alle prese con le sue prime cotte. Insomma, non è il romanzo del secolo, ha molti difetti, ma mi ha distratto dall'ansia e dalla studio, e tanto mi basta.

mercoledì 6 agosto 2014

Sorta like a rock star - Matthew Quick

Sorta like a rock star di Matthew Quick
Disponibile in italiano? No
Parole chiave: Contemporary, YA
Pagine: 355
Formato: Paperback
Editore: Little Brown Books
Data di pubblicazione: Maggio 2011
Goodreads


"Is that how it works with adults?
It takes a bunch of threats to get what you want, but no one really cares about anything that doesn't concern them?
No one cares about doing what's right for the sake of doing what's right?"

Ho acquistato Sorta like a rock star all'inizio di quest'anno e mi sono finalmente decisa a leggerlo in occasione della RainbowReadAThon, dato che mi serviva un romanzo con il dorso rosso: mai scelta fu più azzeccata!

Arya e Sorta like a rock starLa protagonista della nostra storia è Amber Appleton, diciassettenne di Childress dalla vita decisamente complicata e no, non per colpa di un qualche maschione dal passato tenebroso. La sua casa altro non è che uno scuolabus, da lei soprannominato Hello Yellow, in cui passa praticamente ogni notte da sola, in attesa che la madre faccia ritorno ubriaca dopo essere andata alla ricerca di un nuovo possibile compagno. Nonostante tutte le terribili difficoltà che si trova costretta ad affrontare, Amber è la regina della speranza e dell'altruismo, non perdendo occasione per aiutare gli altri o spendere una buona parola. Ma quando l'ennesima tragedia la colpirà, rialzarsi le sembrerà impossibile.

Se potessi giudicare questo romanzo solo per come mi ha fatto sentire, assegnerei settordicimila stelline: era decisamente il libro giusto al momento giusto, e mi ha fatto sia ridere che piangere, lasciandomi un ricordo estremamente piacevole. Mi rendo conto però che ci sono alcune caratteristiche di questo romanzo che potrebbero non piacere a molte persone e ho pensato di evidenziarle in modo che sappiate a cosa andate incontro. Prima di proseguire però una puntualizzazione fondamentale: Sorta like a rock star ha ben poco a che fare con la musica, contrariamente a quanto il titolo potrebbe far supporre.

Innanzitutto, Amber: il suo continuo ottimismo è a tratti estenuante ed è talmente speranzosa da poter apparire a molti come finta, o perlomeno irritante. Troppo buona. Non si può certo dire che queste sue caratteristiche siano dovute all'ingenuità, dato tutto quello che ha passato. È semplicemente fatta così, prendere o lasciare. Inoltre Amber è cristiana e più volte la religione si fa largo tra le pagine di questo romanzo: ogni sera la nostra eroina prega JC e ogni settimana fa visita a Father Chee, il suo “pastore di fiducia”, con il quale, specie nella terza parte che compone il libro, ha degli scambi davvero interessanti e che mi hanno molto colpito.

"Father Chee?"
"Yes, Amber?"
"When will it stop hurting so badly?"
"I don't know."

Sorta like a rock star e la mia colazione:)Altra peculiarità del romanzo è sicuramente lo stile di scrittura, che vuole riprodurre una parlata adolescenziale attuale. Ora, essendo il romanzo in lingua originale, io sinceramente non so dirvi se i ragazzi americani parlano realmente in questo modo, e non so neanche cosa potrebbe uscirne in un'eventuale tradizione italiana, per cui probabilmente questa mia puntualizzazione vi è molto poco utile, ma ho pensato di farvi alcuni esempi del modo in cui si esprime Amber.
“I’m a pretty good Catholic; I’m still the big V. Momma Mary and me are, like, five-by-five; I’m a holy teenager of God, sucka!” 
“I’m sure there are people who would let us crash at their houses, because the town of Childress is full of good-hearted dudes and dudettes. Word.”
“True? True.”A essere sincera, i suoi frequenti True e Word mi hanno un po' irritato dopo un po'.

Sorta like a rock star è inoltre popolato da personaggi decisamente stravaganti (oltre ad Amber), come il veterano di guerra Private Jackson, la portiera Door Woman Lucy e il cagnolino Bobby Big Boy, per gli amici Tripla B, 3B e una serie innumerevole di altre variazioni. Io li ho adorati praticamente tutti, dal primo all'ultimo, compresa la diabolica Joan of Old. Assurde sono anche alcune situazioni, che mi hanno fatto ridere e messo di buonumore, cosa che ho apprezzato moltissimo. In questo senso mi ha ricordato un po' Will ti presento Will, con personaggi e situazioni surreali e divertenti, ma allo stesso tempo in grado di farti pensare e riflettere. Diversamente da quest'ultimo però in Sorta like a rock star la tragedia ha uno spazio importante e devo ammettere che la terza parte, quella in cui la stessa Amber si mette in discussione, è probabilmente quella che mi è piaciuta di più e che mi ha fatto piangere calde lacrime (tenete conto che però io non faccio testo, piango anche con i cartoni Disney!).

“Life goes on,” he says. “Whether we choose to enjoy it or not. So you might as well find a way to enjoy the parts you can. You can't just give up on life, Amber.”

Un'altra particolarità del romanzo è la presenza di alcuni capitoli narrati esclusivamente tramite singoli Haiku: ho scoperto cosa fossero gli haiku alle medie ma non mi era mai capitato di ritrovarne più di qualche menzione in un libro che ho letto, e la cosa mi ha fatto particolarmente piacere (anche se alcuni non sono certo il massimo).

Uno degli Haiku presenti in Sorta like a rock star


In definitiva, un romanzo che ho amato moltissimo ma che mi rendo conto potrebbe non incontrare il gusto di molti lettori. Sicuramente ha fatto scoccare una scintilla tra me e Matthew Quick che spero venga solo alimentata dalla lettura di altri suoi romanzi. Ho sofferto e riso con Amber, e nonostante lei sia così diversa da me, così solare e positiva, si è conquistata una fettina del mio cuore.

martedì 8 luglio 2014

Reality boy - A.S. King

Reality boy di A.S. King
Disponibile in italiano? No
Parole chiave: Contemporary, YA
Pagine: 368
Formato: Hardcover
Editore: Little Brown Books
Data di pubblicazione: Ottobre 2013
Goodreads Anobii
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Ho comprato Reality boy di A.S. King praticamente appena uscito, attirata dalla trama e dal nome dell'autrice, che ho già avuto modo di conoscere con Please ignore Vera Dietz, che non mi ha convinto del tutto, e Ask the passengers, che ho molto amato. Per quel che mi riguarda, devo dire che la King ha di nuovo fatto centro e sicuramente non mi lascerò scappare il suo nuovo romanzo in uscita a Ottobre.

Mirta con Reality boyProtagonista di Reality boy è Gerald, ai più noto come "the crapper": all'età di cinque anni è stato protagonista con la sua famiglia di un reality show in cui una tata cercava di sistemare i bambini problematici e insegnava ai loro genitori come gestirli e aiutarli. L'arrivo di questa bambinaia in realtà non ha fatto altro che peggiorare la situazione: Gerald infatti ha cominciato a lasciare i suoi escrementi nei posti più impensati, guadagnandosi il suddetto soprannome. Ora Gerald ha sedici anni, frequenta la classe speciale per alunni con difficoltà di apprendimento e ha regolari appuntamenti con un consulente perché ha dei grossi problemi nel gestire la rabbia e rischia di finire in prigione se non riesce a controllarsi. Insomma, tutto quello che vi aspettereste da una persona che ha dato problemi sin dall'infanzia, no? In realtà non è così semplice, la storia di Gerald nasconde molto di più, cose che le telecamere non hanno mostrato.

Mi sono resa conto di quanto questo libro stesse riuscendo nel suo intento quando mi sono accorta di quanto mi stesse facendo arrabbiare. Pagina dopo pagina, le azioni dei personaggi vicini a Gerald mi hanno fatto sempre più ribollire il sangue, e questo mi ha aiutato incredibilmente a immedesimarmi in lui e a rendere più comprensibili certi suoi comportamenti. Più volte avrei voluto prendere a pugni sua madre, sua sorella, suo padre, e poi ancora sua madre e sua sorella, rimbambendole. Iniziando il romanzo si pensa che Gerald sia forse un bambino con qualche problema, diverso dagli altri, e scoprire invece la verità, pagina dopo pagina, e pensare a come invece sarebbe potuta essere la sua vita se solo avesse avuto una famiglia diversa, ti fa davvero uscire di testa. E del resto lui sviluppa problemi nel contenere la rabbia. Il minimo sindacale, direi.

Una citazione di Reality boyMolto interessante è poi l'aspetto relativo ai Reality Show: quello che viene mandato in onda viene tagliato, manipolato, montato ad arte per impressionare il pubblico e indurlo a proseguire nella visione. Quanto quindi di questi "Reality" è davvero reale?  Me lo sono chiesta diverse volte anch'io, quando mi è capitato di vederne qualcuno. Come mi sono sempre chiesta come mai i dati d'ascolto di tali programmi s'impennino sempre quando nello show succede qualcosa di riprovevole, qualcosa che tutti condannano come sbagliato. Se per te è sbagliato, come mai allora ti incolli allo schermo? Quando Gerald comincia a defecare a destra e a manca, improvvisamente lo show diventa popolarissimo. Perché? Forse è come dice Hannah, protagonista femminile del romanzo: ti consola vedere che c'è sempre qualcuno messo peggio di te e che nella tua famiglia certe cose non succedono. È interessante inoltre vedere l'impatto che l'essere stato protagonista involontario di un reality molto famoso può avere su un bambino: Gerald per metà della popolazione della sua città è The Crapper e sempre lo sarà, qualunque cosa faccia. Viene riconosciuto, additato, preso in giro o compatito, non c'è via di scampo se non il fuggire.

Le mie parti preferite sono state quelle ambientate nel passato di Gerald, che in pratica raccontano gli episodi del Reality Show, compresi però di dietro le quinte: sono quelle che ci aiutano, piano piano, a scoprire la verità su di lui e a sciogliere il bandolo della matassa. La parte finale invece mi ha un pochino deluso, l'ho trovata un po' affrettata e troppo "buona" (non entro nei dettagli per non fare spoiler).

È presente anche del romance, fortunatamente non prevarica il nocciolo della narrazione: alcuni comportamenti di Gerald in tale ambito sono un po' "particolari", ma del resto tutta la sua storia è un po' strana e diversa da quella di tre quarti della popolazione mondiale.

In definitiva, un buon contemporary, ben scritto e originale, sicuramente diverso dal solito.

sabato 17 maggio 2014

Half bad di Sally Green

Half bad di Sally Green
Serie: Half life #1
Parole chiave: Urban Fantasy, YA
Pagine: 400
Formato: eBook
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: Marzo 2014
Goodreads Anobii
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«La nonna dice che sono un Incanto Bianco.»
«No che non lo dice.»
«Dice che sono mezzo Bianco.»
« Sei mezzo Nero, invece.»

Half bad, da poco uscito in Italia per Rizzoli, è il primo volume della trilogia Half life di Sally Green: dopo averne sentito parecchio parlare mi sono decisa a leggerlo, e devo dire che non mi ha deluso. Ho trovato Half bad coinvolgente e interessante, nonostante qualche difettuccio.

La cover originale di Half badIl protagonista di questa storia è Nathan, un Mezzo Codice, cioè un bambino nato dall'incrocio di un Incanto Bianco con un Incanto Nero. Questa sua condizione lo rende una sorta di reietto, additato e non voluto dalla comunità degli Incanti Bianchi in cui si ritrova a crescere. Nuove regole, ogni anno, limitano sempre più la sua libertà, e oramai l'unico desiderio di Nathan è raggiungere i diciassette anni per poter prendere parte alla Cerimonia del Dono e andarsene. Ma questo non è esattamente ciò che ha in mente il Consiglio.

Mettiamo subito una cosa in chiaro: Half Bad presenta alcune somiglianze con la serie di Harry Potter. Leggendo alcune parti ho avuto una sorta di deja vù (i profani come i babbani, i mezzo codice come i mezzo sangue, i Cacciatori come gli Auror,...). Half bad però è sicuramente più crudo: sono presenti scene violente che vengono descritte per quello che sono, senza fronzoli. Il razzismo nei confronti dei Mezzo Codice è condiviso da quasi tutta la comunità, gli Incanti Bianchi tolleranti si contano sulla punta delle dita. In un certo senso, il tutto sembra più reale, più inscrivibile nel mondo attuale, che questo piaccia o meno. Nathan si trova sin dall'infanzia bistrattato e in seguito anche torturato per la sua natura, Sally Green non ci risparmia niente in tal senso.

In Half bad però c'è poca magia, e questo è un vero peccato: tutto si limita a qualche pozione e all'autoguarigione, niente incantesimi epici e grandi duelli, se non nelle ultimissime pagine. Anche i Doni che gli Incanti manifestano dopo i diciassette anni in molti casi sembrano più dei veri e propri super poteri da x-men, piuttosto che delle predisposizioni nei confronti di un qualche tipo di magia.

Half Bad in RomaniaUn altro difettuccio, di cui però in realtà mi sono resa conto solo a fine lettura, è la carenza di azione: la trama di Half bad potrebbe riassumersi completamente in poche righe viste le poche cose che accadono. Ciò però lascia un maggior spazio all'autrice per raccontarci di Nathan e della sua battaglia interiore: sono cattivo? Sono buono? Basta l'essere figlio di un Incanto Nero per fare di me una persona crudele? Quanto ciò che erano i miei genitori può influire su di me? Quanto c'è di vero in tutto quello che dicono gli Incanti Bianchi, che in realtà tanto puri non sono? In questo romanzo di Sally Green il confine tra bene e male, che all'apparenza sembra così definito, con i Bianchi che interpretano i buoni e i Neri i cattivoni, è in realtà sottilissimo e gli sconfinamenti sono all'ordine del giorno, proprio come accade normalmente nella vita di tutti noi.

Il finale è molto movimentato ma... il romanzo finisce sul più bello! Quando finalmente si entra nel vivo, zac!, fine del romanzo. E ora tocca aspettare minimo un anno per il prossimo volume: chissà se mi ricorderò qualcosa di questo quando dovrò affrontare la lettura del prossimo! (Sono pessima in certe cose=.=)

mercoledì 14 maggio 2014

Storia di una ladra di libri - Markus Zusak

Storia di una ladra di libri di Markus Zusak
Parole chiave: Storico, YA
Pagine: 563
Formato: Hardcover
Editore: Frassinelli
Data di pubblicazione: Febbraio 2014
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È un po' che ho finito di leggere Storia di una ladra di libri di Markus Zusak ma mi riesce estremamente difficile scrivere qualcosa su questo romanzo. Mettiamo subito le cose in chiaro: il libro mi è piaciuto, solo non quanto pensavo mi sarebbe piaciuto, e in definitiva penso che la "colpa", più che del libro, sia mia e dei miei gusti. Ma procediamo con ordine.

La prima edizione originale di Storia di una ladra di libriStoria di una ladra di libri racconta la storia di Liesel Meminger, una bambina che viene presa in affido da una coppia tedesca durante il periodo delle persecuzioni degli ebrei e della seconda guerra mondiale. Assistiamo alla crescita di Liesel e al suo confrontarsi con la nuova vita che le si prospetta davanti ea i cambiamenti che il mondo e in particolar modo la Germania stanno attraversando in quel momento. Il titolo del romanzo allude a una curiosa abitudine di Liesel, e cioè lo sgraffignare libri quando se ne presenta l'occasione: il primo furto avviene praticamente all'inizio del romanzo e a esso ne seguiranno pochi altri, sempre in concomitanza di occasioni particolari. Altri personaggi accompagneranno la piccola Meminger nel suo viaggio e l'aiuteranno a sopravvivere nella Germania nazista.

La prima cosa che stupisce di questo romanzo, sin dalle primissime righe, è il narratore che Zusak ha deciso di utilizzare per narrarci questa storia: come infatti ci spoilera già la quarta di copertina, le vicende di Liesel  sono narrate dalla Morte in persona. La Morte è un narratore molto particolare, ogni tanto divaga, presa dai propri pensieri, e utilizza un linguaggio molto ricco, colorato, a volte un po' troppo arzigogolato. All'inizio quest'idea mi ha colpito e affascinato: lo trovavo strano, ma non per questo meno accattivante. Poi però ho scoperto un'altra caratteristica di questo narratore che mi ha incredibilmente infastidito: la Morte adora fare spoiler. Ora, io odio incredibilmente gli spoiler e chi spoilera: quando mi sono ritrovata a leggere, con pagine e pagine di anticipo, che qualcosa sarebbe successo o qualcuno in particolare sarebbe morto ci sono rimasta malissimo. Questo ha tolto, secondo me, molto pathos alla vicenda, rovinando l'effetto sorpresa che alcuni eventi avrebbero sicuramente causato. Inoltre, nonostante il pov esterno della morte sia molto utile per conoscere anche cose esterne alla storia di Liesel,  ho trovato la narrazione un pochino frammentato, come se ogni tanto si saltasse, perdonate l'espressione, "di palo in frasca". Questa cosa è secondo me resa in maniera ancora più evidente nel film, in cui, secondo me, pare più di assistere a una sequenza di spezzoni di vita più che a una storia omogenea e organica.

Storia di una ladra di libri uscì inizialmente in Italia come La bambina che salvava i libriPunto di forza della storia sono sicuramente i personaggi: ci si affeziona un po' a tutti, a partire da Rudy, l'amichetto di Liesel che cerca di farsi dare un bacio ogni volta che se ne presenta l'occasione, fino ad arrivare a Rosa e Hans, i genitori affidatari della piccola. Anche i personaggi secondari non mancano di caratterizzazione e in breve si scopre che anche coloro palesemente antipatici ogni tanto anno un cuore, ma sopratutto una storia importante alle spalle.

Poche sono le scene in cui vediamo davvero "in azione" i nazisti, ma sicuramente d'impatto: una scena, se devo essere sincera, mi ha un po' deluso, e cioè quella del rogo dei libri. Ho trovato il comportamento di Liesel un po' ambivalente e non sdegnato come avevo previsto: del resto però non bisogna dimenticarsi che si tratta di una bambina e che forse è normale che in un certo senso resti anche affascinata da un evento del genere.

Devo ammettere che, colpa del titolo, mi aspettavo che i furti di Liesel fossero più numerosi e soprattutto volti a salvare testi che i nazisti volevano nascondere. In realtà la storia non è proprio così, ma ho comunque molto apprezzato il fatto che l'autore ricolleghi i furti a momenti molto importanti nella storia di Liesel e soprattutto come, per tutto il romanzo, vengano sottolineate l'importanza delle parole e l'impatto che esse possono avere sulle persone, nel bene e nel male (il nazismo ne è una riprova). Siamo un po' tutti, in realtà, scuotitori di parole.

In definitiva, un romanzo intrigante e commovente che di certo non vi lascerà indifferenti.

mercoledì 2 aprile 2014

Between mom and Jo - Julie Anne Peters (Tra mamma e Jo)

Between mom and Jo di Julie Anne Peters
Also by this author: Lies my girlfriend told me
Parole chiave: Contemporary, LGBT, YA
Pagine: 232
Formato: Hardcover
Data di pubblicazione: Dicembre 2007
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Between Mom and Jo, pubblicato in Italia da Playground con il titolo Tra mamma e Jo, è un romanzo che volevo leggere da molto tempo, sia per la trama interessante che per il nome dell'autrice, Julie Anne Peters, l'autrice di Luna, libro a parer mio meraviglioso.

Between mum and Jo, l'edizione italianaIl protagonista di questa storia è Nick, che ci racconta la sua vita con le sue due mamme, Erin e Jo: i primi ricordi d'infanzia, i compleanni passati assieme, i giochi e le marachelle. Ma anche le liti, la malattia, i tradimenti, l'alcool e le separazioni. È la vita di una famiglia come tante, fra alti, bassi e battute d'arresto. Ed è proprio questa, secondo me, la forza di questo romanzo: la normalità. Avere due mamme non ti rende un depravato o uno psicotico, gli unici problemi che si hanno nell'avere una coppia di genitori omosessuali sono negli occhi e nella bocca degli altri: sono loro a essere in difetto, non Nick, né Erin, né Jo. La restrizione di vedute delle persone si vede negli insulti che vengono rivolti a Nick da alcuni ragazzi, che sono sempre legati all'omosessualità dei suoi genitori, o negli atteggiamenti che la maestra delle elementari assume nei suoi confronti, per esempio non esponendo il suo bellissimo disegno solo perché non era presente un papà.
“It doesn't matter who you love - a guy, a girl - love is love. And it's the most important thing in the world. If you have love in your life, you have everything.”

Erin e Jo fanno gli stessi sbagli che potrebbe fare qualunque genitore e quello che accade loro è esattamente quello che purtroppo accade a decine e decine di famiglie nel mondo ogni giorno. Ed è così che deve essere, è questo che le persone devono capire: che non c'è niente di diverso, che nessuno è diverso.

Between mom and JoI personaggi della storia sono dipinti con estrema maestria dall'autrice e lasciano il segno: Erin e Jo sono un po' due poli opposti, l'una precisa, pratica, molto terra terra, convinta che far finta di niente sia la miglior strategia; l'altra estrosa, insofferente, determinata a non farsi mettere i piedi in testa da nessuno e a far valere i propri diritti. E poi c'è Nick, che vediamo crescere pagina dopo pagina, imparare, sbagliare e ricominciare. I temi trattati sono moltissimi, si va dall'alcolismo, alla malattia, al tradimento, ma uno domina su tutti ed è quello della genitorialità. E quest'ultimo non sono sul piano superficiale del che significa avere due mamme e non un papà, ma su un piano in realtà molto più profondo: cosa vuol dire essere genitori? Il DNA in comune può rendere uno più genitore dell'altro?
Piccola nota: i temi trattati non sono forse troppo approfonditi, ma penso sia dovuto comunque al fatto che il punto di vista da cui è narrata la storia è quello di Nick, che in fondo è solo un ragazzino.

Between mom and Jo è un libro che mi ha coinvolto e commosso, non al livello di Luna ma sicuramente un buon romanzo. Leggerò sicuramente altro dell'autrice!

mercoledì 6 novembre 2013

The Declaration di Gemma Malley (La Dichiarazione)

The Declaration di Gemma Malley
Serie: The Declaration #1
Parole chiave: Dystopian, YA
Pagine: 320
Formato: Paperback
Editore: Bloomsbury
Data di pubblicazione: Novembre 2012
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The Declaration rappresenta il primo volume di una trilogia distopica conclusasi oramai da tempo in lingua originale: in Italia la serie non ha avuto altrettanta fortuna, dato che la Salani ha pubblicato unicamente il primo volume, per non dare poi più notizie dei romanzi successivi. Vista anche questa simpatica parentesi, la lettura in lingua inglese era pressoché obbligata.

Ci troviamo nel futuro e ormai da alcuni anni è stata firmata La Dichiarazione: a causa della sovrappopolazione della terra, dovuta alla scoperta delle Longevity drugs che impediscono a chi le assume di invecchiare e quindi morire, i governi hanno deciso di proibire a tutti i cittadini di avere figli. Coloro che contravvengono a questa legge vengono arrestati e la loro prole, in Inghilterra, viene mandata in strutture apposite, le Surplus Hall, dove i bambini vengono educati a servire e sottomettersi e dove viene fatto loro il lavaggio del cervello, portandoli a odiare i propri genitori e a sentirsi un'errore della Natura. Anna è uno di questi Surplus, un'eccedenza: ha quasi terminato la sua educazione presso Grange Hall e presto potrà andare a servire una famiglia di Legals. Le è ben chiaro il suo posto nel mondo e si attiene rigidamente a tutte le regole, incolpando solo se stessa e i suoi genitori per eventuali punizioni corporali. Il suo mondo ordinato però crollerà quando a Grange Hall arriverà Peter, un nuovo Surplus, che non solo non conosce né rispetta le regole, ma racconta anche un sacco di bugie: sostiene infatti di conoscere i genitori di Anna. Le persone che lei odia di più al mondo. Le persone che hanno fatto di lei quello che è, un Surplus.

Le premesse per un ottimo romanzo, come potete intuire dalla trama, c'erano tutte. In realtà il libro non mi ha convinto del tutto. Da una parte è un po' colpa mia: ho avuto pochissimo tempo per leggere in quest'ultimo periodo e così mi sono trascinata questo libro per più di una settimana. Quando mi trovo costretta a leggere "a spizzichi e bocconi", inevitabilmente non riesco a entrare completamente nell'atmosfera del romanzo e a farmi rapire. E quando poi le aspettative sono alte, ancora peggio. D'altra parte però ho riscontrato in questo romanzo alcuni difetti e alcune scelte narrative che non ho gradito.

Lo svolgimento della trama mi è apparso come troppo semplicistico: Anna è una ragazza che per quattordici anni ha subito praticamente il lavaggio del cervello, ma impiega davvero poco a fidarsi ciecamente di Peter così come successivamente ad adattarsi a nuove situazioni e nozioni che stravolgono completamente quello che per tutta la vita le è stato ripetuto sino allo svenimento. Ciò ha reso i personaggi poco realistici e superficiali, per non parlare di alcuni stereotipi che ricorrono nella narrazione (vogliamo parlare di Mrs Pincent?).

Inoltre la storia è prevedibile e quelli che dovrebbero essere i grandi colpi di scena in realtà lasciano il tempo che trovano: il finale ne è un esempio lampante, affrettato e "telefonato".

Il romanzo è comunque una lettura piacevole che ha il pregio di indurre il lettore a porsi domande sul futuro e sul valore della vita e della morte. Voi vorreste vivere per sempre? Privereste i giovani della possibilità di vivere per avere l'immortalità?

In definitiva, un romanzo carino, niente di più, consigliato a chi si avvicina al genere distopico e che quindi può rimanerne positivamente sorpreso.

incipit
11 January, 2140

My name is Anna.

My name is Anna and i shouldn't be here. I shouldn't exist.

But I do.

page69
*Si avvisano i lettori che la pagina 69 di un libro potrebbe contenere spoiler*


Hormone trials had been conducted years before to try and quell the Surplus boys' appetite and need for aggression, but they were found to diminish their strength and brute force, so were soon abandoned.
Anna no longer engaged in the games in her dormitory. She was, after all, a Prefect now and was too old for such things. But the truth was that being a Prefect was not the reason for her looking the other way when one or other Surplus girl was forced to experience new, fresh, horrors, the result of feverish planning by whoever was playing the game's "Legal". The real reason that Anna could not bear to watch the tormentor or tormented was that recently she had begun to lose her appetite for the infliction of pain; she no longer felt comforted by watching another being bullied or, indeed, by tormenting another Surplus herself; no longer enjoyed the brutality and desensitisation that went with it. The shrieks of delight as the chosen Surplus was subjected to some new, horrible punishment used to make her feel elated and relieved, because whatever horrors lay ahead in her life could never be this bad, could never devastate her as the "Legal" was devastating her slave for the night. But recently, Anna had begun to realise that the horror she faced in the life that lay before her was not in beatings, or humiliation. It was the horror if what they all were, what she was. Surplus. Unwanted.

lunedì 7 ottobre 2013

Speechless di Hannah Harrington

Speechless di Hannah Harrington
Parole chiave: Contemporary, YA
Pagine: 288
Formato: Paperback
Editore: Harlequin, Teen
Data di pubblicazione: 28 Agosto 2012
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Ho acquistato Speechless lo scorso anno, appena uscito, attratta dalla trama e sì, anche dalla copertina, per poi riporlo nella mia libreria in attesa del suo momento. Fortuna ha voluto che questo romanzo sia stato scelto per il gdl di Settembre del gruppo YA e dintorni su Goodreads (nel caso non lo conosciate, fateci un salto!) e quindi, dopo averlo spolverato, mi sono messa a leggerlo, piena di aspettative.

La protagonista di questa storia è Chelsea Knot, una studentessa delle superiori facente parte del gruppo delle ragazze IN della scuola. Fedele scudiero della popolarissima Kristen, Chelsea è da tutti conosciuta per una sua caratteristica peculiare: non è in grado di tenere alcun tipo di segreto. Questa sua incapacità la metterà in una situazione spinosa durante la grande festa organizzata per festeggiare la fine dell'anno: a causa della sua lingua lunga, un ragazzo rischierà di rimetterci la vita e Chelsea, per fare la cosa giusta e cercare di rimediare, verrà cacciata a calci dall'Olimpo delle popolari e tormentata. Conscia del fatto che la causa di tutto il dolore causato sono state le sue parole, ispirandosi a un articolo trovato su Vanity Fair Chelsea farà un voto di silenzio e farà di tutto per mantenerlo.

Running my mouth has hurt enough people already - the least I can do is shut up. Why can't everyone see I'm doing the world a favor?
Non è però così facile stare in silenzio e molti non riusciranno a comprendere la scelta di Chelsea. Io l'ho compresa, ho capito le sue motivazioni, anche se inizialmente devo ammettere che alcuni pensieri della protagonista mi hanno fatto storcere il naso: essendo sempre stata una ragazza popolare, praticamente in simbiosi con Kristen, la studentessa più in vista della scuola, non riesce subito a realizzare l'ipocrisia e la cattiveria delle persone che l'hanno sempre circondata, anzi, sembra quasi che Chelsea sarebbe disposta a tornare nel suo vecchio gruppo se solo Kristen la rivolesse indietro. Fortunatamente, con lo scorrere delle pagine, matura, cresce, partendo da piccole cose (il vestiario), giungendo sino ad atti importanti (la difesa di un compagno di classe vittima dei bulli suoi ex amici). Ho molto apprezzato questo percorso di crescita della protagonista ma, per me, c'è stato un problema di fondo, e cioè la previdibilità del romanzo. In diverse parti, infatti, mi sono ritrovata a pensare "ora succederà questo" e tac, succedeva esattamente quello che avevo pensato, togliendo un po' di gusto alla lettura.

Inoltre ho trovato alcuni aspetti del romanzo un po' troppo semplicistici. Le stesse implicazioni della scelta di Chelsea di stare in silenzio sono, secondo me, poco approfondite: un'unica insegnante si pone il problema dell'impossibilità di Chelsea di partecipare attivamente alle lezioni in classe, per gli altri è assolutamente indifferente e non danno alcun peso alla cosa. Per come conosco io la scuola e per come l'ho vissuta, la cosa mi pare un po' poco verosimile. Per non parlare della facilità con cui Chelsea viene avvicinata e accettata dalla persone che in realtà dovrebbero più di tutti avercela con lei. Uno dei personaggi a un certo punto dirà:

Hate is... it's too easy. [...] Love. Love takes courage.
Io lo so, capisco questa frase, comprendo la sua verità. Ma so anche che nel mondo di tutti i giorni le persone che fanno di questa frase il loro motto sono pochissime in confronto a quelle che si lasciano prendere dalla rabbia e dall'odio: trovo poco che realistico che Chelsea trovi una concentrazione di persone così facili al perdono, lasciando che rimangano come unici haters coloro che sono dalla parte del torto (la sua ex combriccola). C'è una distinzione secondo me troppo netta tra "buoni" e "cattivi".

D'altra parte però ho molto apprezzato la descrizione della quotidianità di Chelsea e sopratutto il suo riapprezzarsi grazie anche allo studio, precedentemente trascurato. Molto ben descritto è inoltre il clima che si respira nel locale Rosie's, centrale per la vicenda: mi è sembrato più volte di trovarmi lì insieme agli altri ragazzi, e ho un po' bramato la possibilità di poter trovare un posto così, in cui ti senti sempre accolta e mai giudicata. Centrale per il romanzo è la tematica lgbt e la Harrington descrive bene l'omofobia di certi soggetti, i pregiudizi e l'ignoranza di certe persone.


Da sottolineare la presenza di un accenno di triangolo amoroso, che però proprio triangolo non è: si ha più un percorso da un interesse a un altro, che combacia con la crescita di Chelsea e la sua nuova attrazione per un altro tipo di qualità.

In definitiva ho apprezzato Speechless, ma non quanto avrei voluto: una lettura scorrevole e interessante, danneggiata da una prevedibilità e una semplicità eccessive.

incipit
Keeping secrets isn't my speciality. It never has been, ever since kindergarten when I found out Becky Swanson had a crush on Tommy Barnes, and I managed to circulate that fact to the entire , including Tommy himself, within our fifteen minute recess - a pretty impressive feat. in retrospect. That was ten years ago, and it still may hold the record for my personal best.

The secret I have right now is so, so much juicier than that. I'm just about ready to burst at the seams.

page69
*Si avvisano i lettori che la pagina 69 di un libro potrebbe contenere spoiler*


   Point taken.
   Hey, your answer to problem number four is wrong. To find the domain you need to set the denominator to zero.
   Wow. I was not even close.
   Not really, no.
It goes on like this for a while, until the teacher glances at the clock and says, "All right, you're all excused."
Everyone clears out of the room like it's on fire. Asha is the only one who takes her time packing away her knitting needles, zipping up her bag and tucking the newspaper under her arm. Now that we're both standing up, I can tell exactly how short she is. I mean, I'm no giant, but I tower over her by a good three or four inches. Her sleek black hair sways back and forth as she walks in front of me out the door. I wonder how she deals with it - it must take forever to wash, and even longer to brush. I have enough trouble keeping my own tamed, and mine only goes a little past my shoulders. It's flaming red and wavy, and no matter how much product I use, it always ends up looking wild and tousled within an hour of drying. Ridiculous.
Asha and I head in the same direction, and we end up walking side by side through the parking lot together. Ouside the weather is clear and cold. There's snow blanketed on the grass; it'll be there for another two months, at least. Michigan winters are like that. Last year there was a blizzard in April, bad enough to close the schools. Usually I'm eager for all the snow to melt, for spring to start and the birds to sing and the flowers to bloom, all that jazz, but today I'm glad for this miserable weather. It suits my perfectly miserable mood.
"I love winter,"Asha announces out of the blue, winding her scarf tight around her neck.