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lunedì 27 luglio 2015

Agatha Mistery, L'enigma del faraone - Sir Steve Stevenson

AGATHA MISTERY, L'ENIGMA DEL FARAONE - SIR STEVE STEVENSON

DATI

Parole chiave: bambini, illustrato, giallo
Pagine: 135
Formato: Paperback
Illustrazioni di: Stefano Turconi




LA QUARTA 

Il primo volume della serie Agatha Mistery racconta le avventure di Agatha, una londinese dodicenne appassionata di gialli, e di suo cugino Larry, che frequenta la Eye School, la più celebre scuola di detective al mondo. I due sono accompagnati nei loro avventurosi viaggi dal maggiordomo Mr Kent e da Watson, il gatto siberiano con il fiuto di un segugio. Questo primo mistero li conduce da zia Melania a Luxor, in Egitto, per recuperare un'antica tavoletta rubata che contiene le indicazioni per trovare la tomba di un faraone maledetto.
Ho comprato questo piccolo libretto per bambini la settimana scorsa in edicola, visto il vantaggiosissimo prezzo lancio di 1€: come sapete mi piacciono molto i libri dedicati ai lettori più piccoli, e quindi ho pensato di dargli una possibilità.

L'edizione inglese di Agatha Mistery
Protagonisti della storia sono Agatha e Larry, due cugini inglesi appartenenti alla famiglia Mistery, rinomata per l'eccentricità dei suoi componenti. E i due ragazzi non fanno eccezione: Agatha è un'aspirante scrittrice di gialli mentre Larry frequenta la Eye School, istituto deputato alla formazione di giovani detective. E sarà proprio quest'ultimo a chiedere aiuto alla cugina nel momento in cui si troverà di fronte, per passare un esame, a dover risolvere un mistero niente di meno che in Egitto, dove abita la zia Melania. Il tutto accompagnati dal maggiordomo Mr Kent e dal meraviglioso Watson, un micione decisamente intelligente.

L'enigma del faraone rappresenta la prima delle avventure con protagonista Agatha Mistery, collana già pubblicata tempo fa da De Agostini e ora in uscita in edicola con la Gazzetta dello Sport (per maggiori informazioni, vi invito a cliccare qui).

Alcuni titoli della collana Agatha Mistery

La storia è molto semplice e lineare, adatta a lettori molto giovani. Personalmente mi aspettavo qualcosa di più frizzante e coinvolgente, più avventura e momenti divertenti, che attirano sempre molto i piccini. Inoltre, ma questo è questione di gusto personale, non mi piace molto quando vengono sfruttati nomi "famosi" (Agatha, Baker, Watson,...) per rimandare direttamente a personaggi conosciuti e alle loro caratteristiche: un po' perché non è detto che i bambini li conoscano, un po' perché mi pare una semplificazione eccessiva. Passi una o due volte, ma se troppo usato mi infastidisce. Ma queste probabilmente sono tutte cose che un bimbo non noterebbe mai.
Mi sono piaciute moltissimo le illustrazioni di Stefano Turconi che accompagnano il racconto e sono davvero ben realizzate: avrei voluto fossero ancora più numerose e magari a colori (come quelle che potete vedere qui sotto). 

Una lettura da fare con i propri bambini, può essere una buona introduzione al mondo dei gialli. Per quel che mi riguarda, non acquisterò i prossimi volumi, non sono interessata. 

lunedì 12 gennaio 2015

I diari della falena - Rachel Klein


I diari della falena di Rachel Klein
Parole chiave: Mistery, YA
Pagine: 343
Formato: Paperback
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: Ottobre 2011
Goodreads • Amazon.it •


In un elegante collegio, una ragazza di sedici anni affida al proprio diario i propri pensieri più intimi. L'oggetto della sua crescente ossessione è la sua compagna di stanza, Lucy Blake, e l'amicizia di Lucy con la loro nuova e inquietante compagna di classe, l'enigmatica e lunatica Emessa, pallida e dagli occhi ipnotici. Attorno a lei vorticano voci misteriose, sospetti e segreti, così come una serie di sinistre sciagure. Mentre la paura si diffonde per la scuola e Lucy non è più la stessa Lucy, fantasia e realtà si mescolano finché ciò che è vero e ciò che è solo immaginato si fondono in un incubo a occhi aperti che risveglia le ansie, la lussuria, e le paure dell'adolescenza.

Non è per nulla semplice parlarvi de I diari della falena. Ho ricevuto questo libro in regalo da un'amica di famiglia alcuni anni fa (grazie Romina!) e poi l'ho lasciato sullo scaffale a riposare, in attesa: per una sfida a squadre su Anobii avevo come compito il leggere un libro con la parola diario/diari e così la mia scelta è ricaduta su questo. Ne sono molto contenta, e soprattutto sono contenta di aver atteso tento a leggerlo perché penso che, sinceramente, un po' di tempo fa non sarei riuscita ad apprezzarlo molto.

L'edizione hardback in lingua inglese de I diari della falenaProtagonista di questo romanzo è una ragazzina di sedici anni ebrea che frequenta un esclusivo collegio per ragazze come interna, cioè vivendo all'interno della struttura. Come tale, dà poca confidenza alle esterne (coloro che frequentano la villa unicamente per le lezioni) e divide ogni attimo della sua giornata con le altre studentesse che abitano la struttura: ha stretto amicizia in particolare con Lucy, un angelo biondo che occupa la stanza accanto alla sua, il bagno in comune. La protagonista, di cui non ci viene detto il nome, è elettrizzata all'idea di passare un intero anno al fianco della sua migliore amica, dopo un periodo un po' travagliato dovuto al suicidio del padre e all'inserimento nella nuova scuola. Una nuova studentessa si viene però ad aggiungere al suo idilliaco quadretto, Ernessa, che fin da subito si comporta in modo davvero molto strano. Pian piano, Lucy si avvicina sempre più ad Ernessa, ignorando sempre più la sua vecchia amica e cambiando sempre più i suoi atteggiamenti e il suo aspetto. Ma solo la nostra protagonista pare accorgersene... quale segreto cela Ernessa? Cos' è quel terribile odore che sembra provenire dalla sua stanza? Perché le insegnanti sembrano concederle ogni privilegio?

I diari della falena è una lettura stranissima. La storia ci viene raccontata dalla protagonista sotto forma di diario, da Settembre a Maggio, diario che viene aggiornato con regolarità di nascosto, in modo ordinato e piuttosto dettagliato. Perlomeno all'inizio. Giorno dopo giorno veniamo a conoscere le ragazze che abitano il collegio, i professori, assistiamo a lezioni, pranzi, cene, gite e quant'altro. Pian piano però Ernessa, la nuova arrivata, diventa sempre più protagonista del diario e ci vengono descritti tutti i suoi comportamenti, le sue frasi e tutte le teorie e le sensazioni della protagonista in proposito. Niente di eccezionale, direte voi, no? Ed effettivamente la sensazione iniziale è questa. Anzi, devo ammettere che nel romanzo l'azione è praticamente ridotta ai minimi termini, succede davvero poco e raramente qualcosa di eclatante. La protagonista poi tende a sparare un po' sentenze su tutto e tutti, spargendo giudizi a destra e a manca, ritenendosi spesso più intelligente e superiore rispetto alle altre.

Una delle edizioni paperback in inglese di I diari della falenaEppure ogni volta che chiudevo il libro ero curiosa di continuare a leggere, di sapere cos'altro sarebbe successo. Procedendo, il linguaggio si faceva sempre più oscuro, la narrazione onirica. Non so come, la Klein mi ha avvinto con la sua storia, mi ha ammaliata con la sua lenta ma puntuale costruzione degli ambienti e dei personaggi. E poi non possono non iniziare a sorgere dubbi, man mano che si prosegue nella lettura, sulla veridicità di ciò che la protagonista ci sta raccontando. Se all'inizio un po' mi arrabbiavo nel vedere come le altre ragazze non notassero niente di strano in Ernessa, come tutti sembrassero difenderla, poi pian piano ho cominciato a dubitare di ciò che stavo leggendo: non è che nessun altro nutriva quei sospetti perché in realtà non c'era un bel niente di cui sospettare? I sogni si alternano alla realtà e diventa difficoltoso capire cosa sia reale e cosa no. Non so quale sia la verità, non lo so neppure ora che ho finito di leggere il romanzo, ma ho adorato questo essere continuamente in bilico, questo dubitare di tutto e tutti. L'unica cosa certa è il forte sentimento di gelosia che permea il romanzo, gelosia nei confronti di Lucy ma anche della stessa Ernessa.
Si potrebbe probabilmente inscrivere questo romanzo nella categoria "narratori inaffidabili", infatti mi ha ricordato moltissimo Bugiarda di Justine Larbalestier e, come esso, non dà risposte certe, lascia al lettore la possibilità di credere a quello che vuole. E, nonostante mi urti, adoro questo tipo di romanzi.

lunedì 5 gennaio 2015

Se ho paura prendimi per mano - Carla Vistarini


Se ho paura prendimi per mano di Carla Vistarini
Parole chiave: Contemporary, Giallo
Pagine: 237
Formato: Hardcover
Editore: Corbaccio
Data di pubblicazione: Settembre 2014
Goodreads - Amazon.it



Leggere Se ho paura prendimi per mano è stato un errore e no, non perché sia un brutto libro, ma perché sono una tontolona io: l'ho addocchiato per la prima volta navigando sul sito della biblioteca della mia città e mi sono immediatamente innamorata della copertina. Un vero e proprio insta-love. Ho letto solo le prime tre righe della trama e ho deciso che doveva essere mio: in due minuti l'ho prenotato e ho atteso con calma il mio turno. Mi aspettavo un romanzo piuttosto triste, su un senzatetto che alleva una bimba non sua, e invece... sorpresa! Mi son ritrovata tra le mani una sorta di giallo. Al ché ho finito di leggere la quarta di copertina e mi sono più volte maledetta per la mia sbadataggine. Dai, però non è tutta colpa mia, quella meravigliosa cover fa pensare a tutt'altro! (Per non parlare del titolo...)

sehopauraTutto ha inizio con Smilzo, giovane senzatetto, in coda alla cassa del supermercato in attesa del suo turno. Perso nei suoi pensieri, si ritrova affiancato da una piccola bambina con una clava rossa in mano e un'espressione seria.  In pochi secondi le cose precipitano, un uomo armato intima alle cassiere di consegnargli l'incasso, e per rimarcare la minaccia spara in direzione del soffitto. Dopo alcuni minuti di panico, la rapina ha fine e Smilzo decide di andarsene prima che la polizia cominci a fare domande scomode ma la piccola bambina vista in precedenza attira la sua attenzione: prendendolo per mano, lo conduce presso il corpo di una donna stesa a terra. Smilzo comprende subito che la donna è morta e indirizza la bambina verso un agente di polizia, deciso ancor più a svignarsela. Ma il suo destino e quello della bambina vengono di nuovo a incrociarsi e lui questa volta non potrà fuggire.

Se ho paura prendimi per mano è un libro che si legge molto velocemente ma che mi ha lasciato un po' insoddisfatta. Mi ha ricordato per certi versi La banda degli invisibili di Bartolomei, senza però dimostrarsene all'altezza. Il romanzo è sicuramente ben scritto, talvolta arricchito da un lessico inusuale e forbito, ma ho trovato in alcune scelte narrative una mancanza di coerenza interna e una eccessiva irrealtà della vicenda. Quelli che forse più mi hanno fatto storcere il naso sono probabilmente i personaggi. Nonostante appaiano per lo più come simpatici e facilmente amabili, sono però poco credibili e spesso out of character, se così vogliamo dire. Prendiamo il protagonista, Smilzo: ora barbone, in passato si è laureato, frequentando anche un corso al MIT, e ha ricoperto cariche lavorative importanti, finendo poi ricercato per gravi frodi. Ecco, si presuppone quindi comunque un certo grado di intelligenza, visto il suo passato: durante tutto l'arco narrativo Smilzo appare però come un sempliciotto, che fa ragionamenti assurdi e non riesce neanche a fare due più due. Mentre il professore, altro personaggio, è giustificabile data l'età e l'incipiente demenza senile, Smilzo, secondo me, non lo è affatto. Lo stesso dicasi per la bimba: è troppo buona, calma ma soprattutto adulta per avere solo tre anni.

Mirta e Arya con Se ho paura prendimi per manoAnche alcune vicende non mi hanno convinto. Non voglio fare in alcun modo spoiler, ma diciamo che le motivazioni finali dietro la vicenda mi hanno lasciato decisamente l'amaro in bocca e l'ho trovate assolutamente poco credibili. Ecco, possiamo dire che, in un certo senso, la credibilità è stata il mio cruccio nei confronti di questo romanzo: non sono riuscita a capire fino a che punto l'autrice volesse scrivere una storia reale, che facesse comunque sorridere, ma con i piedi per terra, oppure una storia per cui era necessario sospendere completamente il senso di realtà. Il romanzo è coinvolgente, sicuramente emozionante, ma leggendolo continuavo a notare queste cose e a non gustarmelo appieno. È però sicuramente un buon esordio e penso proprio che in futuro leggerò altro di questa autrice.

sabato 27 dicembre 2014

Gone girl - Gillian Flynn (L'amore bugiardo)


Gone girl di Gillian Flynn
Disponibile in italiano?
Parole chiave: Mistery
Pagine: 399
Formato: Hardcover
Editore: Orion Publishing Group
Data di pubblicazione: Maggio 2012
Goodreads Amazon.it


On a warm summer morning in North Carthage, Missouri, it is Nick and Amy Dunne's fifth wedding anniversary. Presents are being wrapped and reservations are being made when Nick's clever and beautiful wife disappears from their rented McMansion on the Mississippi River. Husband-of-the-Year Nick isn't doing himself any favors with cringe-worthy daydreams about the slope and shape of his wife's head, but passages from Amy's diary reveal the alpha-girl perfectionist could have put anyone dangerously on edge. Under mounting pressure from the police and the media--as well as Amy's fiercely doting parents--the town golden boy parades an endless series of lies, deceits, and inappropriate behavior. Nick is oddly evasive, and he's definitely bitter--but is he really a killer?
As the cops close in, every couple in town is soon wondering how well they know the one that they love. With his twin sister, Margo, at his side, Nick stands by his innocence. Trouble is, if Nick didn't do it, where is that beautiful wife? And what was in that silvery gift box hidden in the back of her bedroom closet?
Ho sentito parlare a lungo di Gone girl prima di decidermi finalmente a leggerlo e forse questo ha un po' influenzato il mio giudizio, o meglio, mi ha fatto affrontare la lettura del romanzo con delle aspettative probabilmente troppo alte. Cercherò di fornirvi le mie impressioni senza fare spoiler, cosa molto ardua e decisamente limitante.
“There's a difference between really loving someone and loving the idea of her.”

La cover della prima edizione italiana di Gone GirlNick e Amy sono una coppia come tante, con alti e bassi, momenti sì e momenti no: quando però una mattina Amy scompare, la loro vita diventa praticamente di dominio pubblico dal momento che ogni aspetto di essa deve essere indagato per riuscire a capire chi ha compiuto il misfatto e ritrovare così Amy, o quel che di lei rimane. Sin dall'inizio cominciano a comparire le prime incertezze, le prime bugie: del resto, come ogni serie crime ci ha ormai insegnato, chi è sempre il primo indagato quando scompare una donna? Il marito. Ma può l'aitante e sempre gentile Nick avere qualcosa a che fare con la sparizione di Amy?

Beh, di certo il titolo italiano ci dà qualche informazione in più: L'amore bugiardo è un indizio inequivocabile, direi. E in questo libro, ve lo assicuro, di bugie ce ne sono molte, probabilmente più di quante possiate anche lontanamente immaginare. Due sono i punti di vista tramite cui ci viene raccontata la vicenda, quello di Nick, a partire dal rapimento di sua moglie, e quello di Amy stessa, tramite il suo diario personale in cui scopriamo la vita dei due prima della sua scomparsa. Pagina dopo pagina, scopriamo nuovi particolari sulla loro vita, da quando si sono conosciuti, piaciuti, innamorati e infine sposati, coronando il loro sogno d'amore. Poi però qualcosa ha cominciato a incrinarsi. La prima parte di Gone girl più che un thriller è il resoconto della vita di una coppia, tra alti e bassi, pregi e difetti. Gillian Flynn ci racconta minuziosamente, tramite il diario di Amy e i flashback di Nick, le vicende della loro vita, tra momenti salienti e semplice quotidianità, rendendo, per quel che mi riguarda, la narrazione un po' lenta e pesante: dopo l'entusiasmo iniziale ho cominciato a trascinarmi nella lettura e, ve lo dico sinceramente, non ho mollato il romanzo unicamente perché Gone girl era l'unico libro che avevo portato con me in treno. Al termine della prima parte abbiamo poi un colpo di scena che però, ahimé, secondo me è molto telefonato e me l'aspettavo sin dall'inizio. Fortunatamente nella seconda parte le cose si fanno molto più interessanti, il ritmo della narrazione aumenta, le cose cominciano a precipitare rapide, incollando il lettore alla pagina.

Gone girl è per certi versi disturbante, non dal punto di vista visivo ma da quello psicologico: i due protagonisti non sono certo due personcine amabili, tutt'altro, e il ritratto del loro matrimonio che ne esce fuori è terribilmente sbagliato e avvilente. Ad alcuni magari potrà forse sembrare più realistico per questo, non so: io so solo che a ogni capitolo avrei voluto prendere a testate alternativamente Amy o Nick. Nick è un bamboccio, un falso, un uomo decisamente poco furbo; Amy è... beh, lascio a voi il piacere di scoprirlo.

La seconda metà, con il suo finale agghiacciante, nonostante mi abbia catturato e intrigato, trovo che viri decisamente verso l'eccesso, rasentando l'irrealtà. Del resto però non si può mai sapere cosa può partorire una mente malata e la Flynn gioca proprio su questo.

lunedì 16 giugno 2014

Murder most unladylike - Robin Stevens

Murder most unladylike di Robin Stevens
Serie: Wells & Wong Mistery #1
Parole chiave: MG, Mistery
Pagine: 336
Formato: eBook
Editore: Random House
Data di pubblicazione: Giugno 2014
Goodreads Amazon.it

"The problem with this place," said Daisy, pausing in the stairwell to wriggle out of her old pyjama jacket and into her new one, "is that there are far too many secrets wherever you turn. And most of them are so pointless. It doesn't make it easy for two detectives to do their jobs."

Murder most unladylike è un giallo vecchio stampo destinato ai giovani lettori. Romanzo d'esordio di Robin Stevens, è stato una piacevolissima lettura e mi ha strappato più volte un sorriso. Rappresenta il primo volume della serie Wells & Wong Mistery, dedicata ai casi che la Wells & Wong detective agency si trova ad affrontare.

Un'altra cover di Murder most unladylike1934. Daisy Wells e Hazel Wong sono due ragazzine di tredici anni che frequentano la Deepdean school for girls. Amiche inseparabili, decidono di fondare un'agenzia investigativa per indagare sui misteri della scuola. Dopo un caso piuttosto sciocco, le cose si complicano: Hazel, tornando in palestra per recuperare un oggetto dimenticato, trova il cadavere della povera Miss Bell, insegnante di scienze. Spaventata, corre alla ricerca di aiuto, ma al ritorno in palestra il corpo è sparito e nessuno le crede. Nessuno tranne Daisy: inizierà così la prima vera indagine della Wells & Wong detective agency, tra passioni amorose, alcool, gentili tuttofare e sordidi segreti.

Ho apprezzato molte cose di questo romanzo. Innanzitutto adoro le ambientazioni scolastiche, e nello specifico in questo caso ci troviamo in una sorta di collegio per ragazzine in Inghilterra, con tutte le sue regole da rispettare, gli orari, le lezioni: se da una parte le ragazzine studiano scienze e francese, dall'altra hanno corsi di perfezionamento della postura (con i libri in testa, come da manuale) ma anche intense ore di attività sportive. La puntualità è ritenuta sacra, la mensa non è il massimo e ogni tanto le ragazze ricevono dai genitori dolcetti che nascondono e poi consumano nei dormitori, facendo scambi con le altre. Gli insegnanti sono tutti donne, a parte uno, che sin dal suo arrivo è diventato il love interest di praticamente tutte coloro che frequentano la Deepdean. Insomma, quella di Hazel e Daisy è una vita decisamente piena, ma ciò non impedisce loro di chiudersi negli sgabuzzini per fare il punto della situazione sul caso. L'approccio delle due all'assassinio è molto classico e lineare, volendo anche semplice, visto che comunque stiamo parlando di due ragazzine, ma decisamente vincente: nel romanzo troviamo riportati gli schemi redatte dalle due sul caso, con elencati i sospetti, i loro eventuali alibi e moventi. Certo, non possono mica andare da ogni insegnante a chiedere cosa stava facendo a una certa ora e se odiava Miss Bell... cosa c'è di meglio allora dell'affidarsi ai pettegolezzi di decine di ragazze rinchiuse in una scuola?

Arya con Murder most unladylikeDaisy e Hazel sono una ben riuscita coppia di investigatrici: quest'ultima è la voce narrante dell'intero romanzo e ciò rende il tutto ancora più interessante, dato che Hazel proviene da Hong Kong e non conosce certe usanze e modi di dire inglesi che la lasciano un po' frastornata (fa anche redigere da Daisy, alla fine del romanzo, un glossario per noi poveri lettori). Le due sono molto diverse l'una dall'altra, e devo ammettere che Daisy non mi è stata molto simpatica sin dall'inizio, ma è bello leggere della loro amicizia e di come essa cambi anche grazie all'indagine che stanno conducendo. E poi è bello leggere un libro con protagoniste due ragazzine che si dedicano all'avventura e non necessariamente a "cose da femmine": non ci sono solo bambine che vogliono diventare principessine, ma anche future scienziate e investigatrici.

Venendo poi al caso vero e proprio, devo ammettere che la sua risoluzione finale è stata per me una sorpresa e questo è sicuramente un punto a favore del romanzo.

In definitiva, Murder most unladylike è un bel giallo classico middle grade (11-12 anni) che penso che i piccoli lettori (e in particolare le piccole lettrici) potrebbero molto apprezzare. Non vedo l'ora di leggere il prossimo caso della Wells & Wong detective agency.

venerdì 13 giugno 2014

Doll bones - Holly Black


Doll bones di Holly Black
Parole chiave: MG, Mistery
Pagine: 219
Formato: Hardcover
Editore: I grandi, Mondadori
Data di pubblicazione: Maggio 2014
Goodreads Anobii
Amazon.it


Doll bones di Holly Black è un romanzo "Middle grade", indirizzato cioè a un gruppo di lettori molto giovani, intorno agli undici anni. Questa è una premessa che va fatta obbligatoriamente, visto che comunque l'autrice ha scritto anche romanzi per un pubblico più grandicello. Ero a conoscenza del "target" prima di iniziare la lettura (e comunque io adoro i romanzi per bambini) ma, nonostante ciò, devo dire che non mi ha stupito né colpito più di tanto, rimanendo nel limbo dei romanzi carini ma che avrebbero potuto essere meglio.

Cover originale di Doll BonesProtagonisti di Doll Bones sono Zach, Poppy e Alice, tre amici inseparabili che trascorrono i pomeriggi giocando con bambole/pupazzi/action figures creando avventure meravigliose e indimenticabili. Il Gioco permea praticamente tutta la loro vita, persino durante le ore di scuola si scambiano bigliettini con domande volte a migliorare e approfondire alcuni aspetti delle loro storie. Una sola è la bambola che rimane fuori dai loro giochi: è la Regina, una bambola d'epoca chiusa in una teca nel salotto di Poppy, antica e inquietante. Un giorno però Zach, tornando a casa, non trova più tutti i suoi giocattoli: disperato, si inventa frottole per non trovarsi ad affrontare Alice e Poppy. Quest'ultima però, in preda alla disperazione, decide di liberare la Regina per poter coinvolgere Zach in un'altra avventura. Ma questa volta le cose non saranno più solo un semplice gioco: la bambola infatti è molto più di quel che sembra.

Decisa a leggere Doll bones sin dalla sua uscita in lingua originale, probabilmente mi ero fatta delle aspettative troppo elevate. Mi aspettavo qualcosa di più oscuro, di più spaventoso e inquietante, ma in realtà non ho trovato nulla che mi abbia terrorizzato e che avrebbe terrorizzato l'ipotetica me dodicenne durante la lettura del libro. Da questo punto di vista sono peggio i Piccoli Brividi, decisamente. Mi ha sicuramente inquietato molto di più Coraline di Neil Gaiman. E questo, lo devo ammettere, è l'aspetto che mi ha deluso di più.

Doll Bones in GermaniaHo trovato però in Doll bones cose che invece non mi aspettavo. La Black mette infatti in evidenza la difficoltà di crescere, di passare dall'infanzia all'adolescenza, e di come i rapporti di amicizia possano risentirne, spezzandosi o evolvendo. L'immaginazione è poi un'altra delle protagoniste di questa storia, eterna compagna d'avventura e non necessariamente sinonimo di infantilismo: crescere non significa per forza abbandonare i sogni e la fantasia, i giochi e tutto quel che ti ha accompagnato sin lì, persone incluse. Chi sicuramente non fa bella figura in questo romanzo sono gli adulti: o sono troppo impegnati per considerare i figli, o al contrario sono troppo apprensivi oppure non riescono in alcun modo a capirli e comprenderli. Fortunatamente in un certo senso durante il romanzo anche loro fanno un piccolo percorso di crescita: non è mai troppo tardi per imparare qualcosa o correggere i propri errori.

In definitiva, assegno tre stelline più che altro perché non ho trovato nel romanzo quel che mi aspettavo da come ne avevo sentito parlare in giro, e cioè una storia per ragazzini inquietante, da brividi. Doll bones rimane comunque un romanzo per ragazzini interessante e ricco di avventure.

Nota negativa: la mancanza delle illustrazioni nell'edizione italiana.

Una delle illustrazioni dell'edizione originale di Doll bones

mercoledì 15 gennaio 2014

In pillole: Assassinio sull'Orient Express di Agatha Christie

Lo so, lo so, dovrei vergognarmi nel dirvi che questo è il primo romanzo che leggo di Agatha Christie e sinceramente me ne vergogno davvero. Non sarà l'ultimo, però devo ammettere che questo non mi è piaciuto quanto speravo. È il mio primo incontro su carta con Poirot, che conoscevo da alcuni episodi televisivi dedicati, e probabilmente ne avevo in testa un'immagine troppo precisa che non ha poi collimato con quello che ho trovato nel testo (nel libro non ha mai detto "celluline grigie"!). L'investigatore non mi ha convinto così come non mi ha convinto il processo investigativo: talvolta mi è sembrato ci fosse un eccessivo tirare a indovinare, senza che il lettore avesse tutti gli elementi per scoprire certi elementi. Ci sono poi alcuni pregiudizi/stereotipi sicuramente tipici del tempo che mi hanno fatto storcere il naso e mi sono sembrati poco adatti a un investigatore. Non c'è poi una gran suspense e il tutto scorre un po' troppo liscio come l'olio. Insomma, un libro che mi ha un po' deluso, si legge velocemente, la storia è carina, ma evidentemente preferisco un altro tipo di gialli. Non demordo però, darò un'altra possibilità ad Agatha Christie con Dieci piccoli indiani, che mi dicono essere un capolavoro, sperando sia meglio.

giovedì 9 gennaio 2014

Parole avvelenate di Maite Carranza

Parole avvelenate di Maite Carranza
Parole chiave: Mistery
Pagine: 223
Formato: Paperback
Editore: Atmosphere
Data di pubblicazione: Giugno 2013
Goodreads Amazon.it


«Non ci si può fidare della loro capacità di giudizio non ancora del tutto sviluppata. I genitori devono porre dei paletti».
E lei non era stata in grado di porli.


Parole avvelenate di Maite Carranza è la mia prima lettura del nuovo anno e penso proprio di aver cominciato con il piede giusto. Conoscevo già l'autrice grazie alla sua trilogia La guerra delle streghe, letta un sacco di tempo fa, che avevo apprezzato. Qui ci troviamo di fronte a un romanzo completamente diverso che mi ha piacevolmente stupito e conquistato.

La cover originale

Sono passati quattro anni dalla scomparsa di Barbara Molina e per molte delle persone implicate nel caso la vita è completamente cambiata. Abbiamo l'ispettore Lozano, prossimo alla pensione, che non riesce a togliersi dalla testa quel vecchio caso irrisolto. La madre di Barbara, Nuria, una donna completamente distrutta, l'ombra della vecchia se stessa, incapace di prendere qualsiasi tipo di decisione. Eva, la migliore amica di Barbara, con il rimorso per aver litigato con Barbara poco prima del fattaccio e di non aver detto proprio tutto alla polizia. Le vite di queste persone torneranno a intrecciarsi e il caso di Barbara tornerà alla ribalta per una sola, ultima volta.

Vi avverto subito: se siete alla ricerca di un giallo adrenalinico, pieno di azione, non è questo il libro che fa per voi. Parole avvelenate è un libro fatto di personaggi e che si concentra su di essi, sul loro essere, sui loro pensieri e le loro emozioni. Appena ho iniziato a leggerlo sono rimasta subito spiazzata dall'impostazione data dall'autrice al romanzo, particolare sotto più punti di vista. Innanzitutto, la narrazione copre le vicende di un unico giorno, a quattro anni dalla scomparsa di Barbara: sarà un giorno intenso per tutti coloro che vi sono coinvolti, un giorno che porterà molti cambiamenti, un giorno che, durante la lettura, vi sembrerà in realtà lungo una vita, e non per noia. In secondo luogo, ogni capitolo è affidato a un diverso personaggio, creando un'alternanza di pov che porta avanti i diversi filoni narrativi, pronti a ricongiungersi. Infine, la narrazione è alla terza persona singolare, tempo presente: devo ammettere che questa è la cosa che, all'inizio, ho fatto più fatica ad affrontare. Non sono una fan del tempo presente e ho scoperto di detestare il suo uso unito a quello della terza persona: mi suonava così strano, così impersonale. Fino a quando non mi sono completamente persa nella storia, avvolta dalle sue spire.

La cover tedesca
Le dinamiche del caso, i sospettati, tutti i fatti avvenuti quattro anni prima ci vengono rivelati poco a poco, facendo accrescere la nostra curiosità e i nostri sospetti nei confronti dei vari imputati: le prove paiono tutte puntare contro il giovane e avvenente Martì, ma del resto anche quelle contro il professor Lopez non sono poche... chi sarà il vero colpevole? Il romanzo fa il suo sporco lavoro, portandoti a sospettare di tutti, accrescendo i tuoi dubbi, pagina dopo pagina. Fino alla rivelazione finale, una specie di folgorazione. Ed è allora che ti sale la rabbia, una rabbia profonda, primitiva, che ti fa venir voglia di urlare e gettare via tutto. Maite Carranza ci pone di fronte a una verità terribile e crudele, e il pensare che certe cose possono davvero succedere ti dà il colpo finale, lasciandoti addosso tristezza e irrequietudine.

Un romanzo particolare, spiazzante e ben orchestrato.



venerdì 30 settembre 2011

The Gap

The Gap di Michele Jaffe


Originale: Rosebush
Genere: YA, thriller
Editore: Fanucci
Voto: 4/5
Pagine: 364
Prezzo: 16,00€

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Quando Jane si trasferisce nel New Jersey, la nuova scuola le sembra una meraviglia: fa subito amicizia con le due ragazze più in vista dell’istituto, Kate e Langley, entrambe ricchissime e bellissime. Il trio diventa inseparabile e il loro tempo trascorre senza preoccupazioni tra la scelta di un abito e i commenti sui ragazzi. Una notte, però, Jane viene scaraventata da un’auto in corsa e finisce priva di sensi in un cespuglio di rose. Quando si risveglia in ospedale, non ricorda nulla di quanto è accaduto e il suo corpo è completamente paralizzato; inoltre riceve strani regali da un ammiratore che rimane nell’ombra e una serie di telefonate minacciose. Tutte le persone che le stanno attorno sono convinte che Jane abbia delle allucinazioni causate dai medicinali, ma un po’ alla volta lei riesce a mettere insieme i pezzi e a ricostruire la sera dell’incidente. Quello che scoprirà sarà lontano da ogni possibile verità e la trascinerà in un incubo che sembra non avere fine.

The gap è un thriller per ragazzi ambientato in una scuola superiore americana. A metà tra Gossip Girl, 90210 e teen drama vari, è inquietante e misterioso al punto giusto e mi ha fatto passare alcune ore piacevoli in cui mi sono alambiccata il cervello nelle più strane congetture per cercare di capire chi potesse essere il colpevole.


Il titolo originale del romanzo è Rosebush, in italiano “cespuglio di rose”: un titolo decisamente coerente con la narrazione, dal momento che Jane, la protagonista, viene ritrovata in fin di vita proprio all’interno di un cespuglio di rose.  Il problema è che la ragazza non ricorda nulla di quello che le è successo, ma non vuole neppure dare credito alla teoria della polizia, che pensa che lei abbia tentato il suicidio. L’ultimo suo ricordo di quella tragica sera riguarda il suo arrivo, assieme alle sue migliori amiche Kate e Langley, a una festa con un delizioso costume da fatina. Stop. Il resto è tutto nero. Ma com’è passata dalla festa al cespuglio? Di certo non possono avere alcuna responsabilità i suoi compagni, tutti la amano e le vogliono bene, come testimoniano le decine di mazzi di fiori nella sua stanzetta di ospedale… O forse no?

Jane porta una maschera, ma non riesce a rendersi conto del fatto che anche gli altri ne portino una. Si lascia ingannare dalla superficialità delle cose, senza indagare, ed è proprio per questo che finisce in un cespuglio di rose: perchè non ha saputo vedere la verità, non ha saputo capire davvero le persone, andare oltre le spacconerie e i belletti. Jane riflette tragicamente un modello adolescenziale piuttosto diffuso ai giorni nostri, e con lei tutti i suoi amici: conta l’apparire, non importa l’essere. Il problema è che sotto l’apparire può nascondersi di tutto, e la nostra protagonista lo impara a sue spese. Il personaggio di Jane, mano a mano che riprende l’uso del suo corpo paralizzato e ricorda frammenti di quella terribile serata, impara lezioni importanti e cresce.

Del resto ogni rosa ha le sue spine, anche le più belle.

Ciò che più mi ha colpito di questo libro è la capacità di scrittura della Jaffe: riesce a tenere sempre il lettore sulla corda, seminandolo con falsi indizi. Inoltre crea un’atmosfera particolare, inquietante, che ti mette sul chi va là: si comincia a sospettare di tutti, inveendo la protagonista e la sua cecità, la sua superficialità. Finchè le nostre teorie non vanno a coincidere con quelle di Jane, rendendo l’immedesimazione definitiva e completa. E si comincia a temere che dietro ciascuno si nasconda un assassino, a odiare la polizia e la sua famiglia che non vogliono ascoltare le sue congetture, si rimane in ansia, attendendo che un nuovo frammento di memoria faccia capolino nella testa di Jane. Si vuole sapere sempre di più, se ne sente proprio la necessità. Solo alla fine, quando ho sollevato il naso dal libro, mi sono resa conto di quanto mi ci fossi persa dentro, e il merito è tutto dello stile dell’autrice, semplice ma “catturante”.

I personaggi sono molti ed entrano in gioco parallelamente ai ricordi di Jane: i flashback sono innumerevoli in questo libro e ci aiutano a capire più profondamente le caratteristiche di ciascuno degli amici della ragazza. Ma in realtà, anche quando descrive gli altri, la Jaffe in realtà ci dice qualcosa di più su Jane, mostrandoci la sua superficialità e la sua necessità di sentirsi accettata nel relazionarsi con tutti.

In definitiva, un romanzo che mi ha sorpreso e che vi consiglio: non vi troverete la complessità tipica dei grandi thriller (vedi i libri di Sebastian Fitzek), ma vi saprà comunque catturare, a patto che, ovviamente, siate amanti dell’ambientazione scolastica e adolescenziale.
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autore

Michele Jaffe è nata a Los Angeles ed è autrice della serie young adults Bad Kitty e di thriller e romanzi per adulti. Dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in Letterature comparate ad Harvard, ha abbandonato il mondo accademico e ha deciso di dedicarsi alla scrittura. Attualmente vive a New York.

firma hallo

giovedì 14 luglio 2011

La collezionista di voci di Kimberly Derting

































OriginaleThe body finder
SerieThe body finder, #1
GenereUrban fantasy young adults
EditoreMondadori
Pagine321
Prezzo17,00€
Votostarstarstarmezzastella

Violet, sin dall’infanzia, ha dimostrato di non essere una bambina come tutte le altre. Ha un dono: avvertire la presenza di corpi senza vita. E ciò non è troppo problematico finchè le sue sensazioni si limitano a insetti, uccellini e altri animaletti. Quando però a 8 anni Violet segue una delle sue “sensazioni” e ritrova il cadavere di una ragazza, tutto cambia. A distanza di otto anni l’esperienza si ripete: ma ora non è più una bambina e non vuol saperne di starsene con le mani in mano. Violet infatti non avverte solo la presenza di cadaveri, ma è in grado anche di individuare delle “impronte” su coloro che hanno compiuto un assassinio: ma la cosa non è facile come sembra, visto che le persone con impronte sono moltissime, basti pensare a medici, poliziotti, veterinari. Per fortuna al suo fianco c’è Jay, il suo migliore amico, l’unico che, oltre la sua famiglia conosce la verità. Ma sarà in grado di proteggerla da qualcosa/qualcuno molto più grande di loro?

La collezionista di voci rappresenta il primo volume della saga per ragazzi “The body finder”, cui fanno seguito al momento i volumi, da noi inediti, Desires of the dead e The last echo.

Avevo messo in wish list questo libro già in lingua inglese, per cui potete ben capire che, non appena ho saputo della sua uscita italiana, non me lo sono lasciato scappare.

In un panorama letterario in cui gli young adults sembrano oramai tutti uguali, fortunatamente questo romanzo presenta alcuni punti di forza:

  • niente vampiri, licantropi, fate et similia: l’unico elemento soprannaturale è Violet, che non fa parte di alcuna razza speciale, ma ha semplicemente un’anomala facoltà che la rende diversa

  • il potere di Violet è molto particolare: non ha visioni, nè si sogna le cose. Semplicemente, se un cadavere si trova nei paraggi, lei ne avverte l’impronta, che può essere di svariati tipi: macchie di colore, suoni di campane, odori di aglio,…

  • per una volta, la protagonista non si innamora di una qualche strana creatura conosciuta da 5 minuti per saltarle subito addosso! Abbiamo un ragazzo normalissimo che lei conosce fin dall’infanzia e si avverte, durante l’intero romanzo, una continua tensione fra i due che secondo me è cento volte meglio delle recenti storie d’amore ultraflash oramai tipiche del genere.

  • il romanzo è narrato secondo due diversi punti di vista che si alternano, quello della protagonista e quello del serial killer.


Sono entrata subito in empatia con la protagonista e ciò mi ha reso la lettura molto più semplice e scorrevole: per un attimo mi ha ricordato Harper Connely per via del suo potere, ma le somiglianze sono terminate lì dato che le due caratterialmente sono completamente diverse.

Mi ha fatto un po’ storcere il naso l’eccessivo spazio dedicato alla love story e ai patemi d’amore: avrei preferito che l’attenzione venisse maggiormente incentrata sulla componente thriller del romanzo, per me la più interessante, mentre invece talvolta passa in secondo piano.

Lo stile è semplice e scorrevole e mi sono piaciuti davvero molto i capitoli dal PdV del serial killer che, per essere più facilmente distinti, sono scritti in corsivo.

In conclusione, un romanzo per ragazzi carino, senza troppe pretese, consigliato anche a coloro che cercano un romanzo scorrevole, con un pizzico di paranormale, non troppo impegnativo.

Cover: starstarstarmezzastella
Trama: starstarstarstar
Finale:starstarstar mezzastella
Personaggi: starstarstarmezzastella
Stile di scrittura: starstarstarmezzastella

autore

Kimberly Derting vive nella regione del Pacific Northwest, luogo ideale per scrivere storie da brivido e dark, con i suoi paesaggi cupi e selvaggi. Ha un marito e tre figli chiacchieroni, che sono una continua fonte d'ispirazione per la scrittura.