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venerdì 13 giugno 2014

Doll bones - Holly Black


Doll bones di Holly Black
Parole chiave: MG, Mistery
Pagine: 219
Formato: Hardcover
Editore: I grandi, Mondadori
Data di pubblicazione: Maggio 2014
Goodreads Anobii
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Doll bones di Holly Black è un romanzo "Middle grade", indirizzato cioè a un gruppo di lettori molto giovani, intorno agli undici anni. Questa è una premessa che va fatta obbligatoriamente, visto che comunque l'autrice ha scritto anche romanzi per un pubblico più grandicello. Ero a conoscenza del "target" prima di iniziare la lettura (e comunque io adoro i romanzi per bambini) ma, nonostante ciò, devo dire che non mi ha stupito né colpito più di tanto, rimanendo nel limbo dei romanzi carini ma che avrebbero potuto essere meglio.

Cover originale di Doll BonesProtagonisti di Doll Bones sono Zach, Poppy e Alice, tre amici inseparabili che trascorrono i pomeriggi giocando con bambole/pupazzi/action figures creando avventure meravigliose e indimenticabili. Il Gioco permea praticamente tutta la loro vita, persino durante le ore di scuola si scambiano bigliettini con domande volte a migliorare e approfondire alcuni aspetti delle loro storie. Una sola è la bambola che rimane fuori dai loro giochi: è la Regina, una bambola d'epoca chiusa in una teca nel salotto di Poppy, antica e inquietante. Un giorno però Zach, tornando a casa, non trova più tutti i suoi giocattoli: disperato, si inventa frottole per non trovarsi ad affrontare Alice e Poppy. Quest'ultima però, in preda alla disperazione, decide di liberare la Regina per poter coinvolgere Zach in un'altra avventura. Ma questa volta le cose non saranno più solo un semplice gioco: la bambola infatti è molto più di quel che sembra.

Decisa a leggere Doll bones sin dalla sua uscita in lingua originale, probabilmente mi ero fatta delle aspettative troppo elevate. Mi aspettavo qualcosa di più oscuro, di più spaventoso e inquietante, ma in realtà non ho trovato nulla che mi abbia terrorizzato e che avrebbe terrorizzato l'ipotetica me dodicenne durante la lettura del libro. Da questo punto di vista sono peggio i Piccoli Brividi, decisamente. Mi ha sicuramente inquietato molto di più Coraline di Neil Gaiman. E questo, lo devo ammettere, è l'aspetto che mi ha deluso di più.

Doll Bones in GermaniaHo trovato però in Doll bones cose che invece non mi aspettavo. La Black mette infatti in evidenza la difficoltà di crescere, di passare dall'infanzia all'adolescenza, e di come i rapporti di amicizia possano risentirne, spezzandosi o evolvendo. L'immaginazione è poi un'altra delle protagoniste di questa storia, eterna compagna d'avventura e non necessariamente sinonimo di infantilismo: crescere non significa per forza abbandonare i sogni e la fantasia, i giochi e tutto quel che ti ha accompagnato sin lì, persone incluse. Chi sicuramente non fa bella figura in questo romanzo sono gli adulti: o sono troppo impegnati per considerare i figli, o al contrario sono troppo apprensivi oppure non riescono in alcun modo a capirli e comprenderli. Fortunatamente in un certo senso durante il romanzo anche loro fanno un piccolo percorso di crescita: non è mai troppo tardi per imparare qualcosa o correggere i propri errori.

In definitiva, assegno tre stelline più che altro perché non ho trovato nel romanzo quel che mi aspettavo da come ne avevo sentito parlare in giro, e cioè una storia per ragazzini inquietante, da brividi. Doll bones rimane comunque un romanzo per ragazzini interessante e ricco di avventure.

Nota negativa: la mancanza delle illustrazioni nell'edizione italiana.

Una delle illustrazioni dell'edizione originale di Doll bones

lunedì 17 marzo 2014

La figlia dei ghiacci – Matthew Kirby

La figlia dei ghiacci di Matthew Kirby
Parole chiave: Fantasy
Pagine: 283
Formato: Hardcover
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: Gennaio 2012
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La figlia dei ghiacci è entrato a far parte della mia libreria lo scorso anno, comprato usato allo stand del Libraccio al salone del libro di Torino. Me lo ricordo bene perché due minuti dopo averlo acquistato me lo sono fatto autografare da Paolo Barbieri, dato che la bellissima copertina è una sua creazione. Non so bene cosa dirvi di questo libro, non ho le idee molto chiare, e questo mi succede praticamente ogni volta che un romanzo mi piace da impazzire: ho amato La figlia dei ghiacci e non so il perché. Sicuramente hanno influito due cose: da diverso tempo non leggevo libri fantasy non urban e non avevo alcun tipo di aspettative. Quale che sia il motivo, questo romanzo mi ha stregata.


La cover originale de La figlia dei ghiacci
È scoppiata la guerra e il re ha deciso di mettere i suoi figli al sicuro presso una fattoria situata in un piccolo fiordo, sconosciuto ai più, assieme ad alcuni servitori e alcune fedeli guardie. Le giornate dei ragazzi si succedono nell'attesa di un messaggero che dica loro che finalmente possono tornare in patria: i viveri cominciano a scarseggiare e l'inverno è alle porte. Quando ormai ogni minima scintilla di speranza pare essersi esaurita, una nave compare all'orizzonte, giusto poco prima che il fiordo si ghiacci: ma l'aspetto dell'imbarcazione non è quello tanto atteso, si tratta senza ombra di dubbio di una nave da guerra. E loro non hanno molto con cui difendersi.

Piaciute queste poche righe di trama? Bene, scordatele, perché potrebbero essere fuorvianti. La figlia dei ghiacci non è un fantasy pieno di guerre e battaglie come magari si potrebbe erroneamente pensare leggendo il primo capitolo, di cui in pratica vi ho fatto il sunto: ci sono degli scontri, questo sì, ma non è questo il succo della faccenda. In Icefall assistiamo alla crescita di Solveig, figlia di mezzo del re e protagonista del romanzo, ma soprattutto a farla da padrone sono le Parole sotto forma di Storie.  La figlia dei ghiacci è un inno al potere del racconto: uomini indomiti e senza paura si fanno piccoli piccoli di fronte a storie e leggende ben raccontate e recitate, che fanno breccia nella loro sicurezza molto più di asce e frecce. Le parole giuste, nel momento giusto, sono medicine potenti e sono in grado di consolare o ferire con estrema rapidità. Del resto i cantori, nel mondo creato da Kirby, prendono l'azzeccatissimo nome di "Scaldi".
"Le storie ti offrono un modo per vedere le cose. Un modo per capire gli eventi della tua vita. Anche se mentre ascolti la storia non lo comprendi."


L'edizione tedesca de La figlia dei ghiacciLa mitologia cui si rifa Matthew Kirby è quella nordica, per cui nelle storie di Solveig incontriamo Thor, Odino e Loki, e ho molto apprezzato questo dato che non sono molto ferrata in materia ed è molto piacevole leggere miti diversi da quelli greco-romani ed egizi. Interessanti e ben sviluppate sono poi le dinamiche tra i vari personaggi, che occupano gran parte del libro: l'autore delinea ognuno dei presenti alla fattoria senza rifarsi a inutili cliché e senza cadere nello scontato, creando persone che per me oramai erano diventate quasi reali. Più volte, a libro chiuso, mi sono trovata a immaginare Solveig in piedi in mezzo alla stanza, in attesa del suo momento, del momento perfetto per una storia.



La figlia dei ghiacci è un romanzo che cattura, una storia fatta di tante storie, ognuna speciale, esattamente come ognuno di noi.

mercoledì 15 gennaio 2014

In pillole: Assassinio sull'Orient Express di Agatha Christie

Lo so, lo so, dovrei vergognarmi nel dirvi che questo è il primo romanzo che leggo di Agatha Christie e sinceramente me ne vergogno davvero. Non sarà l'ultimo, però devo ammettere che questo non mi è piaciuto quanto speravo. È il mio primo incontro su carta con Poirot, che conoscevo da alcuni episodi televisivi dedicati, e probabilmente ne avevo in testa un'immagine troppo precisa che non ha poi collimato con quello che ho trovato nel testo (nel libro non ha mai detto "celluline grigie"!). L'investigatore non mi ha convinto così come non mi ha convinto il processo investigativo: talvolta mi è sembrato ci fosse un eccessivo tirare a indovinare, senza che il lettore avesse tutti gli elementi per scoprire certi elementi. Ci sono poi alcuni pregiudizi/stereotipi sicuramente tipici del tempo che mi hanno fatto storcere il naso e mi sono sembrati poco adatti a un investigatore. Non c'è poi una gran suspense e il tutto scorre un po' troppo liscio come l'olio. Insomma, un libro che mi ha un po' deluso, si legge velocemente, la storia è carina, ma evidentemente preferisco un altro tipo di gialli. Non demordo però, darò un'altra possibilità ad Agatha Christie con Dieci piccoli indiani, che mi dicono essere un capolavoro, sperando sia meglio.

lunedì 6 gennaio 2014

Buona fortuna di Barbara Fiorio

Buona fortuna di Barbara Fiorio
Pagine: 204
Formato: Hardcover
Editore: Mondadori Omnibus
Data di pubblicazione: Febbraio 2013
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Quando progettavo il mio futuro non avevo previsto di venire contraddetta dalla vita o forse avevo adottato con troppo candore il cliché standard della donna italiana e davo per scontato che a quest’età avrei avuto un lavoro stabile, un marito stabile e una serenità stabile. E invece.


Che errore che ho fatto a lasciare questo romanzo a prendere polvere in libreria! Seguo da tempo Barbara Fiorio su Facebook e sul suo blog ma finora non mi ero ancora avventurata a leggere un suo libro: già dai suoi status e dai suoi post avevo capito che il potenziale perché mi piacessero c'era tutto, ma, temendo una delusione, ho continuato ad attendere. Complice lo stress da studio e un periodo un po' pesante, ho pensato di buttarmi su Buona fortuna, sperando che il titolo fosse profetico... e così è stato. Il romanzo di Barbara Fiorio è stato per me una ventata di aria fresca.



Margot è una giornalista con un contratto a progetto, una gatto di nome Diesel e un fidanzato noto ai più come Tormento. Addetta alla sezione "Cultura", si ritrova costretta a scrivere articoli decisamente singolari, seguendo l'ispirazione della sua capa. Un giorno, alla ricerca di alcune informazioni per un approfondimento sul gioco del lotto, entra in una piccola ricevitoria di Genova: lì conosce Caterina, l'anziana proprietaria, e questo incontro lascerà un segno indelebile nella sua vita, cambiandola per sempre.

Sapete qual è, secondo me, il più grande difetto di questo romanzo? È decisamente troppo, troppo, troppo breve! Sono arrivata all'ultima pagina senza neppure rendermene conto, ho chiuso il libro e mi sono intristita, perché già Margot e Caterina mi mancavano da morire. E in un certo senso è strano, perché solitamente, quando i romanzi sono troppo brevi, faccio fatica ad affezionarmi e immedesimarmi: ma Barbara Fiorio è riuscita in quest'impresa e nella mia mente Margot e Caterina sono come delle vecchie amiche. Leggendo semplicemente la trama probabilmente non sarete in grado di capire la mia adorazione per questo romanzo: niente eventi particolari, niente stranezze, niente che magari salti subito all'occhio. Ciò che rende questa storia, all'apparenza banale, meravigliosa, è la scrittura di Barbara Fiorio: un'ironia pungente permea l'intero romanzo. Ho sghignazzato, mi sono fermata a riflettere, ho riso di gusto in stazione attirandomi gli sguardi straniti dei passanti, ho pianto in treno come una cretina ripensando alla mia nonna e alle cose terribili che possono accadere nella vita, attirandomi questa volta sguardi quasi di rimprovero (?). Era tanto che non mi capitava un libro così, un libro del quale non puoi interrompere la lettura non solo perché sei completamente immersa, ma soprattutto perché senza neanche accorgertene l'hai già finito e lentamente rinvieni, aiutata dal cellulare che squilla, con tua sorella all'altro capo della linea che ti dice che sta tornando da scuola e tu, presa com'eri, non sei neanche ancora entrata in cucina (per non parlare del fatto che indossi ancora il pigiama). Barbara scrive esattamente come vorrei essere capace di scrivere io. I suoi personaggi sono incredibilmente reali, vividi, esci dalla porta di casa e ti aspetti di incontrarli da un momento all'altro (tra l'altro la cosa mi farebbe anche enormemente piacere, Tormento escluso).

Un'altra cosa che ho apprezzato molto è stato ritrovare nel romanzo dei luoghi che conosco: ho passato un anno della mia vita a Genova (anno che in realtà non ricordo con molto piacere) ed è stato elettrizzante per me trovare citati luoghi in cui sono stata di persona. Per non parlare dell'atmosfera che si respira tra le pagine quando seguiamo Margot a passeggio tra i caruggi, ricchi di colori e profumi inconfondibili. Altra cosa che mi ha colpito date le mie esperienze personali è stato il rapporto tra Margot e il suo gatto Diesel e le loro vicende: ho tre gatti, ho avuto per casa dei gatti sin da quando ero bambina e, da frignona quale sono, le storie che coinvolgono cicciotti felini domestici mi emozionano sempre molto.

Attenzione, non pensate erroneamente che in questo romanzo le cose siano tutte rose e fiori: è un ritratto di una fetta di realtà, e come tale le cose non sempre finiscono bene, la giustizia non sempre trionfa. Purtroppo fin troppo spesso bisogna accontentarsi di compromessi.

In definitiva, un romanzo che ho adorato e che ha fatto sicuramente balzare Barbara Fiorio nell'Olimpo dei miei autori preferiti. Sicuramente leggerò altro di suo!

sabato 25 febbraio 2012

Come si scrive ti amo di Rachel Cohn, David Levithan

Come si scrive ti amo di Rachel Cohn e David Levithan
(Dash & Lily book of dares)


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Originale: Dash & Lily’s book of dares
Genere: YA, romance
Editore: Mondadori
Collana: Chrysalide
Pagine: 271
Prezzo: 16,00€
Voto: 3,5/5
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"Qui dentro troverai alcuni indizi. Se ti interessano gira pagina. Se no ti prego di rimettere il taccuino sullo scaffale". Dash è un ragazzo scontroso e solitario che alla compagnia delle persone preferisce quella dei libri. Tra gli scaffali della sua libreria preferita trova una moleskine rossa, lasciata da una misteriosa ragazza che gli lancia una sfida. Lily si prepara ad affrontare il Natale più triste della sua vita. Per distrarsi un po’ scrive alcuni indizi sulla sua agendina rossa e la lascia tra gli scaffali di una libreria, sperando che a trovarla sia il ragazzo giusto.

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*la recensione si riferisce all’edizione inglese del libro*


Udite udite, Yuko ha letto un romance! Miracolo! Non sono impazzita, non preoccupatevi, o, perlomeno, non sono più insana del solito. Ora vi spiego come sono andate le cose. Partiamo subito col dire che non avevo idea che esistesse un’edizione italiana di questo libro e che, se l’avessi vista, probabilmente non l’avrei mai letto. Sì, lo so, non bisogna giudicare un libro dalla copertina, ma tra quella e il titolo… beh, quasi sicuramente non l’avrei mai preso in mano.

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L’edizione inglese invece mi ha stregato: il titolo e la cover mi sono saltati subito all’occhio, incuriosendomi. Poi ne ho letto la trama e ho deciso di fare il “grande passo”: l’ho comprato su Bookdepository e l’ho lasciato per un po’ a raccoglier polvere in libreria, presa da millemila altre cose. Un giorno, mentre osservavo i miei scaffali, mi è venuta una gran voglia di leggerlo, e in poche ore l’ho finito. E mi è piaciuto moltissimo.

Moleskine_by_rafaboreanazLily è un’adolescente un po’ particolare:molto legata alla famiglia e alle tradizioni, è spesso infantile e testarda. Spinta dal fratello, lascia in una libreria amica una Moleskine rossa con alcuni indizi da seguire. E proprio tramite questa piccola agenda comincia il suo atipico rapporto con Dash, senza che i due si siano mai visti né sentiti. Lo so, probabilmente la situazione è parecchio irreale, ma è interessante e commovente vedere come, tramite la parola scritta e alcuni piccoli gesti, i due ragazzi comincino a conoscersi per quello che realmente sono e non per come appaiono o per come li vedono gli altri. Divertenti le varie prove, spesso vere e proprie sfide per chi deve compierle (per esempio Dash viene mandato in un centro commerciale stracolmo a pochi giorni da Natale in mezzo a migliaia di addobbi natalizi e obbligato ad andare a sedersi sulle ginocchia di Babbo Natale) e i diversi “attori” che prendono parte alla vicenda sono spesso buffi, a partire dai molti parenti di Lily.

Ma non è solo un libro da ridere. David Levithan ci mostra uno spaccato del mondo adolescenziale, toccando problemi e situazioni purtroppo spesso comuni nel mondo odierno. Ma ci mostra anche come alcuni adolescenti siano ancora “diversi” dal mucchio e sappiano fare cose che difficilmente riescono agli adulti, come non giudicare e perdonare.

Un libro che consiglio agli adolescenti o anche ai più grandicelli che vogliano passare qualche ora spensierata e dolciosa, come direbbe mia sorella.
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autore


David Levithan (nato nel 1972) è editore di libri per bambini americano e autore pluripremiato. Ha pubblicato il suo primo libro per ragazzi, Boy Meets Boy, nel 2003. Levithan è anche il fondatore ed editore di PUSH, un'agenzia di stampa scolastica per ragazzi.
Rachel Cohn è nata il 14 dicembre 1968 a Silver Spring, nel Maryland. Cresciuta nella zona di DC (sobborgo del Maryland),
e passando le estati nel Massachusetts dai nonni.
Appena ha iniziato a leggere e scrivere ha cominciato a scrivere storie.

le cover
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altre opere

Tutto accadde in una notte di Rachel Cohn e David Levithan

Manhattan, sabato sera, un locale punk. Nick, che ha appena finito di suonare con il suo gruppo, chiede a una sconosciuta di essere la sua ragazza per cinque minuti. Le chiede solo cinque minuti e un bacio. Quanto basta per farsi vedere dalla sua ex che incede sicura nel locale con il nuovo ragazzo. Ma anche quanto basta per precipitare con Norah in una notte lunghissima. Vagando in una New York piovosa e sfavillante di luci, tra tassisti scontrosi, buttafuori vestiti da conigliette, ingombranti ex fidanzati, un giubbotto che si chiama Salvatore e una vecchia auto di nome Jessie, Nick e Norah vivranno una notte indimenticabile, al ritmo di una colonna sonora fatta di clacson, cellulari squillanti e canzoni...

Va a finire che ti amo di Rachel Cohn e David Levithan

Naomi e Ely sono amici da quando andavano all'asilo, e sono così legati che niente e nessuno potrebbe minacciare l'inossidabile "N. & E. Istitution". Niente o quasi: per questo hanno deciso di stendere una lista con le cose da non fare MAI per proteggere la loro amicizia, resistita alle peggiori calamità, tra le quali l'appartenenza a due universi lontani come quello maschile e femminile. Ma Ely è gay, e il prezioso vademecum consiste in un elenco di ragazzi da non abbordare nemmeno in caso di estinzione del genere umano: la Lista degli Imbaciabili®. Non a caso, è proprio contro il più intoccabile della lista che il patto si infrange: il ragazzo di Naomi. È la tragedia, e Naomi decide di non rivolgere più la parola al suo migliore amico. Ma non per la ragione più ovvia. Perché c'è una cosa che Naomi non vuole ammettere: ad andare in frantumi non è stata la sua fiducia, ma l'inconfessabile speranza che un giorno Ely si innamori di lei.

Will ti presento Will di David Levithan, John Green

Una sera, nel più improbabile angolo di Chicago, due ragazzi di nome Will Grayson si incontrano. Dal momento in cui i loro mondi collidono, le vite dei due Will, già piuttosto complicate, prendono direzioni inaspettate, portandoli a scoprire cose completamente nuove sull'amicizia, l'amore e su loro stessi.

Boy meets boy di David Levithan

Quando Paul incontra Noah, la prima cosa che pensa è: "Eccolo, finalmente." E lo stesso capita a Noah. Ma voler stare bene con una persona, purtroppo, spesso non basta, e Paul, travolto dalla centrifuga emotiva di amici ed ex fidanzati, finisce per commettere il più classico degli errori. E scoprirà che per ricucire gli strappi ci vuole molto coraggio.

venerdì 25 novembre 2011

Shadowhunters–Città degli angeli caduti di Cassandra Clare

Shadowhunters – Città degli angeli caduti di Cassandra Clare
(Mortal Instruments, #4)



Originale: City of fallen angels
Genere: YA, urban fantasy
Creature: vampiri, lupi mannari, demoni, angeli
Voto:4/5
Editore: Mondadori
Collana: Chrysalide
Pagine: 477
Prezzo: 17,00€

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La guerra è conclusa e Clary è tornata a New York, intenzionata a diventare una Cacciatrice di demoni a tutti gli effetti. E finalmente può dire al mondo che Jace è il suo ragazzo. Ma ogni cosa ha un prezzo. C'è qualcuno che si diverte a uccidere gli Shadowhunters, e ciò causa fra Nascosti e Cacciatori tensioni che potrebbero portare a una seconda, sanguinosa guerra. Simon, il migliore amico di Clary, non può aiutarla. Sua madre ha scoperto che è un vampiro e lui non ha più una casa. E come se non bastasse, esce con due ragazze bellissime e pericolose, nessuna delle quali sa dell'altra. Quando anche Jace si allontana senza darle spiegazioni, Clary si trova costretta a penetrare nel cuore di un mistero che teme di svelare fino in fondo: forse è stata lei a mettere in moto la terribile catena di eventi che potrebbe farle perdere tutto ciò che ama. Jace compreso. Amore. Sangue. Tradimento. Vendetta. La posta in gioco non è mai stata così alta per gli Shadowhunters...

Quarto volume della saga Mortal Instruments, Città degli angeli caduti focalizza l’attenzione del lettore su personaggi secondari, in particolar modo Simon, senza però lasciare da parte Jace e Clary, protagonisti indiscussi della serie.

E menomale, aggiungo, perché, se devo essere sincera, non ho mai apprezzato molto Simon, per dirla con un eufemismo: con Jace non c’è storia, è impossibile eguagliarlo anche solo minimamente. E devo ammettere che il punto in meno dato a questo romanzo è dovuto proprio all’eccessiva presenza di Simon, che, nei capitoli a lui dedicati, mi ha spesso annoiato: non c’è niente da fare, non riesco proprio a farmelo piacere. Preferisco di gran lunga Alec e Magnus, sui quali non mi dispiacerebbe leggere uno spin-off, Ma il Daylighter non fa proprio per me.

Per fortuna, dopo qualche capitolo introduttivo, si entra nel vivo della storia e si intrecciano molteplici storylines che, dato che conosciamo i personaggi da tre volumi, non sono difficili da seguire e vivacizzano la vicenda. Sorvolando sulle paturnie sentimentali di Simon, si scopre che il Daylighter è una preda ambita, ancora in vita solo grazie al Marchio di Caino; Jace invece ama così tanto Clary da non volersi nemmeno avvicinare a lei: strano, non trovate? Magnus e Alec, per mitigare l’atmosfera, inviano fotografie dalle mete della loro vacanza con addosso gli indumenti più strani (ho riso per mezz’ora XD).

E quindi saltiamo da un protagonista all’altro, con sempre più

domande, sempre più curiosità, e poche, frammentate risposte.

E in men che non si dica ci si ritrova alla fine del libro. Con un cliffhanger spaventoso: non si può non rimanere basiti leggendo il finale di questo volume. Non si può non inveire Cassandra Clare, che evidentemente non è una fan degli happy ending. E non si può non vedere l’ora di stringere tra le mani City of Lost Souls.

Adoro quest’autrice e il mondo che ha creato: riesce a farmi piangere, emozionare, vergognare, urlare. L’approfondimento psicologico dei personaggi è come sempre notevole:

Jace, anima tormentata, sembra destinato a non trovare mai pace, neppure ora che ha Clary tutta per sé; Simon, vampiro diurno, si ritrova a vivere una vita che mai avrebbe voluto, allontanato dalla madre e diverso da ogni altro, destinato a vivere per sempre mentre i suoi amici lentamente si spegneranno; Alec, colmo di insicurezze, tentato da diaboliche promesse; e infine Isabelle, all’apparenza cacciatrice di ghiaccio, che in realtà sotto la superficie nasconde un animo debole e insicuro. Ma questi sono solo alcuni dei protagonisti, dei “buoni”. Forse. E poi ci sono gli antagonisti. Ma la linea di demarcazione con la Clare non è mai così netta.

Le ambientazioni sono descritte in modo suggestivo e indimenticabile: nella seconda parte del romanzo c’è una scena che fa particolarmente raccapriccio, magistralmente affrescata, che mi trasmesso più di un brivido. Buone anche le descrizioni dei combattimenti, più presenti verso la fine e molto spettacolari.

Un altro volume elettrizzante (con un inizio un po’ sottotono) per una saga che vi consiglio spassionatamente.
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autore


Cassandra Clare è nata a Teheran e ha vissuto i primi anni della sua vita in giro per il mondo con la famiglia trascinandosi sempre dietro bauli di libri. Dopo aver lavorato come giornalista tra Los Angeles e New York, ora si è fermata a Brooklyn, dove, per non farsi distrarre dai suoi gatti e dalla TV, scrive libri nei caffé e nei ristoranti.

la saga

Saga  The Mortal Instruments

Città di Ossa (City of Bones)


AI Pandemonium Club di New York si fanno strani incontri. Seguendo un affascinante ragazzo dai capelli blu nel magazzino del locale, Clary vede tre guerrieri coperti di rune tatuate circondarlo e trafiggerlo con una spada di cristallo. Vorrebbe chiamare aiuto, ma non rimane nessun cadavere, nessuna goccia del sangue nero esploso sull'elsa e soprattutto nessuno da accusare, perché i guerrieri sono Shadowhunters, cacciatori di demoni, e nessun altro, tranne Clary, può vederli. Da quella notte il suo destino si lega sempre piú a quello dei giovani Cacciatori, soprattutto a quello del magnetico Jace: poteri che non aveva mai avuto e ricordi sepolti nella sua memoria cominciano a riaffiorare come se qualcuno avesse voluto tenerglieli nascosti fino ad allora. Clary desicera solo ritrovare la madre misteriosamente scomparsa, ma sarà coinvrlta in una feroce lotta per la cont;uista della Coppa Mortale, una lotta che la riguarda molto piú di quanto creda....

Città di Cenere (City of Ashes) 



Clary Fray vorrebbe soltanto che qualcuno le restituisse la sua vecchia, normalissima, vita. Ma non c'è niente di normale nella tua vita se puoi vedere licantropi, vampiri e altri Nascosti, se tua madre è in un coma magicamente indotto e tu scopri di essere uno Shadowhunter, un cacciatore di demoni. Se Clary si lasciasse il mondo dei Cacciatori alle spalle avrebbe più tempo per Simon (forse più di un amico ormai). Ma è il mondo dei Cacciatori che non è disposto a lasciar andare lei, soprattutto Jace, il suo affascinante, permaloso fratello appena ritrovato. Per Clary l'unico modo di salvare la madre è inseguire Valentine, il cacciatore ribelle, che è probabilmente pazzo, sicuramente malvagio e anche, purtroppo, suo padre. A complicare le cose a New York si moltiplicano gli omicidi dei figli dei Nascosti. E la città diventa sempre più pericolosa, anche per uno Shadowhunter come Clary.

Città di Vetro (City of Glass) 



Per salvare la vita di sua madre, Clary è costretta ad andare nella Città di Vetro, l'antica capitale degli Shadowhunters, i Cacciatori di demoni... e non importa che entrare senza autorizzazione nella città sia contro la Legge e infrangere la Legge possa significare la morte, per lei. Come se non bastasse, la ragazza scopre che Jace (suo fratello, e molto più di un fratello, in realtà) non la vuole assolutamente in città e che il suo amico Simon è stato chiuso in carcere dagli Shadowhunters, che guardano con estremo sospetto un vampiro che sopporta la luce del sole. Con il malvagio Valentine che mette in campo tutto il suo potere per distruggere la stirpe degli Shadowhunters, l'unica possibilità dì sconfiggerlo è che i Cacciatori di demoni combattano fianco a fianco con i mortali nemici di sempre, i Nascosti. Ma è possibile che gli eterni avversari mettano da parte l'odio per lavorare finalmente insieme?

Città degli angeli caduti (City of fallen angels)

City of lost souls
City of Heavenly Fire

stesso autore

L’Angelo (Clockwork Angel), The Infernal Devices #1

Tessa Gray, orfana sedicenne, lascia New York dopo la morte della zia con cui viveva e raggiunge il fratello ventenne Nate, a Londra, unico ricordo della vita precedente, una catenina con un piccolo angelo dotato di meccanismo a molla, appartenuto alla madre. Quando il fratello maggiore scompare all'improvviso, le ricerche portano la ragazza nel pericoloso mondo sovrannaturale della Londra vittoriana. Sarà rapita, ingannata, sfruttata per la sua straordinaria capacità di trasformarsi e assumere l'aspetto di altre persone. La salveranno due Shadowhunters, Will e Jem, destinati a combattere i demoni, nonché a mantenere l'equilibrio tra i Nascosti e fra questi e gli umani. Tessa sarà costretta a fidarsi. Si unirà a loro nella lotta contro i demoni per poter imparare a controllare i propri poteri e riuscire finalmente a trovare Nate. Ma tutto ciò la porterà al cuore di un arcano complotto che minaccia di distruggere gli Shadowhunters, e le farà scoprire che l'amore può essere la magia più pericolosa di tutte.